Sacchetti: «Nella vita devi avere dei sogni Io li ho coronati tutti dalla C alle Olimpiadi»

Meo Sacchetti al centro

Il ct dell’Italbasket è stato ospite degli Herons Montecatini insieme a Massimo Masini, leggenda termale dei canestri 

MONTECATINI. «Dovete avere sogni. Io alla mia età ne avevo ancora due: uno era tornare alle Olimpiadi, l’altro allenare il Real Madrid… questo penso di non riuscire a realizzarlo ma… è importante avere dei sogni. I sogni ci aiutano a vivere».

Il pubblico presente all'incontro col ct Meo Sacchetti


Ha parlato di quando giocava Meo Sacchetti, ha naturalmente raccontato storia nota e meno nota di quel sogno a cinque cerchi che pareva un’utopia. Ed invece la sua Italbasket operaia è tornata a svegliare gli italiani all’alba per seguire in tv la pallacanestro azzurra alle Olimpiadi 17 anni dopo l’ultima partecipazione. Ma congedo, nel luccicante liberty del bar storico delle Terme Tettuccio, è quasi da padre. O comunque da chi la sa lunga e te la racconta volentieri. Meo Sacchetti, che l’aria del saggio ce l’ha di natura, ti cattura non solo quando parla dei suoi tanti successi («da allenatore ho vinto tutto quello che non ho vinto da giocatore»), ma soprattutto quando ha ripercorso una carriera sportiva mai scontata. Fatta davvero di discese ardite e risalite fino a vette altissime. A 68 anni, dopo tanti trofei vinti, dopo una qualificazione a cinque cerchi storica come risposta alla Federazione che l’aveva già sfiduciato prima del Preolimpico, sentirlo parlare ancora di basket come emozione e sogno fa quasi venire la lacrimuccia. Meo Sacchetti è al Tettuccio grazie all’invito degli Herons Basket, la nuova società di Andrea Luchi, che pur partendo dalla serie C dove c’è già il MontecatiniTerme Basketball, pensa in grande. La reunion organizzata tra il ct azzurro e una leggenda del basket termale come Massimo Masini, ne è la prova. I due si incrociarono al Gira Ozzano nella stagione ’76- ’77, passandosi praticamente il testimone di protagonisti della pallacanestro italiana, portando una terza bolognese in A1. Entrambi si sono lasciati intervistare dai ragazzi della nuova formazione di Montecatini allenata da Federico Barsotti ma anche da Mario Boni, seduto in prima fila insieme ad Andrea Niccolai in una specie di Rossoblù Pride a cui gli “aironi” puntano decisamente. Il fine settimana toscano di Meo era iniziato in verità a Pistoia, a base di basket giocato, quando domenica insieme alla moglie si è accomodato nella tribuna vip del PalaCarrara per vedersi l’attesa sfida tra Tesi Group e Cantù, un mezzo derby impastato di dolce nostalgia di grandi palcoscenici come la serata del Tettuccio. A fine gara l’abbraccio con Elisa Maltinti e la foto davanti allo striscione appena scoperto che ricorda il presidentissimo biancorosso scomparso da due anni, ha fatto emozionare tutti, confermando la caratura umana del coach azzurro. Che ha parlato di promozione del basket, «uno sport bellissimo a cui tutti quelli che lo vedono una volta si appassionano perché è l’atletica giocata col pallone» ha detto «ma va fatto vedere di più e bisogna portare i giocatori fuori dall’ambito sportivo». Probabilmente anche un tour di Meo nelle scuole, a tu per tu con i ragazzi a parlare di sport come passione, a raccontargli la favola dello scudetto di Sassari o la Coppa Italia di Cremona con cui ha sovvertito le gerarchie del nostro basket, a spiegare che i sogni possono essere davvero desideri, gioverebbe parecchio. «Dai giocatori cerco di tirar fuori tutte le potenzialità che hanno – dice – io non ci parlo tantissimo ma cerco di instaurare un’empatia con loro che è il massimo. Non sempre è facile. Una volta a Capo d’Orlando prima di una partita dissi: quando avete iniziato, giocavate perché vi divertivate. Ora che giriamo con i voli charter, che dormiamo negli alberghi più belli l’avete preso come un lavoro? Se non provate un po’ di piacere, è dura…» E ancora. «Io ho sempre detto al mio procuratore che non importa solo la categoria dove alleni. Dopo l’esperienza difficile di Brindisi, avevo scelto Cremona che era appena retrocessa in Legadue. Fummo ripescati, ma a me interessava ed interessano i progetti che mi danno emozione. Da allenatore ho vinto tanto, dalla C fino all’A1. Che non pensavo davvero di vincere ma avevamo a Sassari una squadra di giocatori forti, non facili da gestire ma che in campo avevano il fuoco negli occhi». Il sogno più grande rimane quello azzurro con cui Sacchetti ha fatto a Tokyo la sua terza Olimpiade, dopo le due da giocatori con la ciliegina dell’argento di Mosca ’80. «La Nazionale non ti pesa – ha detto – è il sogno di tutti. Nessuno ci credeva quest’anno, la riprova è che quando ci siamo qualificati, non c’erano le divise delle nostre misure . A Belgrado i ragazzi hanno fatto una gara forse irripetibile, contro la grande Serbia e poi a Tokyo ci siamo portati dietro lo spirito del PreOlimpico».

© RIPRODUZIONE RISERVATA