«Il calcio oggi non mi diverte più»: l’ex promessa ora trionfa nel mezzofondo

Cristina Mariani in campo con la maglia arancione della Pistoiese, una delle squadre in cui ha militato durante la sua carriera calcistica e un momento di un arrivo durante una prova di mezzofondo

La scelta di Cristina Mariani, nipote di Amos (ex giocatore della Nazionale che segnò a Wembley nel 1959)

MONTECATINI. In casa Mariani il piatto del giorno è da sempre pane e calcio .

Una stirpe di atleti bagnaioli doc a cominciare dal bisnonno Arduino per proseguire nonno Amos. Crebbe sul mitico campo di via Leonardo da Vinci fra l’ippodromo ed i binari del treno che dividono Montecatini in "Sopra verga" e "Sotto Verga". Da lì, come altri talenti termali dell’epoca (Galli, Biagi, Biagini etc.), Amos prese il volo verso palcoscenici più adeguati per la sua innata classe ed entrare nella leggenda dal football italico segnando il 6 maggio dell’anno domini 1959, nel tempio di Wembley la rete del primo storico pareggio della Nazionale sul suolo d’Inghilterra.

Il figlio Paolo ex giocatore di Barletta, Nocerina, Torres ne seguì le orme ed altrettanto ha fatto il nipote Francesco, classe 1988, ex Fermana, Viareggio, Ponsacco che adesso milita in serie D col Ponsacco.

La passione per la sfera di cuoio contagiò pure la sorella, Cristina, 27 anni da poco compiuti. Dopo i primi rudimenti del mestieri imparati coi maschietti del Montecatini Murialdo, debutta giovanissima in Serie B con la Real Aglianese. Gioca diverse stagione in neroverde, Poi il passaggio alla Pistoiese dove ha giocato fino al febbraio scorso e cioè fino al momento in cui ha accusato una vera e propria crisi di rigetto riguardo a quello che considerava lo sport più bello del mondo.

Non rinnega niente ma non ne vuole più sapere. «Mi sono accorta che non mi divertivo più - ammette - non era più il mio ambiente e forse non lo era mai stato. L’entusiasmo di un tempo nel mettermi le scarpette ed entrare sul rettangolo verde era completamente svanito. A mio avviso, è una disciplina che nonostante ciò che si vuole trasmettere deve ancora crescere, e parecchio, a livello femminile specie sotto l’aspetto della professionalità e dell’organizzazione. Ovviamente parlo in generale ed è solo un mio personalissimo pensiero. Posso comunque garantire che in campo io davo tutta me stessa. E, spesso, non ho visto fare altrettanto».

Del resto carattere, competitività, sincerità e generosità non le hanno mai fatto difetto Per scaricare i pensieri negativi e tenersi in forma, inizia a correre prima nella pineta cittadina, poi nella campagne della Valdinievole e quasi senza accorgersene, toccando province diverse. Intendiamoci, non pensate al classico "Forrest Gump" in gonnella o meglio in pantaloncini , alle prese con l’ introspettiva fase esistenziale , quanto una atleta che sta prendendo coscientemente consapevolezza dei propri mezzi e e delle enormi potenzialità. Del resto i cromosomi non mentono.

Lei stessa ne rimane piacevolmente sorpresa. In ogni caso per capire quanto realmente vale chiede consiglio e supporto a Marco Falasca, preparatore atletico pratese, vecchia conoscenza del mondo che ha lasciato senza rimpianti e del quale ha la massima fiducia.

Lui capisce immediatamente che Cristina è un’incontenibile forza della natura e la sprona a prendere le cosa sul serio .Lui sarà il suo personal match e lei correrà per i colori della Nissan Empoli.

Detto e fatto. Ad una manciata di giorni dall’aver gettato le scarpette nella pattumiera corre la sua prima importante campestre sui 6 chilometri, finendo al sesto posto. E molto di più che un risultato incoraggiante. Per non farsi mancare niente e per scoprire su quale distanza può rendere meglio, si cimenta in tutte le specialità dal mezzo fondo dagli 800 metri ai 3000 siepi . Durante l’estate migliora in continuazione i suoi record personali. A Fucecchio, piazzandosi terza dietro due compagne di squadra nei 1500 metri, diventa campionessa toscana di categoria.

Ma la più grossa soddisfazione arriva dai campionati italiani a squadre di Palermo a metà a settembre quando piazza uno straordinario acuto chiudendo in quarta piazza , col tempo di 11’ 16 ’’ 53’’’ , due secondi in meno del tempo richiesto per gli assoluti tricolori, ahimè già disputati qualche giorno prima. In tre mesi , su questa distanza è stata capace di limare ben 35 secondi! Roba da stropicciarsi gli occhi.

Ma non è finita, Per tenersi in condizione, oltre ai regolari allenamenti, ha partecipato a tutte le gare podistiche in Toscana, da Riva degli Etruschi alla sua Montecatini, vincendo a mani basse ovunque. E non si pone limiti specialmente quando guarda la maglia azzurra di nonno Amos che ha in camera.

Non quella di Wembley, di quel gol che è passato alla storia, vanto di tutta Montecatini, ma quelle delle Olimpiadi di Helsinki. Perché Cristina è a Parigi 2024 che punta . «Se si gareggia, bisogna puntare in alto. Altrimenti si resta a casa» ha sentenziato colei che vede orizzonti dove agli altri pongono confini. E così anche De Coubertin è servito. In bocca al lupo, guerriera.

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