Spalletti e il Napoli capolista: l'allenatore del momento raccontato da chi lo conosce bene

Nella sua tenuta a Montaione ha superato due anni difficili, riuscendo a ricostruire la mentalità per ripartire alla grande: le mosse chiave che hanno trascinato gli azzurri al comando della Serie A. E quella cara quercia...

«Qui calcio e miracoli sono la stessa cosa». Napoli, 8 luglio 2021, parole di Luciano Spalletti. Bene, l’allenatore di Certaldo il suo miracolo all’ombra del Vesuvio ha deciso di costruirlo da subito, partendo prima dalla testa dei suoi giocatori e poi dal campo. Già, la testa: è una delle chiavi, se non la principale, del suo Napoli che viaggia a mille e che dopo cinque giornate comanda la Serie A a punteggio pieno. Ma non sono solo i 15 punti a impressionare: la sua squadra gioca a memoria, con una difesa di ferro, il centrocampo al momento più forte del campionato e un attacco dove i gol di Osimhen e le giocate di “Lorenzinho” Insigne sono solo il frutto di un gran lavoro di tutto il reparto.

QUESTIONE DI TESTA


ll Napoli voleva Spalletti e Spalletti voleva il Napoli. Tutto questo ben prima dell’annuncio ufficiale e delle voci sempre più concrete sul suo arrivo in Campania. E così l’ex allenatore dell’Inter ha avuto tutto il tempo per studiare gli azzurri. Se n’è innamorato partita dopo partita, soprattutto quando il suo cuore ha iniziato a soffrire di meno per la scomparsa del fratello Marcello, punto di riferimento per il tecnico soprattutto dopo la prematura perdita del padre. Per due anni, infatti, Spalletti si è rifugiato nella sua tenuta di Montaione (il lutto è praticamente coinciso anche con l’esonero sulla panchina nerazzurra), in provincia di Firenze: in quel paesaggio incantevole, piano piano, ha ritrovato la voglia di allenare, di tornare in pista. Ha ritrovato la carica giusta e il Napoli è stata la scintilla perfetta. Ha lavorato sulla sua di testa per rientrare nel calcio e una volta di nuovo dentro lo ha fatto su quella dei suoi calciatori. Da quando? Dal giorno della sua presentazione, l’8 luglio appunto. In che modo? Esaltando il gruppo già presente, non facendo il minimo cenno al mercato. Zero assoluto. C’è un passaggio di quella conferenza stampa molto importante: «Il Napoli è forte, sono curioso di entrarci il prima possibile per capire quanto ne è consapevole». Segnatevi questa parola: consapevolezza. In tre mesi Spalletti è riuscito proprio in questo: dare al suo Napoli la mentalità della squadra forte. La consapevolezza di essere forti. Elementi che fanno costruire i miracoli.

IL FEELING CON NAPOLI

Con la comunicazione Spalletti ci ha sempre saputo fare, anche se a volte (soprattutto ai tempi della Roma) ha forse un po’ esagerato in certe esternazioni. Ma è un “toscanaccio”, schietto e genuino come l’ottimo vino che produce nella sua vigna. E allora anche a Napoli ha esordito con una iniziativa a effetto: sulle pettorine di allenamento dei partenopei ha fatto scrivere le parole del principale coro dei tifosi di casa: “Sarò con te… e tu non devi mollare”. Bella mossa, centro pieno. Il gioco e i risultati hanno fatto il resto, ma Spalletti – in quei mesi di riflessione nella campagna toscana – se lo sentiva che la sua personalità, sul campo e fuori, avrebbe fatto breccia tra i napoletani. E anche nei suoi giocatori.

SINFONIA PERFETTA

Spalletti, che di bandiere alle prese con divergenze societarie se ne intende (vedi Totti) , per prima cosa ha risolto quella che poteva essere una noiosa grana: coccolare Insigne e colmare il vuoto creato tra il capitano e De Laurentiis sul rinnovo di contratto. Sempre sul fronte mercato, è riuscito a far cambiare idea a Petagna. Direte? Non è granché come episodio da citare. Vi sbagliate: perché se un attaccante destinato a partire entra, segna la rete decisiva (a Marassi con il Genoa) , va ad abbracciare il suo mister e decide di restare nonostante l’agguerrita concorrenza, significa che quell’allenatore sta costruendo qualcosa di importante. Come il suo centrocampo, il vero segreto di questa partenza lanciata: il triangolo Fabian Ruiz, Zielinski e Anguissa è un mix di forza e genialità. E se i primi due da tempo dimostrano di avere talento (mai con la continuità di adesso), il mediano del Camerun è la vera rivelazione: costato 500mila euro di prestito e con un ingaggio di circa 1,7 milioni euro all’anno, sul calciatore il Napoli ha un diritto di riscatto fissato a 15 milioni di euro. Un affarone se l’ex del Fulham continuerà con queste prestazioni. Detto di una difesa sempre sul pezzo (finora solo due gol subiti, la migliore della Serie A insieme con quella del Milan), l’attacco – o meglio la fase offensiva – è un luna park: sulla giostra del gol sono già saliti in dieci, con un Osimhen che si candida ad un ruolo importante nella classifica marcatori, con un Insegne in formato “Europeo” e un Lozano spietato nell’uno contro uno. E fuori per infortunio c’è un certo Mertens…

QUELLA CARA QUERCIA. ..

Spalletti era piccolo quando perse il padre Carlo. Prima della sua morte insieme piantarono davanti a casa un piccolo ramo di quercia. Un albero che il tecnico non ha mai smesso di curare: ora è grande e maestoso. Spalletti, a Napoli, ha gettato un altro seme importante e chissà che il miracolo di quella quercia non si ripeta.



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