Paolo Toccafondi: «Ora verrò a vedere il Prato come tifoso»

Paolo Toccafondi

Dal 1 luglio, dopo quarantadue anni,  la famiglia Toccafondi non è più proprietaria della società biancazzurra acquistata dall'imprenditore romano Stefano Commini

PRATO. Dopo 42 anni è arrivato l’ultimo giorno di presidenza per la famiglia Toccafondi dell’Ac Prato 1908. Dal 1° luglio, è iniziata l’era Commini.

«Alla fine tutto viene meno – dice Paolo Toccafondi – e questo momento doveva arrivare ed è arrivato. Speravo che fosse qualcuno di Prato a prendere il testimone ed invece ho lasciato il Prato a chi ha garantito almeno i crediti e ricordo a tutti che l’ho ceduto a zero euro. Questo lo voglio mettere in evidenza perché tanti mi hanno tacciato che facevo richieste esorbitanti ed invece ho sempre detto che lo cedevo senza debiti e senza crediti e così ho fatto» .

Cosa prova in questo momento?

«Chiaramente vedo tutta la mia vita – dice Toccafondi – prima ero un raccattapalle del Prato, poi un giocatore e infine dirigente e presidente. Forse l’unica persona che ama il Prato calcio più di me è mio padre ma penso che l’amore che abbiamo per questa maglia è davvero fuori dal comune e l’abbiamo dimostrato fino alla fine».

Cosa le ha fatto più male?

«È chiaro che quello che è successo con il sindaco è qualcosa di unico in una città – continua Toccafondi – da quel momento le scelte sono state unicamente legate a mantenere in vita la società con difficoltà sempre maggiori. Gli imprenditori di Prato sono stati assenti e mai nessuno ha provato ad acquisirlo. Orgoglio Pratese è stato un modo per tentare una soluzione collettiva ma alla fine non ha raggiunto l’obiettivo».

Qualcuno dice che dietro Commini ci sia Toccafondi.

«Non è così – ride Toccafondi – poi io se devo fare operazioni o acquisizioni metto sempre la mia faccia. L’ho dimostrato in Lega di serie C e in altre situazioni. Se una cosa non mi va bene la dico anche a mio svantaggio».

Un’operazione di cui va fiero?

«L’accordo con l’Inter è stato senz’altro un fiore all’occhiello della mia gestione e della mia presidenza – mette in luce “Paolino” – è chiaro che siamo riusciti a concludere quell’accordo che poi ha lanciato le squadre B delle società di serie A e tante altre idee che tuttora sono in atto. Penso che sia stato un accordo che ha precorso i tempi e insieme al mio staff tecnico dove era presente Ciccio Esposito che aveva lavorato con l’Inter abbiamo fatto sognare i tifosi del Prato. Mi ricordo alla prima amichevole in ritiro c’erano più di 1000 persone provenienti da Prato».

L’operazione che non rifarebbe?

«Ho imparato che bisogna agire con la propria testa o con chi vuole il bene in questo caso del Prato, senza dare retta a nessun altro – dice Toccafondi – sembra scontato ma non è così. Mio padre aveva ragione quando diceva che la serie C unica è diversa da quella con una C1 e una C2 e lo aveva detto tre anni prima. L’esperienza va ascoltata».

Ora lascia il calcio?

«Verrò a vedere il Prato – conclude Toccafondi – è chiaro che la mia squadra del cuore rimarrà il Prato». —

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