Europei, nessuno gioca felice come noi

Il punto. È tornato l’orgoglio azzurro, cresce il senso di appartenenza e dopo aver coltivato delle semplici speranze, ora finalmente stiamo raccogliendo certezze

Non voglio fare dello scontato romanticismo, ma sentire lo stadio Olimpico che canta l’inno di Mameli per dire grazie a questa Nazionale diventa un messaggio emozionante e chiarissimo. Un segnale tutto da cogliere. L’Italia del pallone crede sempre più nella sua squadra coraggiosa, brillante e divertente. È tornato l’orgoglio azzurro, cresce il senso di appartenenza e dopo aver coltivato delle semplici speranze, ora finalmente stiamo raccogliendo certezze.

C’eravamo, ci siamo e ci saremo: dopo tre partite, un girone dominato, lo possiamo dire forte e chiaro. Ora che abbiamo visto giocare tutte le squadre forti, alcune più di una volta, nessuna ci sembra perfetta o imbattibile. Neppure la favoritissima Francia.

Nessuna squadra gioca un calcio spumeggiante e veloce e sa difendere come quella azzurra. Nessuna, soprattutto, è felice di giocare al pallone come questo gruppo di ragazzi che danno e si nutrono di gioia. C’è un’alchimia dentro questa Nazionale e l’alchimista ha un nome e un cognome: Roberto Mancini.

Con il Galles bastava pareggiare, forse poteva convenire perfino perdere per scegliere un percorso più facile, eppure l’Alchimista non ha cambiato la formula. Questa Nazionale è stata costruita per vincere, non sa e non deve fare calcoli. Pazienza se strada facendo capiterà il Belgio, forse anche la Francia.

Le grandi imprese l’Italia le ha sempre costruite sfidando l’impossibile, come nel 1982 nel Mundial in Spagna contro mostri sacri come Brasile e Argentina o nel 2006 in Germania contro i padroni di casa. Si chiama mentalità vincente, la mentalità del nostro commissario tecnico.

Avanti tutta, dunque. E se Mancini con il Galles lascia in panchina otto titolari, i risultati non cambiano, non cambia lo spirito, la squadra è la stessa. Anche i numeri di questa nazionale fanno davvero impressione.
Con la vittoria sul Galles Roberto Mancini ha eguagliato il record di Vittorio Pozzo che durava da ottantadue anni, da quel lontano 1939 quando la Nazionale campione del mondo giocò trenta volte senza perdere.
Con quella di ieri, inoltre, fanno undici vittorie di fila senza subire gol. Il girone vinto a punteggio pieno, con sette gol fatti e nessuno subito è altra autostima. Roberto Mancini, in nome e per conto di un gruppo che funziona, s’è perfino concesso il lusso di fare giocare qualche minuto a tutti, perfino al secondo portiere Sirigu.

E dalla gara di ieri sera contro il Galles, oltre alla vittoria e alle sensazioni positive, restano molte altre cose da portare in dote alle prossime sfide. Verratti ha giocato novanta minuti con la solita personalità, l’infortunio è un ricordo. Si riprenderà il posto da titolare con Jorginho (sempre fantastico) e Barella, l’alternativa diventa Locatelli. Pensate. Ma anche Pessina, terzo gol in azzurro, e Chiesa che squarcia la difesa, torneranno utilissimi.

Per sapere chi sarà l’avversaria negli ottavi serve un po’ di pazienza, uscirà dalla sfida di stasera fra Ucraina e Austria. Potendo scegliere prenderei l’Austria, ma quasi mi vergogno a scriverlo. Faccio la figura di quello che non ha capito cosa sta succedendo, che pensa calcio vecchio e ama le convenienze. E allora penso manciniano, faccio anch’io l’alchimista: avanti il prossimo, noi siamo l’Italia. —

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