De Biasi: «Punto sulla Francia e vedo l’Italia tra le prime quattro»

Gianni De Biasi oggi “citi” dell’Arzebaijan

«Anche il Belgio ha tutto per vincere. Mancini ha creato un bel gruppo e scommetto su Barella»

Ha realizzato uno dei grandi miracoli del calcio internazionale quando nel 2016 condusse l’Albania alla prima storica qualificazione a un campionato Europeo. Un’impresa che Gianni De Biasi costruì sulla voglia di un paese di rialzarsi, costruendo quello che resterà il capolavoro di una carriera ricca di soddisfazioni come la doppia promozione del Modena dalla serie C alla serie A in due anni e successivamente quella del Torino di Cairo che riportò nella massima divisione. Gianni De Biasi, 64 anni di Castelfranco Veneto, proprio sulla scia del miracolo albanese fu ad un passo anche dal diventare il commissario tecnico azzurro, ma fu battuto sul filo di lana da Giampiero Ventura che resterà nella storia per la macchia della mancata qualificazione ai Mondiali in Russia. Il calcio italiano non è stato generoso con De Biasi che si è lanciato in un’altra grande scommessa all’estero, accettando la panchina della nazionale dell’Azerbaijan per tentare un’improbabile qualificazione ai Mondiali in Qatar.

«È una mission impossible - ammette De Biasi da Baku - perchè qui non hanno ancora la mentalità giusta. Poi dobbiamo vedercela contro formazioni come Portogallo e Serbia che hanno altri mezzi tecnici rispetto a noi. Ma stiamo comunque cercando di costruire un progetto».

De Biasi, domani iniziano i campionati Europei. Nel 2016 lei con l’Albania fu uno dei grandi protagonisti della manifestazione.

«Un’esperienza indimenticabile. Per la prima volta nella sua storia l’Albania conquistò la fase finale della manifestazione, un traguardo che face impazzire un paese intero. Arrivammo in Francia come una bella favola, ma poi fummo protagonisti anche in campo e mancammo gli ottavi di finale per un gol nella differenza reti. Perdemmo con la Francia nei minuti finali, ma battemmo la Romania nell’ultima partita. Tornammo in Albania come eroi e il presidente Bujar Nishani mi conferì la cittadinanza onoraria per meriti sportivi».

Lei è stato a un passo dalla panchina dell’Italia, è vero?

«Sì, sembrava fatta. Ero in pole position, poi non so cosa sia successo e arrivò Ventura».

Uno sguardo ai prossimi Europei.

«Credo che la prima cosa da sottolineare sia il ritorno del pubblico sugli spalti e a una parziale normalità. Ci vorrà attenzione soprattutto da parte dei tifosi perchè noi siamo tamponati tutti i giorni. È un’occasione da non sprecare perchè il calcio senza pubblico non ha sapore, nemmeno per i giocatori».

Un parere sull’Italia di Mancini.

«È una squadra che arriva all’appuntamento lanciata, sulla scia di tanti successi e credo che sia in grado di inserirsi nelle prime quattro. Tra gli azzurri c’è un giusto mix di giocatori esperti e giovani che comunque non sono di primo pelo avendo già sulle spalle importanti esperienze internazionali. Mancini ha costruito un bel gruppo e, se tutto si incanala nel verso giusto, l’Italia può disputare un grande torneo. A livello individuale punto molto su Barella, un ragazzo che sa fare di tutto e che con Conte è decollato. Ma attenzione anche a Raspadori: è un ragazzo intelligente che ha qualità e fiuto del gol. Se non lo si carica troppo di pressione, può essere la carta a sorpresa».

Il debutto è con la Turchia che lei ha appena affrontato.

«Sì, quindici giorni fa, ma era una Turchia senza i suoi big, tra cui Yilmaz, attaccante fortissimo nonostante l’età. Poi ha uomini che giocano in squadre europee importanti e l’Italia commetterebbe un grave errore a sottovalutarla».

Su chi punta per la vittoria finale?

«Sulla Francia se riescono a restare uniti. Deschamps ha talenti formidabili a disposizione. I galletti sono fortissimi, ma attenzione al Belgio, altro squadrone che ha tutto per vincere. Non credo tantissimo nella Germania e nella Spagna, mentre l’outsider potrebbe essere l’Inghilterra, una nazione che non vince mai nelle grandi manifestazioni, ma che ha un potenziale incredibile».

L’Mvp degli Europei chi potrebbe essere?

«Mbappè è straordinario, un fuoriclasse a livello tecnico e fisicamente mostruoso. Punto su di lui».

Dal punto di vista tattico potranno esserci novità?

«Non credo. Ormai ci sono tante letture e situazione anche durante una singola partita: i moduli, i numeri contano sempre meno. Sono i particolari che decidono e come li curi. E come sempre saranno determinanti le palle inattive. È rimasto poco da inventare, conta l’abilità nell’applicare quello che si studia». —

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