Schillaci: «Obiettivo semifinale, poi bandiere pronte... Raspadori? Bravo...»

Salvatore Schillaci, classe 1964, dopo un gol nel magico Mondiale del 1990

«Mancio studiava da allenatore già a Italia 90: un predestinato Francia e Inghilterra favorite. Immobile e Belotti sono completi»

«Torna la Nazionale? E io sono felice come un bambino». Totò Schillaci è così, ogni volta che vede la maglia azzurra si risveglia in lui l’eroe dei mondiali italiani del 1990.

«Non mi vergogno, anzi. Sa cosa le dico? Sentire l’inno di Mameli, vedere la squadra schierata mi fa rivivere le stesse emozioni.

Ogni volta è come se in campo ci fossi anch’io. I brividi sulla pelle, gli occhi lucidi, sento ancora i rumori, il profumo di quei giorni. Sarò un romantico sentimentale, ma la Nazionale per me è questo e credo lo sia per tutti gli italiani. C’è tantissima voglia d’Italia».

Che Europeo sarà?

«Al di là del calcio, credo che il pubblico negli stadi sia il ritorno alla vita dopo la pandemia. Può essere uno spartiacque tra prima e dopo un periodo che abbiamo voglia di cancellare con l’entusiasmo e l’energia che regalano queste sfide. Le serate con gli amici davanti alla televisione, la voglia di stare insieme a tifare in un clima positivo ritrovato. Se poi riuscissimo anche a festeggiare con le bandiere…».

Che Italia si aspetta?

«Mi piace tanto questa squadra. E’ giovane, gioca all’attacco, ha voglia di vincere, trascina. E poi ha un segreto».

Quale?

«Roberto Mancini. Io lo conosco bene e ritorno proprio a quel mondiale del 1990».

Quando Mancini non giocò neppure un minuto…

«Appunto. Non giocava, ma studiava già da allenatore».

Si spieghi meglio.

«Durante gli allenamenti si faceva sentire, alzava la voce per guidare i compagni, dava ordini con grande personalità, chiamava la palla, criticava, suggeriva movimenti come se fosse già un capo. Ha sempre avuto la personalità del leader, si intuiva che quella sarebbe stata la sua strada. Lui e Gianluca Vialli portarono tanto a quella Nazionale, la fecero crescere in convinzione e determinazione».

È cresciuta anche questa.

«Molto. È una fortuna per questi ragazzi poter allenarsi con gente come Mancini e Vialli. Sono dei vincenti, hanno carisma, e soprattutto sanno tutto, ma proprio tutto del calcio. Si vede che questo gruppo crede fortemente in quello che fa e nel suo allenatore, c’è coesione e grande spirito. E questo è un grande valore aggiunto».

Ottimista?

«Molto ottimista».

Dove possiamo arrivare?

«La semifinale può essere un obiettivo. Due o tre anni fa sembrava la fine del nostro calcio, non avrei mai pensato che avremmo ritrovato una vera Nazionale così in fretta. A questa squadra non manca niente. Ci sono tanti giovani che hanno grande fame di affermarsi, vedo qualità e personalità».

Però ci sono tante squadre più mature, più forti.

«È vero, ma all’Italia cosa manca? Abbiamo Gianluigi Donnarumma, chr a mio avviso è il miglior portiere del mondo. E poi un regista come Jorginho campione d’Europa col Chelsea, la scarpa d’oro Ciro Immobile, tanto per dire chi siamo noi. La qualità media è davvero molto alta».

Chi le piace di più?

«Se dico Lorenzo Insigne non sbaglio. È cresciuto molto, è un giocatore all’apice della carriera, è intelligente come pochi nel vedere e nel creare gioco. Ma penso alla forza di Barella, alla freschezza di Locatelli, alla rabbia di Chiesa, li potrei elencare tutti. Ho parlato prima di Immobile, ma anche Belotti è un attaccante fisicamente forte e moderno».

E il ragazzino Raspadori?

«Vuole che le dica che sarà il nuovo Schillaci?»

Schillaci o Paolo Rossi, faccia lei. Uno con quelle caratteristiche, che arriva per ultimo e diventa primo…

«È veloce, si muove molto. È bravo con i piedi, rapido e vede la porta».

Quindi?

«Quindi il ragazzo ha davvero tutto per emergere. Gli consiglio soltanto una cosa: si faccia sempre trovare pronto. Anche da riserva. A volte bastano cinque minuti per cambiarti la vita».

Come è successo a lei.

«È la forza del gol. Quando entri hai sempre la tua occasione, se poi segni in queste manifestazioni non esci più. Diventi determinante per le sorti della tua squadra».

Un gol ti cambia la vita.

«Sembra uno slogan ma è così. Non è successo solo a me o a Paolo: la Nazionale è squadra, ma ha anche bisogno di giocatori simbolo e Raspadori potrebbe diventarlo».

Dunque, semifinale assicurata.

«Piano. Deve essere un obiettivo, non sarà facile e tanto meno scontato. La positività che circonda l’Italia non basta, è ovvio. La qualificazione nel girone non sarà un problema, poi non dovrai sbagliare niente, ci sono diverse Nazionali sulla carta più forti di noi. Ci vuole la voglia di andare oltre, e sarà importante la condizione fisica».

Per qualcuno determinante…

«Credo anch’io. Dopo un anno giocato in condizioni difficilissime per la pandemia, senza soste, senza riposo, chi riuscirà a gestire meglio le energie fisiche e mentali che restano potrebbe andare oltre i pronostici. Questo Europeo è lungo e difficile quasi come un Mondiale, per di più itinerante».

Tornando a quella famosa semifinale, Italia e poi?

«Se dico Francia penso di dire una cosa normale. È la favorita. Grandi giocatori, esperienza, tante soluzioni per Deschamps in tutti i reparti».

Poi?

«Attenzione all’Inghilterra. La vedo sottovalutata, ma a me piace molto. E’ squadra e poi ha qualità e freschezza. Foden, Rashford, Sterling, tanta roba…».

La quarta?

«Germania, una garanzia. Non solo perché in certe manifestazioni la mentalità dei tedeschi li porta sempre avanti, ma questa Nazionale ha giocatori di altissimo livello, sanno come si fa a vincere, dal portiere Neuer in giù».

Un euro su chi lo gioca?

Schillaci sbarra gli occhi, come fa da trent’anni e ti guarda felice come un bambino: «Sogno sempre le notti magiche, sogniamo insieme altri notti magiche per questa Nazionale» .

Sogniamo pure, ma per vincere servono gli attaccanti.

Totò, facciamo le pagelle ai goleador? Immobile? «Ho già detto. Mi piace la sua forza, la grinta. Voto 8».

Belotti?

«Non gli manca niente, 7,5».

Benzema?

«Completo, straordinario. Un grande ritorno, voto 8,5».

Mbappe’?

«Fortissimo in progressione, ma anche nell’uno contro uno. Può essere devastante. Voto 9».

Lukaku?

«Una forza della natura, spaventoso quando parte negli spazi e aspetta la palla dopo averla appoggiata dietro. Voto 9».

Kane?

«Forte fisicamente, bravo a smarcarsi. Furbo. Classico goleador. Voto 8».

Timo Werner?

«Ha appena vinto la Champions League, condizione mentale straordinaria. Gioca per sé e per i compagni. 8 anche a lui».

Morata?

«Fa cose buone , ma deve fare l’ultimo passo. Ha ancora troppe pause. Voto 7».

Non vogliamo mica dimenticare Ronaldo.

«Il suo ultimo Europeo, vorrà lasciare il segno. Ha programmato la preparazione per questa competizione, aspettiamoci grandi cose da un fuoriclasse assoluto. Voto 9».

Solo?

«Non dimentico che ha trentasei anni, alla carriera darei 10…».

Bei voti a tutti, Totò,

«Il calcio è una gioia e gli attaccanti sono il sorriso». A volte anche gli occhi, please… — RIPRODUZIONE RISERVATA