Verso l'esordio con la Turchia: Mancini ha scelto l’Italia

Roberto Mancini istruisce Domenico Berardi e Alessandro Florenzi

Nel bunker di Coverciano, prove tattiche per il debutto. Locatelli al posto di Verratti, in attacco Berardi supera Chiesa

COVERCIANO (FIRENZE). Sono lontani i tempi delle collinette nascoste dove spiare (come in Sudafrica, al Mondiale 2010), o dei residence con balconi che puntavano sul campo (come a Montpellier, per Euro 2016). Stavolta Coverciano è blindato per altri motivi: non c’è un Ct ossessionato dai suoi segreti, c’è (purtroppo) una pandemia ancora da sconfiggere.

Così per i giornalisti non ci sono neanche i classici 10-15 minuti di allenamento da poter guardare. Che poi, detto tra di noi, era più folklore che altro: perché in quei 15 minuti ti sorbivi 6-7 giri di campo a basso ritmo, e poi ti chiudevano le porte quando si iniziava a fare sul serio.

Ma una novità c’è. Importante. Se in passato ogni vigilia diventava una caccia alla notizia per capire quale sarebbe stata la formazione titolare, stavolta i dubbi stanno a zero. Perché, a meno di clamorose novità, Mancini ha già scelto la formazione da schierare domani sera contro la Turchia. E la sanno anche i calciatori.

Analizziamo reparto per reparto

LA DIFESA

Se Donnarumma non ha ancora un contratto per la prossima stagione, intanto ha una maglia sicura con la Nazionale. Così come intoccabili sono il B&B al centro della difesa: 70 anni in due, ma per Mancini la coppia titolare è ancora Bonucci-Chiellini. Dunque non è ancora il momento di Bastoni (che predilige la difesa a tre), mentre il primo cambio resta il laziale Acerbis. Anche sulle fasce ci sono già i biglietti prenotati: a destra agirà Florenzi che per Mancini è sempre stato una garanzia, mentre a sinistra Spinazzola ha vinto lo sprint con Emerson Palmieri, sfruttando anche il fatto che quest’ultimo ha giocato poco nel Chelsea e non sembra al top della condizione.

IL CENTROCAMPO

Qui c’è una variante e si chiama Verratti. Il suo Europeo sembrava a rischio, adesso sta bruciando le tappe e c’è addirittura ottimismo per vederlo in campo contro la Svizzerra. Ma domani no, non ci sarà. E allora ecco servita una linea a tre con Jorginho che farà il play, Locatelli alla sua sinistra e Barella alla sua destra. C’è tutto in questo reparto: qualità, potenza, duttilità. Forse nessuno dei tre (a parte Locatelli) ha nel dna l’idea di puntare l’uomo e saltarlo, ma è anche vero che davanti abbiamo un tridente per cui lì in mezzo un po’ di legna la devono portare tutti.

L’ATTACCO

Se in campo Chiesa corre veloce, stavolta ha trovato nelle gerarchie uno che l’ha sorpassato. Già, perché il Ct ha scelto di affidare la fascia destra del tridente d’attacco a Domenico Berardi: il gioiello del Sassuolo ha il piede buono all’interno, il sinistro, dunque la logica tattica dice che è più portato al dialogo (come vuole Mancini) che non al cross (come invece predilige Chiesa). Non è un caso che anche a sinistra ci sia un destro (Insigne) che adora rientrare. Insomma, si giocherò a specchio là davanti, con Immobile a fare il pivot e a dare profondità alla squadra.

Alternative? Chiesa, come detto. E al 90% sarà lui uno dei cambi che il Mancio si regalerà durante la partita con la Turchia. Belotti è l’alter ego di Immobile ma attenti perché il Gallo fatica a cantare e allora potrebbe spuntare la cresta di Raspadori, un ragazzo che giorno dopo giorno piace sempre di più al Ct. Certo, ci sono delle gerarchie da rispettare, ma Mancini è uno che non ha paura di rischiare. Mai. Neanche se in palio c’è un Europeo. —

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