Quattro squadre toscane in serie D: che brutta fine. La cronaca di un triste tramonto

Errori gestionali, proprietà indefinite, problemi strutturali: Livorno, Lucca, Pistoia, Arezzo sono tutte fuori dalla mappa del professionismo

La serie D, chiariamolo subito, è un campionato che merita il massimo rispetto. Di recente, per dire, vi sono transitate Avellino, Bari, Cesena e Palermo, piazze che hanno pasteggiato a champagne in serie A. La quarta serie, come si chiamava un tempo, è torneo di buoni contenuti tecnici, e soprattutto incarna il calcio che ancora ci piace: quello dei campanili, delle rivalità non gridate ma proprio per questo più sanguigne. La premessa per dare a Cesare quel che è di Cesare e non essere fraintesi.

Ma la contemporanea caduta in D di quattro club blasonati, espressione di quattro capoluoghi di provincia, fa molto rumore. E soprattutto fa pensare: se è vero che il calcio italiano, specie quello al di sotto della serie B, sta vivendo una feroce fase recessiva, ancora peggio se la passa il movimento toscano. Dove, se si esclude la Firenze del tycoon Commisso (planato dal New Jersey e non certo prodotto della sana imprenditoria toscana), l’Empoli di Fabrizio Corsi, irripetibile miracolo gestionale, il Pisa del nuovo patron Knaster e il piccolo e bellissimo Pontedera, il resto sopravvive. Se la cava il Grosseto, se la cavicchia la Carrarese, che pure è stata attraversata negli ultimi mesi da una feroce crisi tecnica che è costata il posto all’uomo-simbolo, Silvio Baldini.


Ma domenica accaduto qualcosa di particolare, in qualche modo di epocale: Livorno, Lucchese, Pistoiese e Arezzo sono retrocesse, tutte insieme. Senza nemmeno la scialuppa di salvataggio dei playout. Un disastro, per alcuni annunciato (Livorno e in parte Lucchese e Arezzo), per altri più imprevisto e lancinante (Pistoiese).

STRAZIO AMARANTO

Quattro retrocessioni negli ultimi sette anni. Spinelli ha fatto vivere anni splendidi e indimenticabili al Livorno (grazie ai vari Protti, Lucarelli e altri che hanno dato l’anima), ma adesso ha portato il club al punto più basso della sua storia. In passato il Livorno era finito nei Dilettanti per i fallimenti, stavolta il verdetto è arrivato sul campo, dopo una stagione pazzesca, con una società mai nata, i soci che litigavano e intanto non pagavano stipendi e contributi; lo ha fatto Spinelli, alla fine, senza evitare però la penalizzazione di otto punti poi ridotta a cinque. I tifosi ieri hanno parlato chiaro: meglio il fallimento di questa umiliazione. E invece, se in estate non cambierà niente, il Livorno ripartirà dalla serie D indebitato come prima. E forse anche più di prima.

L’ADDIO DI FERRARI

A Pistoia, dopo l’amarissima retrocessione nei dilettanti consumatasi proprio nell'anno del centenario della società, il presidente Orazio Ferrari ha annunciato di voler lasciare il timone del club arancione. Una scelta inevitabile dopo un’annata disastrosa come quella appena conclusa, che ha reso insanabile la frattura già piuttosto profonda tra la proprietà e una parte sempre più maggioritaria dell’ambiente arancione. Del resto adesso c'è tutto da ricostruire e sarebbe sembrato francamente impossibile farlo senza un cambio al vertice, dopo undici anni di alterne fortune culminati nel peggior modo possibile. Con grande dispiacere e amarezza dobbiamo purtroppo prendere atto di una retrocessione sul campo – ha scritto ieri Ferrari – il calcio è imprevedibile e quando meno te lo aspetti è inesorabile. Purtroppo indietro non si torna ed è inutile trovare giustificazioni o colpe che non cambierebbero la realtà – ha proseguito –. Ora è il momento di fare un passo indietro e lasciare campo a chi vorrà e saprà occuparsi di questa società, che lascio in buona salute».

DELUSIONE A LUCCA

A Lucca la retrocessione in serie D ha lasciato il segno sul morale dei tifosi: forte la delusione per una stagione tormentata che si è conclusa nel peggiore dei modi. L’ultima retrocessione sul campo risale al 1999 dalla B alla C, ma era dal lontano 1979 che i rossoneri non retrocedevano in D. L’ultima volta era accaduto nel 2008 ma allora per le vicissitudini societarie e il fallimento della società. E poi ancora nel 2019. Adesso ci sarà da ripartire e ricostruire cercando anche di imparare dagli errori per programmare il futuro. Sperando di riuscire a tornare subito in terza serie attraverso la riammissione. Una strada non facile. «Stavolta è più dura ripartire – dicono i tifosi – la retrocessione in D è la conseguenza di troppi errori, ma al di là dell’amarezza a preoccupare è il futuro legato anche allo stadio». —

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