Juventus, il cuore senza un gioco. Inter, meriti lo scudetto

Hakimi e Lautaro, due grandi proitagonisti nell’Inter capolista

Il commento. Pirlo si è aggrappato alla solidità del 4-4-2 abbandonando la liquidità del nulla. Quello dei nerazzuri non è un titolo “tamponato” ma meritato

Va a finire che le feste a casa McKennie fanno bene, di sicuro hanno restituito a Dybala il mancino fatato dei giorni migliori. E così, sei mesi dopo, nel recupero del Covid, dell’Asl, delle sentenze e delle polemiche, il solito Ronaldo prima e Dybala poi sistemano il Napoli e una sfida delicatissima. Pirlo salva la panchina, almeno per ora. Il futuro resta un’ipotesi molto probabilmente legata alla conquista di un posto in Champions che oggi la Juventus vede più vicino, ma che resta sempre complicato.

E’ ancora lunga, sarà ancora dura, comunque s’è vista una Juve diversa, con meno amnesie, capace almeno di ritrovare voglia, rabbia e personalità. Qualcuno adesso dirà che le partite si vincono con i colpi dei grandi giocatori, che gli allenatori contano poco e Pirlo è stato sfortunato a non avere quasi mai Dybala, ma non date retta a questi cantori di un calcio che non c’è più. Le grandi squadre devono avere i giocatori, ma anche un gioco che la Juventus non ha e non ha avuto neppure ieri sera. S’è vista una partita del cuore, o della disperazione se volete. La Juventus ha capito il momento e ha risposto. Pirlo con Allegri sul collo, s’è messo addirittura nelle mani di Buffon, uno che in certi momenti sa cosa si deve fare e alla fine è stato fra i migliori. Decisivo. Non solo, Cuadrado è tornato a giocare in avanti, il Maestro s’è aggrappato alla solidità del 4-4-2 abbandonando la liquidità del nulla.

Il Napoli che l’ha messa sul piano della tecnica e del gioco l’ha persa e s’è perso negli episodi. Non si può lasciare da solo Ronaldo in area di rigore e questo andrebbe spiegato a Rrahmani. Insomma, Juve versione muscolare e Napoli troppo leggero anche se ha reagito, giocato, è rimasto sempre in partita. Ora la squadra di Gattuso è meno dentro la Champions, ma non ne è fuori. Fuori per un po’ andrebbe invece tenuto il varista di turno, Di Paolo, che invece di aiutare l’arbitro Mariani l’ha fatto sbagliare. Due rigori nettissimi, uno su Chiesa e uno su Zielinski, non sono stati segnalati. Come vedete non me la prendo con l’arbitro che può sbagliare, il varista no. Come diciamo in Toscana, meno male che poggio e buca fanno pari e un rigore negato per parte non scatena polemiche.

Non parla dell’Inter? Si chiederà qualcuno. Almeno da tre mesi per me era chiaro il finale, con la supremazia dei nerazzurri arrivati a un livello alto di gioco e di maturazione. Ora che la classifica è finalmente aggiornata con la vittoria sul Sassuolo, undici punti di vantaggio sul Milan e dodici sulla Juventus raccontano dello scudetto in tasca e di una tecnica, fisica e personalità superiori. Lukaku e Lautaro sono una coppia quasi perfetta, davanti quello grosso e quello rapido sono la regola numero uno del calcio. Il resto è un contorno preparato da un grande chef. E non date retta ai soliti burloni, non è uno scudetto “tamponato” ma meritato. Fa anche rima. —

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