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Luna Rossa, una leggenda nata in Toscana: il nome dopo una cena a Tirli

L’equipaggio di Luna Rossa festeggia dopo il trionfo nella finale della Prada Cup

Dopo 21 anni in finale di America’s Cup, una storia che ha preso il via in Maremma. Un sogno: e se la prossima edizione si svolgesse a Punta Ala?

La vittoria nella finale della Prada Cup ha scritto un nuovo capitolo nella storia di Luna Rossa, un’imbarcazione che ha origini toscane, nata nelle dolci acque di Punta Ala, esclusiva località del comune di Castiglione della Pescaia.

Patrizio Bertelli, un grande amico della Maremma, iniziò la sua prima avventura nella competizione più antica del mondo quasi per caso: il 3 febbraio 1997 l’imprenditore aretino si presentò nello studio milanese del progettista argentino German Frers per farsi realizzare una nuova barca da crociera, ma uscì con un annuncio inatteso: «Si fa la Coppa America».


TEAM IN 15 GIORNI

Bastarono quindici giorni per far nascere il Team Prada: a Doug Peterson e David Egan fu affidato il compito di costruire una barca vincente, mentre Bertelli fece una scelta di cuore e decise di presentarsi al via con lo Yacht Club Punta Ala, il suo circolo con il quale dagli anni 70 disputava il campionato invernale. Il 21 aprile 1997 il presidente dello Yacht Club Punta Ala, il professor Bruno Calandriello, lanciò ufficialmente la sfida al Royal New Zealand Yacht Squadron di Sir Peter Blake, detentore dell’America’s Cup. Il consorzio Prada Challenge acquistò a Grosseto un capannone dell’Eurovinil, storica fabbrica di gommoni e tende, per iniziare a costruire l’imbarcazione. La squadra cominciò a prendere vita dopo con l’ingaggio dello skipper Francesco De Angelis, e del tattico brasiliano Torben Grael, uno dei più richiesti per questo tipo di competizioni.

TRE BARCHE DA KOCH

Bertelli comprò da Bill Koch, tre barche, America 3, Might Mary e Kanza, che vennero utilizzate dal 4 luglio per gli allenamenti che si svolsero nelle acque del golfo di Follonica, arrivando fino all’isola d’Elba, un mare con venti e caratteristiche simili al golfo di Hauraki. Punta Ala divenne teatro di 30 mesi di duro lavoro.

CAMPO DI REGATA

Già, venti e mare ideali per regatare. Proviamo a sognare: se Luna Rossa facesse l’impresa, se la Coppa America arrivasse per la prima volta in Italia, proprio quello specchio di mare fatato tra la Maremma, l’Elba e Piombino, baciato da venti mutevoli, di direzione e intensità, potrebbe essere la location più suggestiva per la prossima sfida tra i giganti del mondo velico. Immaginare, sognare non costa niente: e se si guarda a Valencia, città che con la vela ha cambiato la propria fisionomia, grazie al fiume di denaro che eventi del genere si portano dietro, l’idea potrebbe essere quella giusta, e chissà se Patrizio Bertelli, in silenzio, ci ha già pensato.

IL SEGRETO DEL NOME

Luna Rossa è un nome sulla bocca di tutti gli sportivi del mondo, anche se pochi sanno perché fu chiamata così. Il 22 maggio 1997, di ritorno da Livorno, dove erano arrivati i container con le barche da allenamento, Patrizio Bertelli, Bill Koch e Francesco De Angelis, insieme ad altri rappresentanti del Consorzio, decisero di fare tappa a Tirli, incantevole frazione di Castiglione della Pescaia, dove un giovane follonichese di 23 anni, Emilio Signori, aveva appena aperto la locanda La Luna. Dopo aver cenato, Bertelli, Koch e De Angelis, si sistemarono nel patio del locale per ammirare una gigantesca luna rossastra che brillava in cielo.

Quell’immagine stregò il patron del Team Prada, che dopo qualche giorno annunciò di voler dare alla sua creatura il nome di Luna Rossa.

IL VARO DI PUNTA ALA

Nel gennaio 1998 il team aprì la base di Auckland e dopo due anni di progettazione nel cantiere di Grosseto venne costruito il primo scafo, ITA 45, che fu varato il 5 maggio 1999 a Punta Ala, dalla madrina Miuccia Prada, consorte di Patrizio Bertelli, con la benedizione di don Sandro Spinelli. Il battesimo della “pallottola d’argento” fu molto formale, con pochi ospiti, l’avvocato Gianni Agnelli, Bill Koch, vincitore della Coppa America 1992, e Cino Ricci, lo skipper di Azzurra, ma nessun politico. La Maremma rimase vicina alla sua ITA 45. Don Sandro Spinelli dopo ogni regata spediva ai suoi ragazzi dei fax con delle frasi poetiche che venivano affisse in bacheca accanto agli ordini del giorno, mentre gli appassionati si ritrovavano allo Yacht Club Punta Ala per seguire i match race.

RENZO E LA VUITTON

Seguì invece Luna Rossa dall’altra parte del mondo Renzo Guidi, imprenditore castiglionese, amico da sempre di Bertelli, il diciassettesimo uomo nelle entusiasmanti nove regate che portarono, il 6 febbraio 2000, alla conquista della Louis Vuitton Cup. I quattro milioni di italiani e soprattutto i componenti del Prada Challenge Ycpa che gioirono per il trionfo contro America One, non si scoraggiarono dopo la pesante sconfitta in Coppa America con Team New Zealand Black Magic e pochi istanti dopo il 5-0 dei kiwi, il 2 marzo 2000, il presidente dello Ycpa Calandriello, lanciò la sfida ai kiwi per la Coppa America 2003. L’amore tra Luna Rossa e la Maremma proseguì dunque nella campagna successiva, nonostante un burrascoso duello giudiziario con l’editore Sergio Dal Boni, per il cantiere del porticciolo. Gli allenamenti iniziarono nel maggio 2000 e si conclusero a novembre.

ITA 74 fu battezzata il 20 maggio 2002 a Punta Ala da Patrizio Bertelli e Miuccia Prada. Fu quello l’ultimo capitolo maremmano della storia di Luna Rossa, anche se dal dicembre 2008 il bandone dello Ycpa tornò a sventolare nella barca che partecipò alla 33ª edizione.

LA LOCANDA DI EMILIO

«Luna Rossa è nata a casa mia e da quasi 25 anni è parte di me». Emilio Signori, proprietario della locanda La Luna di Tirli, incantevole frazione del comune di Castiglione della Pescaia, ha gli occhi lucidi dall’emozione. Parlare di Luna Rossa è aprire un album pieno di immagini indelebili. «Ho un ricordo meraviglioso di quel periodo – spiega Emilio Signori – è stato un qualcosa di incredibile.

Era come avere i campionati del mondo in casa, un evento più grande di noi. Confesso che all’inizio non mi rendevo nemmeno conto di quello che era.

Una sera, dopo pochi giorni dall’apertura del locale mi sono ritrovato a cena Patrizio Bertelli, Bill Koch, Francesco De Angelis e tante altre persone che fecero poi parte del Team Prada. Bertelli e i suoi ospiti decisero di salire a Tirli di rientro da Livorno, dove erano arrivati container con le barche per gli allenamenti. Mi ritrovai nel locale il vincitore della Coppa America 1992 e non mi rendevo nemmeno conto che grandezza potesse avere un’impresa del genere». —



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