Alcocorn batte Real: valeva 300 volte di meno E il Calais guadagnò la copertina dell’Equipe

All’estero le Coppe scrivono le imprese: club di provincia che arrivano alla vetta. Solo in Italia la formula è vecchia e triste

Giorgio Billeri

Soltanto noi non crediamo nelle favole del calcio: e pensare che siamo italiani, e la fantasia non ci manca. Nel calcio, però, siamo conservatori e spesso ci facciamo del male da soli. Prendete la Coppa Italia, da anni triste palcoscenico di riserve, competizione di scorta, buona per far giocare chi mugugna.


Una formula antiquata, che ha un senso soltanto dagli ottavi in poi, quando entrano in scena le big. Da noi non accadrà mai che una squadra di Eccellenza o di Promozione arrivi ad ospitare l’Inter sul proprio campetto, o che la Juventus voli in un angolo remoto della Sardegna per una sfida dal sapore unico. No, qui non c’è questo coraggio: le big giocano sempre in casa, sai che gusto. E ci tocca, allora, ricacciare giù il magone quando leggiamo da lontano le favole che il pallone sa raccontare, Davide che sfida Golia e a volte lo abbatte, perchè il pallone non è una scienza esatta e si ciba di emozioni.

Prendiamo l’Alcorcorn, siamo in Spagna. Un piccolo club di serie C capita nella stagione 2009 nel tabellone di Copa del Rey contro il Real Madrid. Quel giorno il tecnico merengue, Pellegrini, lascia a casa Cristiano Ronaldo e Kakà, tanto cosa vuoi che succeda... La formazione: Dudek, Arbeloa, Metzelder, Albiol, Drenthe, Diarra, Guti, Granero, van der Vaart, Raul, Benzema. Si è visto decisamente di peggio. Eppure i blancos prendono tre gol in 40’ dalla squadretta della periferia di Madrid. Una rosa che valeva 300 volte meno di quella dei merengues. Finisce 4-0, è un terremoto dalle parti del Bernabeu. Al ritorno si attende l’ira funesta del Real, che davanti a 76.500 spettatori vince soltanto 1-0, ed esce. L’avventura dell’Alcorcon finirà ai quarti contro l’Alaves, ma vuoi mettere il gusto. L’Inghilterra ci racconta queste storie ogni anno: la sua Coppa è, per distacco, la più affascinante. Nel febbraio del 2018 il Rochdale, squadra di terza divisione, espressione di una placida cittadina di 96 mila abitanti della cintura di Manchester, costrinse al replay il Tottenham dopo il 2-2 sul proprio campo. Impresa clamorosa, che non venne “sporcata” dal 6-1 per gli Spurs a Wembley: giocare su quel prato non aveva prezzo per i ragazzi di Rochdale, il risultato a quel punto non contava più niente. In Francia le fiabe del pallone sono due, quelle del Calais e Quevilly. Il Calais Union Football club oggi milita in Quinta divisione francese, la nostra Eccellenza, e gioca in uno stadiolo da 5.000 posti in riva alla Manica. Era il 2000, e allora era in D, quando scrisse la storia più bella del football transalpino: partita quasi per scommessa, l’avventura di questi ragazzi si fece sempre più appetitosa quando sotto i loro colpi caddero nell’ordine Cannes, Strasburgo e Bordeaux. I ragazzi della Manica, emozionati, con il cuore in gola, sbarcarono smarriti, era il 7 maggio, nell’astronave dell’immenso Stade De France di Saint Denis, davanti a 80 mila spettatori contro i trecento che di solito seguivano le loro partite. Passarono in vantaggio al 34’ con il gol di Dutitre e qualcuno, il cuor suo, credette all’impresa della vita. No, il Nantes era più forte e alla fine vinse 2-1, soffrendo, con un rigore all’ultimo minuto di Siberski. L’Equipe, il giorno dopo, dedicò la copertina a questo piccolo miracolo. L’altra storia made in France è quella delQuevilly, squadra di terza divisione, che nel 2010 raggiunse le semifinali, arrendendosi solamente al Psg. Nel 2012 fece addirittura meglio, arrivando a giocarsi la finale di Coppa, persa per mano del Lione. I ragazzi di Le Petit Quevilly, comune di 22 mila abitanti in Normandia, andarono a un passo dall’immortalità. In Coppa di Germania, la sconfitta dell’FC Bayern Monaco contro i dilettanti dell’FV 09 Weinheim (1-0) nel 1991 è entrato nella storia del calcio tedesco. La superpotenza allenata da Heynckes, fu punita da un rigore di Schwechheimer, che la sera stessa invitato al più importante programma calcistico nazionale rispose: «Grazie, vado al pub con gli amici». Ma così non andò. —

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