Juventus e Fiorentina, due mondi opposti: i motivi di una storica rivalità

Tanto per capirci, ricorda la storia del cane e del gatto, Davide e Golia, Coppi e Bartali, ma anche qualcosa di più

Juventus e Fiorentina non si amano, mettiamola così. Se a qualcuno dovesse venire in mente una partita del cuore, mi sentirei di sconsigliarla. Lasciate perdere.

Tanto per capirci, ricorda la storia del cane e del gatto, Davide e Golia, Coppi e Bartali, ma anche qualcosa di più. Oltre la sfida, oltre la rivalità. Parecchio oltre. Ma perché? Perché quando a Firenze si vuole offendere qualcuno l’insulto preferito è “gobbaccio”, tifoso della Gobba ovvero la Juve?


Già, perché? Che c’azzecca questa rivalità estrema fra città lontane, società e tifoserie così diverse? Senza tirare in ballo i corsi e ricorsi di Giovan Battista Vico, che non è un allenatore, si racconta di un’onta datata 1865 quando nacque il Regno d’Italia e la capitale fu trasferita da Torino a Firenze. Mah, sarà…

Credo che ai tifosi della storia in generale e della questione in particolare, freghi più o meno quanto uno zero a zero.

E allora?

Mi piace pensare che fra queste squadre sia un po’ come quei poli diversi che si attraggono o si respingono, ma siamo alla fisica applicata, anche se le diversità fra le due società sono enormi.

La Juventus rappresenta il potere calcistico ed economico, con tutto ciò che ne consegue. Nel bene e nel male, ovvio. E se il potere è demoniaco, per proprietà transitiva, anche la Juve, in qualche modo, calcisticamente può esserla.

Non è un caso che la parola d’ordine della casa sia “l’unica cosa che conta è vincere”, alla faccia di De Coubertin.

La Fiorentina è diversa. E’ di Firenze, città della cultura, del Rinascimento, del bello. Vincere è un’eccezione, mette in campo altri valori come il senso d’appartenenza, il cuore, la bellezza del gesto. Qui però rasentiamo la filosofia. E se invece la rivalità fosse solo una questione di partite perse e vinte, di affronti? Qui forse ci siamo e infatti il primo sgarbo che i fiorentini ricordano è datato 1928. La Juve era già forte, la Fiorentina appena nata, i bianconeri infierirono: undici a zero.

Devono averlo raccontato anche a Rocco Commisso. Indovinate un po’ contro quale società ha fatto la sua prima e unica polemica sugli arbitraggi? Facile.

Comunque la Fiorentina s’è vendicata l’undici maggio 1975. La Juve portò a Firenze quattro casse di champagne per festeggiare lo scudetto. Finì 4 a 1 per la Viola e fu dura tornare a Torino con le bottiglie. Ma c’è una data scolpita nella pietra: sedici maggio 1982. Juve e Fiorentina arrivano a pari punti all’ultima giornata. I bianconeri vincono a Catanzaro, rigore dubbio di Brady. La Viola pareggia a Cagliari 0-0, ma viene annullato un gol di Graziani che oggi col Var sarebbe stato concesso. L’Arno della polemica quel giorno è straripato. Ancora oggi su qualche muro si legge la scritta che ai tempi tappezzò la città: “Meglio secondi che ladri”. Perfino il maestro Zeffirelli dalle vette della cultura scese nell’Inferno del tifo e fu condannato per diffamazione, con risarcimento da 37 milioni. La finale Uefa del 1990 vinta dalla Juve è un altro giallo. Vi dico solo che l’arbitro Soriano Aladren da quel giorno divenne Aladron.

E Baggio? La sua cessione nel 1990 provocò scontri di piazza. Bilancio: nove arresti, ottanta fermi e undici feriti. Lui alla Juve non voleva andare, fu una cessione politica. Si vendicò l’anno dopo in Fiorentina-Juventus rifiutandosi di tirare un rigore, la sciarpa viola al collo. Forse anche per questo non divenne mai un simbolo della Juve. E ancora, alla Fiorentina il giovane Del Piero ha segnato il più bel gol della carriera. Era il 1994. Ma gli episodi da raccontare sarebbero decine. L’ultimo dispetto viola è del 24 ottobre 2013. La Juve di Conte domina a Firenze, primo tempo due a zero e partita praticamente chiusa. Nella ripresa d’improvviso, come un uragano, la Fiorentina spazza via la Juve: tripletta di Pepito Rossi e gol di Joaquin. Il delirio è collettivo.

Perdonate la citazione, uscendo dallo stadio due ore dopo la fine mi avvicino a uno spettatore riverso su un seggiolino e lui mi dice: non si preoccupi, vorrei morire così, la morte più bella. Ecco, Juventus-Fiorentina è questo. Stasera va in scena un’altra puntata con una nuova storia: la prima di Chiesa-contro. Non sarà la prima della Scala, ma davanti alla tv è meglio esserci.