Brizzi: «Non restiamo fermi. Manteniamo la forma fisica»

Vittoriano Brizzi col maratoneta Simone Ferrali

Il preparatore atletico di Pescia, con una lunga esperienza alle spalle dà consigli affinché questa fase di semi chiusura non diventi un pretesto per non allenarsi

Pescia. «Restare in buone condizioni psico – fisiche deve essere una prerogativa primaria, direi quasi un dovere per ciascuno di noi, soprattutto in questi momenti dove è facile cedere od eccedere in atteggiamenti sbagliati». Parole e musica sono di Vittoriano Brizzi, un guru in fatto di preparazione atletica.

Pesciatino doc di vecchio e collaudato stampo, nonché brillante prodotto dell’ Istituto Superiore di Educazione fisica, ha alle spalle un enorme bagaglio di esperienza sia nella preparazione di atleti singoli che di squadre. Cresciuto vedendo lavorare sul campo il mitico Dino Incerpi, detto il "Penia", pioniere del football abbinato all'esercizio fisico e scopritore di tanti talenti, Brizzi è un “prof “ che ha posto sempre quale conditio sine qua non il fatto di tenere ben collegati cuore testa e cervello.


«Col corridore, il podista od il maratoneta (ne ha una mezza dozzina nella sua scuderia, ovviamente “pro bono”) il discorso è più semplice in quanto è gente abituata agli allenamenti “in solitario” ed ai grandi sforzi ed ai sacrifici. Al massimo – aggiunge sorridendo - potranno avere il dubbio di aver sconfinato in un comune limitrofo come è successo ad un mio allievo ieri. Molto più difficile è invece la seduta d’allenamento di chi è abituato da una vita ad allenarsi in gruppo ed ora ha da fare i compiti a casa senza nessuno che lo controlli. Devo dire però, con indubbio piacere, che la maggior parte delle squadre hanno consegnato ai propri tesserati tabelle di lavoro personalizzate e non generiche e questo è un segnale di maturità e professionalità del movimento».

«Ovviamente non tutti svolgeranno l’attività fisica nella medesima maniera o con l’intensità richiesta. Questo sta nell’auto determinazione che ciascuno di noi ha dentro. In ogni caso anche chi resterà indietro, magari prendendo qualche chilo, non dovrà poi accelerare i tempi di recupero fisico per evitare di incorrere in guai muscolari».

Ma allora come ne veniamo fuori? «Innanzitutto non tagliando mai il cordone ombelicale con l’attrezzo del mestiere e cioè il pallone da basket, da calcio o da volley che sia. La ripetitività dell’esercizio, i gesti consueti in partita, le finte di corpo, i palleggi contro il muro, magari quando non piove. Ma lo dico solo per l’imbiancatura. Ecco tutti questi movimenti tengono vivi i nostri sensi e le nostre percezioni, pur frutto di un back-ground di gruppo».

Scusi prof ..e chi non fa più sport? «Almeno venticinque minuti di attività anaerobica sono un toccasana. Basta fare un giretto a passo sostenuto quando si porta a spasso il cane o si va a comprare il pane. E per chi abita in appartamento, già fare le scale a piedi, può essere un ulteriore ottimo esercizio. Se ci muoviamo, nel consentito, ne verremo fuori». —
 

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