15 maggio, come 8 anni fa Da Bari all’ Olimpico, per Masiello solo lacrime

Il calciatore, eroe moderno, non può piangere. E’ fortunato, forte, giovane, ricco. No, non può piangere nemmeno se il suo sogno sportivo si spacca in mille pezzi, nemmeno se davanti ai suoi occhi c’è una curva di 20 mila tifosi, e molti sono amici, che si sono fatti 600 chilometri per celebrare il successo della vita, e che alla fine si ritrovano a guardare con occhi spenti gli altri che fanno festa sotto la curva opposta. Un calciatore non può piangere. Ditelo ad Andrea Masiello da Viareggio. Uno che non ha vinto mai. Che ha sbagliato, molto, ed ha pagato, altrettanto. Che ha conosciuto l’inferno del calcio, il baratro del calcioscommesse, del tribunale, della squalifica. Del carcere, con l'accusa di associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva riguardo alla partita Bari-Lecce, che venne decisa proprio da una sua autorete, ed altre quattro gare. Sconta nella sua casa versiliese i 2 anni e 5 mesi complessivi di squalifica: la giustizia ha fatto il suo corso, Andrea ha pagato il suo sbaglio con umiltà. Non ha mai mollato, non ha mai pensato di essere un calciatore finito: si è allenato in pineta, sui campetti di Viareggio con gli amici. Ha ricominciato a vivere ed a giocare, l’Atalanta lo ha accolto e lui è tornato più forte di prima: dall’8 febbraio 2015, la partita era Fiorentina-Átalanta, è ricominciata la sua storia. Il caso, le coincidenze, il karma. Il 15 maggio 2011 il Lecce vinceva a Bari e otteneva la salvezza in Serie A, proprio la partita dell’autogol entrata nel mirino dell’indagine per le scommesse. Il 15 maggio 2019 la sconfitta, bruciante, dell’Olimpico, il sogno della Coppa Italia che scivola tra le mani del ragazzo viareggino. Sarebbe stata la sua prima vittoria, e magari a 33 anni certi treni rischiano di non passare più.

Ecco spiegate le lacrime così ininterrotte, disperate di un calciatore che non dovrebbe piangere, ma proprio non ce la fa a trattenere la sua delusione. —


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