Covid, il tampone giovedì e il sabato si va alla festa

Un espediente per non indossare la mascherina, abbracciarsi, ballare con sconosciuti. Succede in America. E le autorità sanitarie lanciano l'allarme
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"TAMPONARSI" giovedì per andare alla festa sabato. Succede, secondo il Los Angeles Times, sempre più spesso in California. Dove, alla ricerca di un modo apparentemente responsabile di organizzare cene o partecipare a eventi collettivi, le persone – giovani adulti tra i 18 e i 29 anni, nella maggioranza dei casi - hanno iniziato a utilizzare i test come un lasciapassare, una patente di “negatività” che consente loro di non indossare la mascherina al ristorante, di abbracciare parenti e amici in sicurezza o di ballare cheek to cheek con sconosciuti. Abbiamo detto "apparentemente" responsabile. E infatti, com’è ovvio, le autorità sanitarie non sono affatto contente, come sottolinea al quotidiano Barbara Ferrer che dirige il Dipartimento di Sanità Pubblica nella contea di Los Angeles.


"Non funziona così. E non è affatto una buona idea", ha dichiarato, rivolta soprattutto a quella fascia di età che al momento sembra più esposta ai rischi e dunque trainare con i suoi comportamenti la diffusione del coronavirus: nell'ultimo mese, il tasso tra i 18 e i 29 anni è più che raddoppiato, passando da 11,5 a 25 casi per 100.000 abitanti nell’area della metropoli californiana.

E in effetti i motivi per cui questo approccio presenta più rischi che vantaggi sono diversi. Li spiega Maurizio Sanguinetti, microbiologo e direttore del Dipartimento di Scienze di laboratorio e infettivologiche della Fondazione policlinico universitario Agostino Gemelli Irccs di Roma. "In primo luogo, è necessario fare chiarezza sui diversi tipi di tampone. Se parliamo qui di quelli antigenici, quelli rapidi per intenderci, dobbiamo sapere che questi presentano una percentuale di falsi negativi non trascurabile, superiore a quella data dal tampone molecolare. Dalla letteratura sappiamo che in generale – fatte salve le specifiche caratteristiche dei diversi tipi di test - questo strumento ha un grado di affidabilità variabile tra il 50 e l’80 per cento nei casi in cui la carica virale sia medio-bassa, e più elevato, fino al 95 per cento, in caso di carica medio-alta", dice Sanguinetti. Insomma, il rischio di avere un risultato falso negativo e sentirsi erroneamente sicuri è, in alcuni casi, consistente.

Se ci si infetta mentre si attende il risultato

Ma questo è solo un primo problema. “Il punto è che un test, di qualunque natura esso sia, restituisce una fotografia di negatività in un momento specifico: quello in cui si è effettuato il test”, continua Sanguinetti. Non certo quello in cui si sono ricevuti i risultati – in alcuni casi possono passare anche diversi giorni tra l’esecuzione e il risultato. E nel frattempo ci si può infettare, e incontrare persone fragili pur essendo contagiosi anche se si ha un certificato di negatività in mano. Non solo: “Un test va eseguito al momento giusto, non troppo presto, cioè prima che il virus si sia diffuso e replicato tanto da essere individuato. In ospedale, per esempio, noi dobbiamo effettuare un primo test 2 o 3 giorni dopo un contatto sospetto, e poi ripetere un nuovo test a 5 giorni per evitare che il virus sia presente ma sotto la soglia di detezione”, aggiunge l’esperto.
Infine: non è detto che, pur avendo noi un tampone negativo, ci si incontri con persone - commensali, partecipanti a una festa, parenti in visita – altrettanto negative.


E soprattutto, conclude il microbiologo, farsi un test per sedersi a una tavolata di quindici persone o andare a una festa senza mascherina è uno spreco di risorse in un momento in cui la disponibilità di materiali e personale in grado di gestirli non è elevata. L’unico modo per tenere sotto controllo il contagio, ricorda ancora una volta Sanguinetti, è sempre quello: mascherina, distanza, igiene delle mani. Ed evitare luoghi e situazioni in cui, per forza di cose, questi accorgimenti rischiano di saltare.