Covid, a che punto sono gli altri candidati vaccini

Non solo Pfizer e Moderna, molti altri sono in vista del traguardo. Ecco quali sono le aziende e le istitutioni che ci stanno lavorando

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I candidati vaccini non funzionano tutti allo stesso modo. I ricercatori stanno studiando sicurezza ed efficacia di tipologie diverse: vaccini tradizionali, a base di virus inattivati; vaccini che forniscono all’organismo direttamente le proteine le cui caratteristiche sono come quelle virali e, infine, i vaccini più innovativi come quelli a base di acidi nucleici, che forniscono alla cellula il codice genetico necessario alla produzione di una proteina virale capace di scatenare la risposta immunitaria, trasportandolo nelle cellule attraverso vettori virali o nanoparticelle lipidiche.

A base di proteine

Questi contengono proteine, intere o frammenti, del coronavirus ma nessun materiale genetico. È di questo tipo il candidato vaccino messo a punto dall’azienda Novavax, costituito da nanoparticelle proteiche spike ricombinanti SARS-CoV-2 (SARS-CoV-2 rS).


A base di virus attenuato o inattivato

Questi vaccini incorporano una forma del virus che non provoca malattia, inattiva, come quello contro la polio, o attenuata, come ad esempio il morbillo e la rosolia, ma che stimola la produzione di anticorpi da parte del sistema immunitario. Sono a base di una versione chimicamente inattivata di coronavirus i candidati vaccini sviluppati dalle due grandi aziende di stato cinesi, Sinopharm e Sinovac: quelli messi a punto dalla cinese Sinopharm con il Beijing Institute of Biological Products e con il Wuhan Institute of Biological Products, entrambi già in uso dagli operatori sanitari degli Emirati Arabi Uniti, e CoronaVac, sviluppato dalla cinese Sinovac con l’istituto Butantan. Più rischiosa, invece, la scelta di alcuni gruppi indiani, insieme a statunitensi e australiani, di lavorare con una forma di coronavirus non inattivata ma solo attenuata.
 

A vettore virale

In questi vaccini, per recapitare le informazioni genetiche alla cellula, si utilizza un virus innocuo per l’uomo, geneticamente ingegnerizzato in modo tale da trasportare il codice per produrre le proteine del virus contro il quale si vuole sviluppare l’immunità. Saranno le cellule infettate dall’adenovirus che veicola questo mRNA a produrre la proteina Spike, che indurrà la risposta immunitaria.
Sono di questo tipo i candidati vaccini dell’Università di Oxford e Astrazeneca; quello di Johnson & Johnson e Beth Israel Deaconess Medical Center di Boston; quello russo Sputnik V e il cinese dell’azienda CanSino Biologics Inc. con il Beijing Institute of Biotechnology.


A base di acidi nucleici

Questi vaccini forniscono all’organismo le informazioni genetiche, incapsulate in liposomi e iniettate per via intramuscolare, per la produzione in situ di una proteina virale, la Spike, che stimolerà il sistema immunitario a rispondervi, attivando la produzione di anticorpi specifici che difenderanno l’organismo in caso di infezione con il coronavirus. Sono a base di Rna i candidati vaccini di Pfizer-BioNTech e quello di Moderna con l’Istituto americano per le malattie infettive.
 

Tracciamento degli avanzamenti

Perché un vaccino sia sviluppato, approvato e messo in commercio ci vogliono anni di ricerca e sperimentazioni. In pochi mesi, molti candidati vaccini sono già arrivati in fase III e il loro numero aumenta di giorno in giorno. L’obiettivo è avere un vaccino sicuro ed efficace entro il prossimo anno. Di seguito, un tracciamento degli avanzamenti dei candidati in fase avanzata di sperimentazione (aggiornata al 17 novembre)
 
BNT162b2 (Pfizer/BionTech)
Il candidato vaccino BNT162b2 è a RNA-messaggero (mRNA), una sequenza di RNA sintetizzata in laboratorio che, come dice il nome, trasporta l’informazione genetica necessaria a costruire la proteina Spike del coronavirus.
Il 27 luglio, le aziende avevano annunciato il lancio di una sperimentazione di fase 2/3 con 30.000 volontari negli Stati Uniti e in altri paesi, tra cui Argentina, Brasile e Germania. In ottobre, hanno ottenuto il permesso di iniziare a testare il vaccino su bambini di 12 anni, il primo studio americano a farlo. Il 6 ottobre, l’Ema ha avviato una revisione dati o rolling review, secondo candidato in questa procedura.
Il 9 novembre è stata rilasciata l’analisi preliminare dei dati dello studio di fase 3, che ha mostrato un’efficacia del 90%.
Oltre ai problemi logistici di conservazione a basse temperature, ve ne sono altri che non riguardano però solo questo vaccino e che sono questioni di difesa nazionale. Col primo carico Pfizer, 1,7 milioni di dosi attese per gennaio. Intanto sono ancora molte le domande cui dare risposta per le quali non resta che attendere la conclusione dello studio di fase III.

mRNA-1273 (Moderna/Niaid)
Il candidato vaccino mRNA-1273 è a RNA-messaggero (mRNA); è stato co-sviluppato da Moderna e dai ricercatori del Vaccine Research Center del Niaid Istituto americano per le malattie infettive. I risultati della seconda analisi ad interim della fase 2, apparsi sul Nejm  e riguardanti il gruppo 56-70 anni e gli over 71, sono stati buoni, con il vaccino generalmente ben tollerato e buone risposte immunitarie. 
La fase 3 è iniziata a metà luglio e il 22 ottobre il reclutamento dello studio Cove era concluso, avendo raggiunto quota 30mila soggetti, di cui oltre il 40% ad alto rischio: oltre 7000 over 65, oltre 5000 con malattie croniche (cardiache, polmonari, del fegato o diabete) e obesità. Inoltre, come l’azienda ha fatto sapere, il 37% del totale dei soggetti reclutati appartiene a una minoranza, in particolare oltre 6mila ispanici e 3mila afroamericani.
Il 27 ottobre, per questo candidato vaccino l'Agenzia Regolatoria dei farmaci del Regno Unito (Mhra) ha iniziato la revisione dei dati (rolling review), procedura, adottata anche dall'autorità europea per il controllo dei farmaci (Ema), che prevede di analizzare i dati sulle sperimentazioni man mano che sono prodotti, partendo dalla valutazione dei dati pre-clinici, invece che un unico dossier alla fine della sperimentazione. Lo stesso ha fatto l’autorità svizzera Swissmedic, il 13 novembre. Il 16 novembre sono stati rilasciati i dati ad interim che rivelano un’efficacia del 94,5% nel proteggere dall’infezione. Anche per questo vaccino, come l’altro a Rna, va garantita la catena del freddo: conservato a -20° C fino a sei mesi, in frigorifero (2-8 ° C) fino a 7 giorni e a temperatura ambiente non più di 12 ore. La richiesta di autorizzazione all’FDA per l’uso di emergenza avverrà una volta che l’azienda avrà raggiunto i 151 casi di Covid, seguiti per almeno due mesi.

Ad26.COV2.S (Johnson & Johnson e Beth Israel Deaconess Medical Center a Boston)
Il candidato vaccino Ad26.COV2.S, noto anche come JNJ-78436735, è basato sul vettore adenovirale sierotipo 26 (Ad26) che esprime la proteina spike (S) di SARS-CoV-2. Prodotto con la tecnologia AdVac® di Janssen, il vaccino rimane stabile a 2-8°C per tre mesi. Prevede la somministrazione di una singola dose. Il vaccino ha mostrato di proteggere i primati non umani, la pubblicazione dei risultati risale al 30 luglio scorso studio su Nature. Lo studio clinico ENSEMBLE, 60 mila le persone arruolate, è partito il 23 settembre. Il reclutamento della fase 3 assicura la rappresentanza delle popolazioni che sono state colpite dalla pandemia, quindi negli Stati Uniti prevede una rappresentanza di partecipanti neri, ispanici-latini, indiani d’America e partecipanti dell’Alaska. Le sperimentazioni negli Stati Uniti, in Sudafrica e in alcuni paesi dell'America Latina sono ripartite il 23 ottobre dopo temporanea sospensione dovuta a un evento avverso in uno dei partecipanti lo scorso 12 ottobre; ripartiti invece il 11 novembre i trial europei (gli studi di Fase 2a in Germania, Paesi Bassi e Spagna, così come lo studio di Fase 1/2a in Belgio). Prosegue, inoltre, la preparazione per l’avvio di un secondo trial clinico di Fase III, in Europa, al via alla fine di questo mese. Nel Regno Unito, la fase 3 è scattata ieri.

AZD1222 (AstraZeneca, Università di Oxford in collaborazione con Irbm di Pomezia)
Il candidato vaccino AZD1222 è stato messo a punto nei laboratori dello Jenner Institute dell'Università di Oxford, in collaborazione con l’Oxford Vaccine Group, dalla sua società affiliata, Vaccitech, con AstraZeneca e con la collaborazione dell’Irbm di Pomezia. Si tratta di un vaccino a vettore virale costituito da virus della famiglia del raffreddore, il vettore adenovirus ricombinante ChAdOx1, modificato per contenere il gene della proteina Spike. Con la vaccinazione, questa viene prodotta, attivando così il sistema immunitario affinché attacchi, in caso di infezione, il SARS-CoV-2. I risultati dello studio clinico di fase I/II ha dimostrato che il vaccino è stato ben tollerato e ha generato forti risposte immunitarie contro il virus in tutti i partecipanti arruolati.
I risultati, pubblicati da Lancet , hanno confermato che una singola dose di AZD1222 ha prodotto, un mese dopo l’iniezione, un aumento di quattro volte degli anticorpi contro la proteina Spike, nel 95% dei partecipanti. Lo studio di fase 3 prevede il coinvolgimento di 30.000 partecipanti - provenienti da Stati Uniti, Regno Unito, Brasile e Sud Africa, maggiorenni, sani o affetti da malattie croniche stabili, a maggior rischio di essere esposti all'infezione da SARS-CoV-2. La sperimentazione di fase 3 anche in Italia dove è in corso l’arruolamento di 300 persone sane. È stato il primo candidato per il quale l’Ema ha attivato il 1 ottobre scorso la procedura di rolling review  di analisi continua anche dai dati di laboratorio e non clinici, che continuerà fino a quando non ci saranno dati sufficienti per sottomettere una formale domanda di immissione in commercio.

NVX-CoV2373 (Novavax)
Il candidato vaccino dell’azienda del Maryland è composto da nanoparticelle proteiche spike ricombinanti SARS-CoV-2 con adiuvante Matrix-M1 ™. Lo scorso agosto, è partita una sperimentazione di fase 2 in Sud Africa su 2900 persone. Potrebbe potenzialmente fornire risultati entro l'inizio del 2021. Lo studio di fase 3 è partito il 28 settembre, ampliato a ottobre a 15mila britannici e l’azienda prevede di terminare il reclutamento entro fine novembre.  Una più ampia sperimentazione di fase 3 è in partenza negli Stati Uniti entro la fine di novembre.

Gam-COVID-Vac Lyo S o Sputnik V (sviluppato dal Centro nazionale russo di ricerca epidemiologica e microbiologica N. F. Gamaleja)
Il candidato vaccino è un vaccino a due vettori basato sull'adenovirus umano che esprime la proteina spike di SARS-CoV-2 per stimolare una risposta immunitaria. Per la prima dose si usa l’adenovirus Ad26, per la seconda dose, il 21esimo giorno, si sua il virus Ad25. L'efficacia del vaccino sulla base di una prima analisi ad interim dei 20 casi Covid ottenuta 21 giorni dopo la prima iniezione è stata del 92%.
 
CoronaVac (Sinovac Biotech/Butanan)
Questo candidato vaccino dell’azienda di Pechino Sinovac utilizza una versione inattivata di coronavirus. Lo studio, che prevede l’arruolamento di 13mila soggetti, di età compresa tra 18 e 59 anni, e sarà condotto anche su una coorte separata di soggetti ad alto rischio composta da staff medico-sanitario e da tecnici e amministrativi impiegati negli ospedali. 
 
BBIBP-CorV (Sinopharm/Beijing Institute of Biological Products) e Wuhan Institute of Biological Products/Sinopharm
Questi due vaccini, il secondo testato su soggetti dai sei anni in su, sono costituiti da una versione inattivata di coronavirus.
 
Ad5-nCoV (CanSino Biologics)
Il candidato vaccino dell’azienda cinese insieme all’Istituto di biotecnologia dell’Accademia delle scienze mediche militari usa un adenovirus. È previsto l’arruolamento di 40mila soggetti.  Questo, come gli altri candidati vaccini delle due grandi aziende di stato (Sinovac e Sinopharm), è approvato ma già somministrato ai cittadini.