Covid e l’adolescenza sospesa, l'esperto: "In cucina o al parco, scopriamo spazi di condivisione con i nostri figli"

Sempre più isolati immaginano con difficoltà il loro futuro. Aiutiamoli a trovare un nuovo equilibrio e a organizzare il loro tempo
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RIFLETTIAMO sul momento che stanno vivendo i giovani. Per non trovarci impreparati a quello che potrebbe essere il loro domani. Per fare un esercizio di empatia. Riflettiamo su ciò che è l’adolescenza oggi, durante questa emergenza pandemica, che per motivi di forza maggiore, sta chiedendo a tutti noi ancora tanti sacrifici. Non hanno più la capacità di immaginare un futuro.
Era così anche già prima dell’arrivo del Covid: il futuro, per i giovani, era di difficile immaginazione.

Il sondaggio

All’arrivo della fase di contenimento più stretto dell’emergenza, durante il lockdown, poi, nel sondaggio “Giovani e Quarantena”, realizzato dall’Associazione Nazionale Di.Te in collaborazione con Skuola.net, era emerso che il 47% dei ragazzi aveva perso il desiderio di poter esprimere il loro talento all’interno della società. Un dato che ci aveva messo in allarme, sollecitando tutti a intervenire. Ora, si trovano a convivere i mancati riti di passaggio: frequentare l’Università in presenza, o entrare nel mondo del lavoro, e conoscere nuovi amici. Tutto è incerto, e lo è per tutti. Ma per quello che è la fase adolescenziale, queste mancanze pesano ancora di più: vengono vissute come una sospensione dal poter esprimere se stessi.

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L'assenza di contatto

Siamo stanchi, lo siamo tutti. Da una parte ci sono i genitori, che senza grandi preparazioni, si sono trovati a dover lavorare da casa, d’emblée. Il soffio di entusiasmo iniziale che il lavoro agile aveva portato, ora è drammaticamente scemato. Le difficoltà sono venute a galla in tempi rapidissimi. Non tutti, infatti, hanno ambienti idonei a poter conciliare lavoro e famiglia, non tutti hanno connessioni o device sufficienti per poter gestire smart working e didattica a distanza contemporaneamente. Lo stress generalizzato, quindi, cresce. E questo si riflette anche sui rapporti all’interno delle mura domestiche. Bambini e ragazzi, quindi, sono messi a dura prova. Oltre a mancare un contatto in famiglia, inizia a pesare ancora di più il fatto di non poter vedere gli amici, di non poter condividere, né a scuola né fuori casa, esperienze di vita con il gruppo dei pari.

Cresce il bisogno di isolarsi

Sembrerà paradossale, ma è così. Complice l’amplificazione del senso di fatica generalizzata che avvertono nel fare tutto, i giovani vorrebbero uscire ma poi si fanno prendere dall’apatia e dalle paure di poter essere loro il veicolo di contagio degli affetti più cari. Così, si rinchiudono in casa: giocano online con gli amici, chattano a lungo, seguono le lezioni online mezzi assonnati. Cresce la rabbia, la frustrazione da una parte e la percezione di essere sospesi in un limbo infinito aumenta. Sono passati da prima del Covid ad avere una agenda impegnatissima, tra scuola e attività fisica e con gli amici, a una che prevede appuntamenti online dove l’essere presenti, totalmente, non è sempre garantito. Le distrazioni digitali sono tante, infatti.

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La narrazione delle emozioni sta diminuendo

Il contesto non è dei migliori: lo stiamo osservando. Ai “ragazzi dell’epidemia”, però, sta accadendo anche di perdere la capacità di narrare ciò che sta accadendo nel loro campo emotivo. Alcuni, non fanno altro che parlare del virus e delle loro paure di aver contagiato un amico, e/o un familiare. Cresce l’ansia e nel lungo periodo gli stati depressivi.


La condivisione non deve mancare

I più piccoli stanno perdendo la possibilità di giocare insieme ai loro coetanei, di incontrarsi in un parco, di sporcarsi correndo su un prato. I più grandi, invece, di compiere i loro riti di passaggio, tra cui quello di frequentare l’Università o il gruppo dei pari facendo nuove esperienze di vita insieme. Noi genitori, però, oltre continuare a osservare e a riflettere insieme ai nostri ragazzi su quello che è questo momento, cogliendo la possibilità di guardarci dentro come forse non abbiamo mai fatto fino a ora, abbiamo anche la grande opportunità di condividere maggiormente dei momenti con loro.

La domenica, per esempio, potremmo passare un po’ di tempo a organizzare la settimana, a dare valore a quello che faremo e a mettere in conto gli imprevisti che possono capitare. Potremmo anche organizzare spazi per cucinare insieme, cibo sano, in modo da avere in frigo o in freezer sempre qualcosa di pronto all’occorrenza. Facciamo anche qualche passeggiata, in spazi aperti, per guardare i colori della natura che cambiano e come si stiano aprendo nuovi paesaggi davanti a noi. Sarà un piccolo esercizio per continuare a vivere il qui e ora, e il bello che c’è intorno a noi. E, nonostante tutto, sarà un momento di condivisione familiare. 

Giuseppe Lavenia è psicologo, psicoterapeuta, docente universitario, presidente Ass.ne Naz.le Di.Te. (Dipendenze tecnologiche, GAP e cyberbullismo)