Mindfulness, una nuova strategia per i pazienti con Adhd

Potrebbe aiutare nei casi di resistenza alle cure
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QUINDICI bambini iperattivi e con deficit dell’attenzione in una sola stanza riuniti per una seduta di meditazione. Una sfida che ha funzionato. Dopo due mesi di mindfulness l’attenzione, la memoria, il comportamento e l’autocontrollo dei piccoli pazienti con ADHD erano effettivamente migliorati. Ora dobbiamo capire se e in che misura la mindfulness può essere considerata un nuovo strumento da inserire nella personale cassetta degli attrezzi dei ragazzini con ADHD. Uno strumento pronto all’uso, di quelli che una volta che si impara a maneggiare, si può utilizzare ovunque: seduti, in piedi, per la strada, praticamente sempre”. Deny Menghini, psicologa dell’Unità Operativa Complessa di neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma riassume così i risultati di uno studio pubblicato di recente sull’International Journal of Environmental Research and Public Health.

Meditare allena l’attenzione

La mindfulness è una pratica meditativa, che serve a concentrarsi sul momento presente, sul qui e ora, focalizzando l’attenzione di chi la pratica sul proprio corpo, pensiero e respiro. È una tecnica che allena l’attenzione, potremmo dire, e viene già molto utilizzata nei disturbi degli adulti come l’ansia e la depressione. “Da qualche anno – riprende la psicologa –si applica anche ai bambini a sviluppo tipico, cioè che non hanno problemi del neurosviluppo, ma viene ancora poco proposta ai bambini con ADHD”.

Venticinque pazienti, maschi e femmine dai 7 agli 11 anni, tutti con diagnosi di ADHD (dall’acronimo inglrse Attention Deficit Hyperactivity Disorder, in italiano Deficit di Attenzione e Iperattività) di media gravità e non ancora inseriti in un percorso di cura, sono stati distribuiti in modo randomizzato, cioè suddivisi casualmente, in due gruppi: il gruppo mindfulness e il gruppo di controllo. Prima dell’inizio del trial tutti e 25 sono stati valutati nel comportamento, per mezzo di questionari somministrati ai genitori, e nelle capacità di memoria e di attenzione tramite test sperimentali da eseguire al Pc.

Da 6 a 30 minuti

I bambini del gruppo mindfulness, 15 in totale, hanno partecipato per 2 mesi e 3 volte a settimana a sedute di meditazione, che all’inizio duravano 6 minuti e via via si sono allungate fino ad arrivare 30 minuti circa. Cosa facevano i bambini? “Esercizi molto pratici - racconta l’esperta - ogni incontro si strutturava in tre parti: concentrazione sul respiro (per  esempio, poggiando le mani sul petto sento l’aria entrare e uscire da me), concentrazione sul corpo (per esempio, focalizzando l’attenzione su dove appoggio la testa, i glutei, i piedi, le mani) e concertazione sul pensiero (per esempio, i miei pensieri sono come nuvole che stanno riempendo il cielo) Con i 10 piccoli pazienti del controllo abbiamo letto un libro, un testo che viene generalmente impiegato per rendere i bambini più consapevoli delle emozioni che sperimentano e per riconoscerle anche negli altri”.

Alla fine dei due mesi di training un miglioramento c’è stato soltanto nel gruppo mindfulness in tutte le prove svolte al PC, ma anche in alcuni comportamenti rilevati dai questionari compilati dai genitori prima dell’inizio del trial. “Il nostro è uno studio pilota – è la riflessione dell’esperta - ma se i risultati verranno confermati su campioni più ampi di pazienti con Disturbo da deficit di Attenzione/Iperattività possiamo pensare di utilizzare la mindfulness per potenziare l’efficacia dei trattamenti standard dell’ADHD, per prolungare i loro effetti, o anche nei casi resistenti ai trattamenti, che sono il 30%”.
 

Effetti che si azzerano in 18 mesi

“Da ampi studi internazionali risulta infatti che dopo un anno dall’interruzione, gli effetti dei trattamenti dell’ADHD, si dimezzano e dopo 18 mesi si azzerano, quindi una strategia che li prolunghi nel tempo sarebbe molto utile per i pazienti e per le loro famiglie, e poi apprendere una tecnica di concentrazione può aiutare questi pazienti anche quando saranno adulti”, aggiunge la psicologa.
 
Oggi stando alle linee guida nazionali ed europee i pazienti pediatrici con ADHD, che sono circa il 3-4% della popolazione, “possono contare sul trattamento multimodale incluso quello farmacologico - spiega Menghini -. Il  farmaco (in genere il metilfenidfato) fino a un paio di anni fa, nel nostro paese e in Europa, come da linee guida veniva prescritto solo nei casi gravi. Oggi si tende a dare il farmaco anche nei casi di media gravità, perché è il trattamento più efficace e a fronte di pochi effetti collaterali”. L’approccio multimodale prevede, inoltre, interventi che comprendono il parent training: una serie di incontri che supportano i genitori nella gestione dei comportamenti negativi, impulsivi, oppositivi, di sfida tipici di questi pazienti, e che favoriscono strategie per incrementare i comportamenti positivi. Un training per gli insegnanti e una psicoterapia cognitivo-comportamentale per i bambini, che ha lo scopo di mettere i piccoli pazienti in grado di pianificare le loro azioni, di ridurre la disattenzione e di controllare l’impulsività. “Per i casi di ADHD lieve non è detto sia necessario intervenire. A volte si aspetta e si monitora l’evoluzione del disturbo, per capire se va inserito un intervento o meno”, spiega Menghini.  
 

Paola e Lucrezia

Paola è la mamma di Lucrezia (i nomi sono di fantasia) una dei 15 bambini che per due mesi ha praticato la mindfulness al Bambino Gesù. “Quando siamo stati coinvolti nello studio Lucrezia aveva 11 anni – racconta Paola – all’inizio la bambina non aveva tanta voglia di andare agli incontri. Era estate, faceva caldo e poi noi abitiamo lontano dall’ospedale. Poi col tempo ha apprezzato quell’esperienza, e ha cominciato ad andare volentieri. E alla fine l’ha trovata utile. Questi bambini, soprattutto prima di essere riconosciuti, si sentono soli nelle loro difficoltà, e esperienze di incontri di gruppo li fanno sentire meno soli: Lucrezia non solo ha appreso una tecnica che nella vita potrebbe esserle utile, ma ha visto che altri bambini come lei ci sono, e che sono tanti”.
“La mindfulness svolta in gruppo è stata quindi, non solo una possibilità offerta ai bambini per apprendere nuove strategie, ma anche un’occasione – conclude Menghini -  di confronto e scambio, in cui sentirsi accolti e poter esprimersi liberamente con coetanei che condividevano simili difficoltà”.


Cosa è l’ADHD

L’ADHD è un disturbo del neurosviluppo che si manifesta generalmente prima dei 7 anni d’età e che è caratterizzato da iperattività, impulsività, incapacità di concentrarsi. Le cause dell’ADHD non sono univoche, e neanche sono ancora state completamente accertate, ma quello che a oggi si sa è che il disturbo ha una natura neurobiologica. Secondo l’NIH, il National Institute of Health statunitense, tra il 70 e l’80 per cento dei bambini rispondono bene ai trattamenti, migliorando la loro capacità di concentrazione, di rendimento nell’apprendimento, di controllo dei propri comportamenti impulsivi. E il rapporto con gli altri bambini e con gli insegnanti.