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Ricerca sulle pandemie: a Siena il maxi-centro con 360 milioni di fondi. Pisa protesta

Rino Rappuoli

Nascerà dall’esperienza di Toscana Life Sciences. Ma è polemica, Pisa protesta per l’esclusione, Bezzini assicura: «Sarà coinvolta»

SIENA. L’Italia avrà il suo centro di eccellenza per la lotta alle pandemie. Un hub con funzione di ricerca, ma anche di sviluppo e produzione di vaccini e anticorpi monoclonali per la cura delle patologie epidemico-pandemico emergenti. Una bomba ad orologeria da disinnescare con nuovi vaccini, quella contro i batteri resistenti agli antibiotici che solo in Italia, maglia nera in Europa, sono responsabili di 10 mila decessi ogni anno.

Per lo sviluppo del centro, il Governo, ha stanziato una cifra enorme: 360 milioni di euro con risorse attinte dal Piano nazionale di ripresa e resilienza. L’annuncio lo ha dato direttamente il ministro della salute Roberto Speranza durante il suo recente viaggio negli Stati Uniti dove ha già incassato la disponibilità a collaborare dell’immunologo Anthony Fauci, consulente della Casa Bianca considerato uno dei massimi esperti mondiali sui vaccini. Il centro sorgerà a Siena, la città dove nel 1904, Achille Sclavo, fondò l'Istituto vaccinogeno sieroterapico toscano, per produrre il siero contro il carbonchio da lui scoperto e proseguire i suoi studi in igiene. Una tradizione, quella senese, lunga oltre cento anni e che oggi viene portata avanti, con le attività della Fondazione Toscana Life Sciences, l’incubatore che supporta attività di ricerca e favorisce la nascita di imprese innovative nel campo delle scienze della vita. Proprio nel Mad Lab, uno dei laboratori di ricerca della fondazione senese, 35 giovani ricercatori, guidati da un altro luminare della scienza mondiale, il senese Rino Rappuoli, hanno sviluppato uno degli anticorpi monoclonali contro il Covid. Se c’è una cosa che l’emergenza sanitaria da Covid ha insegnato, infatti, è che le pandemie occorre combatterle, meglio, se possibile, prevenirle.


Nel mondo, nel 2050, le infezioni batteriche, secondo le stime dell’Oms, causeranno circa 10 milioni di morti l’anno, superando ampiamente i decessi per tumore (8,2 milioni l’anno), diabete (1,5 milioni l’anno) o incidenti stradali (1,2 milioni l’anno) con un impatto negativo – secondo recenti stime del Fondo Monetario Internazionale – di circa il 3,5 per cento sul Pil mondiale. In Europa, oltre 4 milioni di persone l’anno vengono colpite da infezioni batteriche ospedaliere, con 25mila morti stimate per infezioni provenienti da germi resistenti. Le infezioni correlate all’assistenza (ICA) colpiscono ogni anno circa 284mila pazienti causando circa 4.500-7.000 decessi. Numeri e previsioni che hanno spinto il ministero a dare vita al nuovo centro entro il 2026. L’hub potrà contare sulla Fondazione Biotecnopolo, promessa da Enrico Letta proprio ai senesi e alla città del Palio in campagna elettorale in occasione della sua elezione in Parlamento ad ottobre 2021 e che ha già copertura nella Legge di bilancio con 37 milioni di euro da spalmare in tre anni, dal 2022 al 2024.

La nuova fondazione sarà, nei fatti, il gestore del super hub antipandemico e si avvarrà, almeno nella sua fase iniziale, dei laboratori e dei giovani ricercatori di Toscana Life Sciences, oltre che dell'esperienza di Rappuoli. Ma sul nuovo centro, in attesa che venga ultimato lo statuto della Fondazione che farà capo a quattro ministeri (Economia, Università, Salute e Sviluppo), già si abbattono le polemiche. «Chiediamo a politici e amministratori toscani se questa sia una scelta equa e rispettosa delle risorse scientifiche e umane che in Regione Toscana hanno dimostrato efficacia e qualità a Pisa, come a Firenze, come altrove» ha detto Francesco Menichetti, ex primario all’ospedale Cisanello di Pisa. Per il professore il problema è legato alla concentrazione delle risorse in un unico polo. I 360 milioni annunciati dal ministro Speranza, insieme alla possibile collaborazione con Fauci. Fondamentale, su questo ultimo punto, l’intermediazione di Rino Rappuoli, che sarebbe stato presente all’incontro che si è tenuto a Washington. «Avere l’hub, non significa che tutto venga fatto a Siena» ha replicato l’assessore regionale alla salute Simone Bezzini nel tentativo di stoppare le polemiche, senza aggiungere dettagli sulla eventuale ripartizione delle risorse.

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