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Logistica e farmaci, a Livorno nasce il maxi-polo: ecco i 9 investitori e i loro partner

Il rendering del polo logistico

Gestirà anche nutraceutica, dispositivi e apparecchi medicali. Sarà operativo a metà 2024, in ballo 200 posti di lavoro

LIVORNO. Il taglio del nastro non c’è, e nemmeno la posa della prima pietra («anzi, del primo micro-palo», perché siamo su un terreno ex paludoso): ma l’evento che insieme a una galassia di manager e imprenditori ha visto protagonista il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani segna finalmente lo sblocco del progetto del polo farmaceutico realizzato da investitori privati all’interporto di Guasticce (Livorno), a meno di otto chilometri dall’aeroporto di Pisa e anche meno dal porto di Livorno.

Vale un investimento privato da 80 milioni di euro grossomodo in due metà: in ballo la creazione di cento posti di lavoro più altri cento in seguito. E non saranno di logistica "povera" con operai quasi ridotti a robot. In effetti è, qualcosa di più di un semplice maxi-magazzino: intanto, perché siamo in una collocazione geografica che non ha eguali, a un passo da due grandi infrastrutture di trasporto internazionale. Non è tutto: parliamo di farmaci ma anche di dispositivi medici e di nutraceutica, di software e di apparecchiature biomedicali. Di più: a disposizione c’è anche una "officina" che nel post-produzione serve a predisporre un confezionamento calibrato sulle esigenze dei vari mercati di destinazione.

Dev’essere per questo che il (futuro) maxi-polo high tech di Guasticce ha allargato la "squadra" degli investitori partner che, com’è stato sottolineato, hanno fatto una scelta controcorrente: «mettersi insieme anche con realtà concorrenti, guardando al di là del proprio "particulare" aziendale».

All’inizio erano scese in campo due multinazionali come Eli Lilly (colosso della produzione di insulina) e Gsk (specializzata nei vaccini ma non solo) più importanti marchi made in Italy come la lucchese Kedrion (plasmaderivati) e la fiorentina Molteni (farmaci oppioidi). Adesso il pacchetto di "mischia" è composto anche da una azienda aretina come Aboca (farmaci naturali), una realtà familiare pisana come Abiogen (vitamine), con una crescita record che l’ha «decuplicata nel giro di vent’anni», e una industria della Val d’Arbia come Galenica Senese (infusionali), senza contare anche altri soggetti come Diesse Diagnostica ed El.en.

Beninteso, questi sono gli operatori sul fronte dei medicinali (e degli apparecchi biomedicali e della nutraceutica...). Il balzo in avanti l’hanno fatto nella scelta dei partner che faranno viaggiare i loro prodotti. Sono schierati giganti come Maersk, la seconda flotta portacontainer più grande al mondo, e Dhl, il big di origini Usa controllato dalle Poste tedesche. A tirare le fila della logistica industriale è BCube, un operatore che nell’area livornese conoscono già bene perché in quella stessa zona lavora anche per Baker Hughes (ex Nuovo Pignone). Palladio-Pharma Partners si occuperà dell’ "officina farmaceutica".

Giani rivendica «la regia pubblico-privata molto complessa, che ne costituisce il vero valore in termini di competitività territoriale, attrattività di nuovi investitori nelle scienze della vita» (oltre a far crescere le potenzialità «anche per la salute pubblica», come sottolineerà l’assessore regionale alla salute Simone Bezzini): e qui non è affatto casuale il riferimento non solo all’emergenza Covid ma soprattutto alla piega che prenderà il futuro del sistema sanitario (con «la diffusione delle "case della salute", loro evoluzione in "case di comunità", l’attivazione degli "ospedali di comunità" per le cure intermedie, la personalizzazione delle cure»).

Ruolo chiave, come? Con la capacità di «contemperare i diversi interessi economici privati» all’interno ddi «un più ampio interesse generale»: «solo l’intervento pubblico poteva farcela» - dice Giani - nell’ultima messa a punto «con Bcube, il fondo P3 Logistic Parks, l’interporto e il Gruppo Fremura, proprietari del terreno, la Kpmg e le imprese della rete Toscana Pharma Valley».

Pure in questa fase è rimasta l’idea di un doppio passaggio: un primo stock di imprese entrano subito, le altre seguiranno. Inizialmente parliamo di un investimento di 45 milioni di euro che creerà un "polo" da 30mila metri quadri coperti e 65 posti-pallets da raddoppiare con un secondo round già in progetto.

Per il via ai lavori c’è ancora un certo qual valzer di date: forse mettendo nel conto anche le attività preliminari, fonti regionali insistono sul decollo «a luglio», altri più prudentemente si limitano a indicare che il cantiere aprirà «entro la fine dell’anno». Tutti d’accordo nell’indicare che la costruzione terminerà «attorno alla metà del 2024» ma qui l’ottimismo lo mostra Corrado Bonadeo, braccio destro della famiglia Bonzano nel gigante logistico BCube: è disposto a credere che «ce la possiamo fare entro il 2023».

Del resto, dietro questo nuovo polo c’è la crescita della Toscana sul fronte delle "scienze della vita", fra farmaceutica e biotech (ma anche con forti interconnessioni con le quattro aziende ospedaliere-universitarie): la Toscana è il terzo polo produttivo nel nostro Paese, può contare su «oltre 16mila addetti, 1.400 ricercatori, 20 siti produttivi, più di 300 milioni di euro investiti in ricerca e sviluppo con una quarantina di "start-up" biomedicali sulle oltre trecento italiane». L’export? Vale il 70% della produzione: più di due miliardi di valore, inclusi indotto e servizi sanitari

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