Acqua, rifiuti e gas: è nata la multiutility per i servizi pubblici della Toscana

Si è formalizzata la fusione delle società della Toscana centrale. Obiettivo: includere gli altri enti locali e quotarsi in Borsa 

Irrimandabile. Una svolta. La risposta al rischio per la Toscana di venir fagocitata dai grandi gruppi delle altre regioni. Un accordo storico, che lega servizi e business. Nel cuore della regione si lavora da due anni al progetto, esattamente da quando l’amministratore delegato di Alia, Alberto Irace, fu chiamato a Firenze con il compito di creare una multiutility Toscana. Il sindaco di Firenze Dario Nardella, proprio con un’intervista al Tirreno invitò i colleghi a unire le forze, ad abbandonare i campanilismi. Sulle infrastrutture e sui servizi.

Ora l’atto di fusione è stato approvato dai consigli di amministrazione di Acqua Toscana, Consiag, Publiservizi e Alia Servizi Ambientali e formalmente è stato avviato il percorso per la costituzione della multiutility Toscana, la nuova holding dei servizi pubblici locali (ambiente, energia e acqua), partecipata da 66 Comuni della Toscana. È il primo passo di un percorso che ha tra i principi fondanti l’obiettivo di crescere anche al di fuori dei confini regionali e arrivare alla quotazione.


«I consigli di amministrazione – ha esordito Dario Nardella – hanno dato vita a un percorso importante per i servizi pubblici della nostra regione. Un’iniziativa che parte dai territori di Firenze, Prato, Pistoia, Empoli ma che è destinata ad allargarsi a tutti gli altri territori, voglio ribadire i principi di fondo: la gradualità e la totale inclusività, tutti gli enti locali. L’obiettivo è creare la prima multiutility regionale».

Non a caso la presentazione è avvenuta proprio in Palazzo Strozzi Sacrati con un breve intervento del presidente della Regione Eugenio Giani che ha salutato con soddisfazione il primo risultato raggiunto. Il primo nucleo è già in grado di garantire circa 700 milioni di euro di ricavi (dati 2021) con un Ebidta di 171 milioni investimenti e un patrimonio netto di 467 milioni di euro, e con significative partecipazioni: Estra (39,6%), Acque (19,3%) e Toscana Energia (31%).

L’apertura a partecipazioni delle altre aziende del territorio toscano offre opportunità di crescita e consolidamento fino a un obiettivo di oltre 3 miliardi di fatturato, potenzialmente oltre 4 miliardi considerando l’espansione nelle regioni limitrofe. «La creazione della multiutility e la successiva quotazione – ha detto Irace – genera un impatto positivo sulle società, gli azionisti, cittadini utenti e territori, grazie ad efficienze e sinergie industriali, miglioramento dei servizi, contenimento e riduzione dei costi delle bollette, raddoppio dei dividendi per i comuni soci e della capacità d’investimento fino a 1,5 miliardi, con il conseguente incremento di occupazione diretta ed indiretta e sviluppo delle filiere locali».

«Fin dall’inizio – ha poi detto il sindaco di Pistoia Alessandro Tomasi – abbiamo partecipato attivamente alla ricerca della strada migliore per avere servizi più efficienti a costi inferiori, per superare i problemi che ancora oggi ci sono e che ricadono sui cittadini. Una strada che dovrà essere delineata dai Comuni, senza pregiudizi ma senza nemmeno progetti preconfezionati».

Per Tomasi è imprescindibile che «la maggioranza sia saldamente nelle mani pubbliche, con la previsione di paletti strettissimi che non permettano i passaggio ai privati».

Un vincolo che la multiutility sembra decisa a rispettare come ha specificato Irace in risposta al sindaco di centrodestra.

«Con questa operazione – sono intervenuti i sindaci di Prato Matteo Biffoni e di Empoli Brenda Barnini – mettiamo in sicurezza la possibilità di prendere sempre sul territorio le decisioni per i servizi pubblici locali, permettendoci di crescere in efficienza e qualità».

Se il progetto riceverà il via libera dai consigli comunali, nel 2023 la società potrebbe già quotarsi in borsa. La nuovo multiutility sarebbe il quarto o quinto gruppo a livello nazionale.



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