Bimbo ebreo picchiato, non restiamo indifferenti: a Venturina la fiaccolata della solidarietà

L’evento promosso dal Tirreno con Comune e Regione per la Giornata della Memoria: una manifestazione che arriva dopo l'aggressione a calci e pugni in Val di Cornia nei confronti di un bimbo ebreo

LIVORNO. «Solo pochi anni fa ho personalmente subito simili offese, scritte vergognose contro la mia persona che evidenziavano il fatto di essere ebreo. Credetemi, quel “Porco ebreo” mi ferì più di ogni altra cosa, ferite che ancor oggi, a distanza di anni, con una sentenza di condanna contro il responsabile materiale di quel folle gesto, non sono rimarginate. Ritengo che la fonte vada ricercata nell’ignoranza degli autori. Ignoranza verso la storia, che sfocia nella presunzione di superiorità verso l’altro... le due ragazzine a mio parere hanno la necessità di essere accompagnate in un percorso educativo». Lo scrive Bruno Bastogi, ebreo livornese, un passato da dirigente di un ente pubblico. Livorno è per antonomasia la città senza ghetto, la città inclusiva. Ma l’antisemitismo si nasconde ovunque.

Il caso del ragazzino di Venturina, bullizzato da due ragazze poco più grandi di lui, al grido “Inginocchiati ebreo, ti ributtiamo nel forno” ha origine in quella melma di ignoranza che genera mostri. Nella sera di giovedì 27 gennaio, Il Tirreno, il quotidiano di Livorno, organizza insieme al Comune di Campiglia Marittima una fiaccolata della memoria. Un modo semplice e netto per respingere la violenza, il bullismo il razzismo l’antisemitismo condensati in quel gesto contro il dodicenne “colpevole” di essere ebreo, e la violenza che la Giornata della memoria, celebrata oggi nell’anniversario della liberazione di Auschwitz, vuole ricordare affinché non si ripeta. Mai più.


La fiaccolata che si svolgerà alle 21 nel parco della Rimembranza di Venturina, sarà un modo per testimoniare il valore della comunità. I care per dirla con Kennedy: a me importa. Alla fiaccolata ci saranno la sindaca di Campiglia, Alberta Ticciati, il direttore del Tirreno, Luciano Tancredi, per la Regione l’assessora all’Istruzione Alessandra Nardini e il presidente Eugenio Giani, che pur impegnato a Roma nell’elezione del presidente della Repubblica ha fatto di tutto per non mancare l’appuntamento. E ci sarà la dirigente scolastica dell’istituto comprensivo Marconi, la scuola che frequenta il ragazzino, Maria Elena Frongillo. Che ha invitato a partecipare le famiglie e i compagni di scuola. Ci sarà una nutrita rappresentanza della Comunità ebraica: il presidente della comunità di Livorno Vittorio Mosseri, Maurizio Gabbrielli, presidente della Comunità ebraica di Pisa e Lucca. Celeste Vichi, presidente dell’Associazione Italia Israele, Ariela Cassuto, presidente del B’nai B’rith Italia, l’ente internazionale ebraico di beneficenza, l’ambasciatore di Israele in Italia, Naor Gilon, rappresentanti di associazioni culturali e politiche, partiti della provincia, della Val di Cornia, dell’isola d’Elba, l’Anpi, Libera con Enzo Chioini, in rappresentanza del Comune di Prato il presidente del Consiglio comunale Gabriele Alberti e l’assessora alla Memoria Ilaria Santi. Il sindaco Matteo Biffoni come presidente dell’Anci Toscana, impossibilitato a essere in presenza, manderà un messaggio. Appuntamento dunque nella sera di giovedì 27 gennaio alle 21, in via Fellini a Venturina Terme. Con un unico obiettivo: esserci, per testimoniare che di fronte alla violenza, all’antisemitismo non si può e non si deve rimanere indifferenti. Nella scuola del ragazzo, in questi giorni si è parlato di bullismo, dei tre attori di questo brutto fenomeno: il bullo, la vittima, gli spettatori. Nel caso di Venturina, alcuni amici del dodicenne, nei quali è prevalsa la paura e lo stupore, e non sono intervenuti in difesa del compagno.

Il caso ha aperto la seduta solenne del consiglio regionale della Toscana per le celebrazioni del Giorno della Memoria. «Oggi celebriamo la giornata della Memoria – ha detto in aula il vicepresidente Stefano Scaramelli – e ricordiamo il più grande crimine contro l’umanità. E credo che sia oggi necessario non tacere quanto accaduto a Campiglia, nel cuore della Toscana».

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