Concerie, l’alleanza dopo lo scandalo Keu

Un’azienda conciaria della provincia di Pisa

Consorzio e Assoconciatori collaborano per uscire dalla crisi iniziata con il Covid

Il 2019 per le concerie toscane si è chiuso con un dato di circa due miliardi e mezzo complessivi di fatturato. È stato un anno di parziale tenuta, dopo un periodo non proprio roseo, per le aziende del Granducato, concentrate tra le cittadine del Pisano di Santa Croce sull’Arno, Castelfranco di Sotto, Ponte a Egola (nel comune di San Miniato) e a Fucecchio, in provincia di Firenze. Gli indicatori parlavano di un 2020 che avrebbe portato un rilancio della pelle e le speranze erano accompagnate da segnali concreti provenienti dalle griffe, il riferimento produttivo della concia in quello che per tutti ormai è il comprensorio del cuoio.

L’inizio della pandemia ha fatto crollare ogni cosa. Stop ai bottali (i macchinari usati nelle industrie conciarie), imprenditori e operai a casa. Tutto il mondo fermo, chiuso nelle proprie case a seguire gli aggiornamenti sui contagi e a incrociare le dita. Solo acquisti online in un mare d’incertezza sociale, sanitaria ed economica. E infatti, l’annata si è chiusa con un valore di poco superiore al miliardo e mezzo, sempre in termini di fatturato. Il Covid ha avuto un andamento altalenante, aprendo e chiudendo spiragli di ripartenza, non certo di ripresa.


FONDAMENTA MINATE

Ma il 2021, specialmente per il mondo conciario che ruota attorno all’Associazione conciatori di Santa Croce è stato uno spartiacque forse più di quanto non lo sia stato il coronavirus. L’inchiesta Keu ha fatto irruzione negli uffici del maggiore ente di categoria della zona, travolgendo i vertici, aprendo una breccia in quella che sembrava essere una nave inaffondabile, che traghettava gli imprenditori conciari verso la svolta ecologica tanto evocata ai giorni nostri e che, a Santa Croce e dintorni, dicevano essere iniziata molti anni fa. L’indagine della magistratura per smaltimento illecito di rifiuti, la cui chiusura è attesa per la primavera, ha minato le basi del contesto ambientale di cui i conciatori si sono sempre fatti vanto di fronte al mondo. Aver centralizzato la depurazione per esercitare un maggiore controllo, aver creato un sistema di raccolta e riutilizzo delle singole sostanze inquinanti e aver ideato progetti per rendere concreta l’economia circolare, erano tutti elementi di una politica che consentiva di realizzare al confine tra Pisa e Firenze pelli uniche al mondo, con una filiera di ditte che operavano per conto terzi di cui non ci sono molti esempi nei cinque continenti. Tutto questo ha vacillato con il blitz dei carabinieri coordinati dalla procura di Firenze, creando un’onda forse più pericolosa della stessa pandemia che, malgrado i vaccini, ha continuato il suo percorso generando un calo di fatturato che dovrà essere ancora quantificato per quest’anno, ma che molti indicano di poco sopra il miliardo di euro per questo 2021.

Il grosso interrogativo è semplice: come uscirà il settore conciario dall’emergenza sanitaria, ma soprattutto dagli effetti provocati dall’inchiesta Keu sull’immagine di un comparto di aziende che fanno parte del sistema moda, dove l’immagine è tutto?

IN CERCA DI UNITÀ

«L’inchiesta ci ha penalizzati, è inutile negarlo – dice Michele Matteoli, presidente del Consorzio conciatori di Ponte a Egola, l’altra realtà associativa del territorio – e ora c’è da sperare che venga fatta luce il prima possibile. Ma unita alla pandemia e all’aumento dei costi attuali è davvero dura». Ma se le carte prodotte dalla magistratura hanno avuto un effetto benefico per il sistema conciario, è quello che i due cugini divisi dall’Arno ma lontani chilometri e chilometri sul modo di vedere la gestione complessiva del comparto toscano hanno cominciato a dialogare per realizzare finalmente una fusione di cui si parla da anni. Ma che per campanilismi e scarsa capacità condividere le scelte non era mai stata realizzata. Matteoli da un lato e il nuovo presidente dei conciatori santacrocesi, Ezio Castellani, hanno lanciato subito segnali di pace. Dopo un paio d’incontri, lunedì c’è stata la prima riunione tra i due consigli d’amministrazione al completo. Qualcuno ne parla come di primo consiglio di amministrazione unitario. Castellani frena: «L’incontro è stato tra i consiglieri dei due enti. È presto per parlare di associazione unica, ma la strada intrapresa è quella giusta. La volontà reciproca c’è ed è questo che conta. Dobbiamo affrontare e risolvere vari problemi, dalle strategie economiche alla gestione complessiva. Ma serve tempo e ce ne prenderemo quanto serve senza fretta». Unire le forze può essere considerato uno dei rimedi chiesti da imprenditori e associazioni del sistema moda. Come l’Unione nazionale industria conciaria (Unic) che all’indomani degli arresti e dei sequestri di documenti, chiese un cambio di passo netto ai conciatori di Santa Croce. C’è chi dice che a primavera, entro la chiusura delle indagini, tutto sarà sistemato. La realtà descrive due realtà che si stanno avvicinando a passi svelti. Ma non sarà semplice terminare il percorso di unificazione in tempi così brevi.

PANDEMIA E FIERE

«Ho sempre sostenuto che serva una regia unica – riprende Matteoli – ma i tempi contano il giusto. Quel che è importante, invece, è adottare una linea condivisa al di là delle formalità. Specialmente in un momento delicato come questo in cui si pensava che, arrivati all’inizio del 2022, la situazione fosse più promettente. Invece siamo ancora qui con la pandemia alle porte, con ordinativi dalle griffe che arrivano ma non quanto ne servirebbe. E l’incertezza continua a serpeggiare con imprenditori che stanno ammodernando le aziende e altri che, invece, soffrono non poco una situazione che si sta facendo davvero pesante». Le previsioni degli operatori, infatti, davano la primavera di quest’anno come il momento in cui si sarebbero visti i miglioramenti più tangibili. L’arrivo della variante Omicron ha di nuovo imposto a tutti la netta riduzione dei viaggi. E senza questi, significa che mancano i turisti stranieri (asiatici in particolare), ma anche i clienti delle concerie alle fiere. Proprio gli appuntamenti espositivi sono la grossa incognita del periodo. Lineapelle è l’appuntamento più importante. Il 26 e il 27 gennaio ci sarà l’edizione a New York. Dal 22 al 24 febbraio, invece, sarà Milano a ricevere conciatori e compratori. Negli ultimi giorni ci sono stati gli spostamenti a marzo delle fiere dei calzaturieri e dei pellettieri che, in origine, si sarebbe dovute intrecciare con la manifestazione organizzata da Unic, guidata dalla direttrice Fulvia Bacchi e dal presidente Fabrizio Nuti, noto imprenditore proprio di Santa Croce sull’Arno. Proprio l’associazione nazionale di categoria, attraverso il proprio canale d’informazione La Conceria, ha spiegato che la scelta di mantenere le fate è stata presa per «rispettare la corretta dinamica di sviluppo creativo e produttivo delle collezioni».

MOMENTO DELICATO

Un appuntamento atteso che s’intreccia con un momento di aumento dei costi, difficoltà a reperire la materia prima e problemi nell’organizzare i trasporti. Ma che vede il sistema conciario in una profonda trasformazione, proprio per rispondere al bisogno di cambiamento a livello associativo. Un meccanismo che ha sempre visto le amministrazioni pubbliche cambiare fianco a fianco con gli imprenditori. “Concertazione” che, con l’inchiesta, ha subito anch’essa un contraccolpo con politici e amministratori pubblici coinvolti. E che ora si proverà a usare per smacchiare un’immagine scalfita dalle intercettazioni che hanno provocato un vero terremoto nelle stanze del potere toscano. «Stiamo lavorando sodo – riprende Castellani – per cercare di dare una svolta. I dati ambientali ci dicono che siamo sulla buona strada. Ma vogliamo che l’opinione pubblica abbia una concezione della conceria diverso. Per questo, su invito dei sindaci della zona, ci siamo rivolti a un’agenzia di comunicazione importante a livello nazionale per una campagna in cui saranno protagonisti proprio i Comuni di questo territorio. Non vogliamo correre da soli. Gli enti pubblici, Regione compresa, ci sono a fianco per uscire dalla crisi e rilanciare un settore che dà da mangiare a 95mila persone, compresi i bambini e gli anziani delle famiglie che vivono grazie alle concerie».

EFFETTO OMICRON

Perché il problema è legale ed economico. Ma anche sociale. La pandemia e l’inchiesta hanno messo a dura prova le aziende. Ma l’onda lunga della crisi potrebbe generare un tracollo a tutti i livelli. Per questo sono confortanti le parole di Loris Mainardi, segretario della Filctem Cgil: «Terminata la Cassa Covid non c’è stato granché ricorso alla cassa integrazione. Certo, molti contratti interinali o a termine non sono stati rinnovati. Ma per ora il sistema regge e si spera che nei prossimi mesi si possa constatare che il mercato è ripartito. Prima dell’arrivo di Omicron i segnali erano ottimi, ma in questa fase c’è stato un rallentamento evidente. E speriamo che a primavera, quando ci sarà la chiusura delle indagini dell’inchiesta Keu, non si debba invece apprendere che un’altra tegola è caduta sulla testa di un meccanismo fondamentale per tutta la comunità che vive nel comprensorio del cuoio toscano».

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