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Aeroporti, Nencini: «Pisa e Firenze devono unirsi contro Bologna». E indica tre grandi opere strategiche

Riccardo Nencini

L’ex viceministro ai trasporti: «Il primo governo Conte ha bloccato le grandi opere decisive per la Toscana»

Secondo lui, le grandi opere su cui la Toscana dovrebbe puntare sono tre: l’autostrada Tirrenica, che doveva collegare Genova con Roma ma che aspetta da decenni di essere completata, la superstrada Grosseto-Fano, altra incompiuta nonostante i soldi già iniettati, e la Darsena Europa che consentirebbe al porto di Livorno (ora con fondali bassi e poco spazio) di accogliere e gestire le navi portacontainer. Solo con quelle «la regione può davvero svoltare», dice Riccardo Nencini, senatore socialista originario di Barberino di Mugello, ex viceministro alle infrastrutture e dei trasporti dal 2014 al 2018, prima con Renzi poi con Gentiloni.

Senatore, c’è la volontà politica di realizzarle?


«Noi abbiamo lasciato cronoprogrammi ultimati, con tanto di finanziamenti e di tempi per la realizzazione, sia della Tirrenica sia della Grosseto-Fano, di cui è stato realizzato un tratto nel 2016. Per noi erano una priorità. Poi, nel primo governo Conte, si è bloccato tutto. La Tirrenica è addirittura sparita dal dibattito per tornare successivamente. Adesso la Grosseto-Fano è una di quelle opere, insieme alla Darsena Europa, commissariata con l’obiettivo di recuperare il tempo perso dal governo Conte rispetto agli impegni presi dai governi Renzi e Gentiloni».

Rimane il fatto che della Tirrenica se ne sta parlando da 30 anni. Cosa la blocca?

«Inizialmente c’era un problema di tracciato. Mi ricordo problemi con il comune di Orbetello che poi erano stati affrontati e risolti. Poi c’è stato un problema di costi e infine di pedaggio. C’era chi era favorevole, chi contrario e chi era favore al pedaggio per i non residenti ma non per i residenti».

Oltre a queste opere, cosa manca alla Toscana per essere competitiva?

«L’aeroporto di Firenze: deve essere potenziato. Vedo i numeri pre-pandemia: tutti gli aeroporti italiani avevano un aumento di passeggeri del 3, 4 per cento annuo. È evidente che in Toscana c’era e c’è spazio sia per la crescita di Pisa sia di Firenze».

Come dovrebbero svilupparsi i due aeroporti toscani?

«Quello di Firenze copre un’area legata agli affari ma anche ai flussi turistici, che sono imponenti. Quello di Pisa invece è legato al traffico intercontinentale e al low cost. Sul Galilei, all’epoca in cui noi stavamo pianificando, c’era un vincolo di natura militare, per cui lo sviluppo era prevedibile, ma aveva un tetto, oltre quel numero di passeggeri non si poteva andare. Era un’altra ragione per la quale era prevista la crescita in due aeree di diverse».

È d’accordo con Nardella sul fatto che gli investimenti sugli scali debbano partire contemporaneamente?

«La cosa da fare, adesso, è anzitutto creare le condizioni per lo sviluppo di Peretola».

Quindi lei dà la priorità a Firenze?

«Guardi, io sono quello che, da viceministro, ha fatto l’accordo per inserire Pisa e Firenze nell’aeroportualità nazionale e lì c’era la possibilità di accedere a fondi particolari per entrambi. È successo che il potenziamento non è stato realizzato compiutamente e poi è arrivata la pandemia, ma non c’è dubbio sul fatto che il destino del traffico aeroportuale su Firenze è destinato ad aumentare. Basti considerare questo dato: fino al 1997 si muovevano nel mondo un milione di cinesi, nel 2015 erano diventati 100 milioni. C’è tutta una classe media emergente che ha iniziato a muoversi, quindi non perderei tempo».

Siamo in ritardo anche sui collegamenti veloci tra Pisa e Firenze.

«Io intanto provvederei al potenziamento dell’aeroporto fiorentino; non ho mai pensato che una viabilità veloce tra Firenze e Pisa potesse essere sostituiva dell’aeroportualità fiorentina. L’antagonista vero della Toscana è Bologna».

E come si regge il confronto con Bologna?

«Potenziando Firenze e mettendolo in sinergia con Pisa».

In che modo?

«Bisogna definire bacini di utenza e di traffico totalmente diversi. Da Pisa si potrà andare a New York, mentre Firenze avrà una mobilità più ridotta, voli europei ad esempio. È in questa ottica che ha senso una viabilità veloce Pisa-Firenze, Firenze-Pisa, ma non come sostituiva dell’aeroportualità fiorentina, come qualcuno ancora pensa».

Pensa che sia possibile mettere tutti d’accordo?

«Era già stato fatto. Le procedure per potenziare Firenze erano state già avviate».

E poi bloccate.

«Ci sono pratiche che sono diventate più complesse del previsto, il Comune di Sesto Fiorentino che si è opposto, eccetera eccetera».

Nardella, ha anche lanciato la proposta di una multiservizi a livello regionale. È fattibile e auspicabile?

«Le dico solo una cosa: abbiamo registrato un aumento sproporzionato dei costi dei beni primari. Costi talvolta ingiustificati e spesso non compatibili con il servizio che viene erogato. Quindi la prima domanda che bisogna farci è: qual è il tipo di società migliore che consenta costi minori per la famiglie? Poi si ragiona del resto».

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