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Incetta di Zitromax, sparito dalle farmacie. Ma l’antibiotico non serve a curare il Covid

Sergio Bottari, presidente regionale di Federfarma e il farmaco

Corsa ad accaparrarsi il medicinale (generici compresi) con il risultato che anche in Toscana chi ne ha davvero bisogno non lo trova. Due esperti ci spiegano su quali terapie è correttamente utilizzato

FIRENZE. La corsa è scattata a dicembre, con l’esplosione della variante Omicron. Gli effetti si vedono oggi. In farmacia è esaurito lo Zitromax, l’antibiotico prodotto da Pfizer, sì la stessa casa farmaceutica che produce il vaccino anti-Covid. C’è stato un accaparramento, conferma Sergio Bottari, presidente regionale di Federfarma, l’unione dei titolari di farmacie: tutti lo hanno voluto per curarsi dal coronavirus. Peccato che il Covid sia un virus, appunto. E lo Zitromax un antibiotico. Per dirla con il virologo Pier Luigi Lopalco, «non ha alcun effetto sull’infezione».

Insomma, da settimane c’è la corsa a un farmaco che non cura la malattia per la quale si compra. È sparito il farmaco brevettato, ma anche i generici, quelli che contengono il principio attivo, la azitromicina. Non si trovano né in pasticche (per adulti) né in sciroppo per i bambini. Inutili le avvertenze anche dei farmacisti.


«Il problema esiste in Toscana – esordisce Bottari – perché esiste in tutta Italia. Le nostre farmacie sono rimaste senza questo antibiotico (anche i generici) perché ne è stata fatta incetta. Inutile spiegare ai clienti che gli antibiotici non sono efficaci nella cura delle patologie causate dai virus. Non c’è modo di convincere le persone».

Anche perché i pazienti si presentano con una ricetta medica: come tutti gli antibiotici, anche quelli con la azitromicina devono essere venduti solo con prescrizione. Insomma, dietro richiesta del medico. «Abbiamo notato l’impennata delle richieste, all’improvviso, di Zitromax quando si è diffusa la variante Omicron – conferma Bottari – Le persone si sono spaventate e, visti i sintomi causati dalla variante, hanno pensato di mettersi al sicuro tenendo in casa un antibiotico».

Solo che – ribadisce il virologo Lopalco – «questo antibiotico non ha effetto nei confronti del virus. Nessun antibiotico ha effetto nei confronti di un virus. Gli antibiotici servono per contrastare le infezioni batteriche. Ma non è il caso del Covid. Nello specifico, la azitromicina viene impiegata nella terapia per la pertosse (la tosse cattiva), per le malattie respiratorie da batteri, per broncopolmoniti, per le bronchiti». E la parola chiave – sottolinea il virologo – è proprio terapia: «La azitromicina si impiega nella cura di un’infezione batterica, non per prevenire una patologia. E si utilizza per la terapia di infezioni causate da alcuni batteri specifici».

Tuttavia da qualche parte è partita l’associazione della azitromicina al Covid. In particolare alla cura del Covid. «In alcuni casi rari – conferma il professor Lopalco – può accadere che nel corso di un’infezione virale si sviluppi una sovra-infezione batterica: in quel caso, allora si può ricorrere all’impiego dell’antibiotico. Ma l’antibiotico non cura il Covid. Cura la sovra-infezione batterica sopraggiunta». L’equivoco, in effetti, è nato all’inizio della pandemia quando nei protocolli di cura dell’infezione da coronavirus è stata inserita anche la azitromicina: «Ma la cattiva interpretazione del principio che l’antibiotico cura la sovra-infezione batterica e non l’infezione da virus ha determinato l’utilizzo non corretto del farmaco». Con la conseguenza – conclude Bottari – che oggi l’antibiotico non è più disponibile «neppure per chi ne ha bisogno davvero. E fino a febbraio non saremo in grado di rifornirci».

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