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Amazon ci insegna: con strutture e digitale uniti la mobilità funziona. Così l'esperto di trasporti

Fabrizio Palenzona

Fabrizio Palenzona dopo l'intervista del sindaco Nardella al Tirreno: «Procedure d’urgenza anche per l’economia». Le sue previsioni: Pisa raggiungerà i 9 milioni di passeggeri, Peretola sarà l’aeroporto del lusso

Un sistema della mobilità che tenga insieme tecnologia e infrastrutture fisiche per rendere efficienti ed efficaci i collegamenti nel Paese con un ruolo centrale per gli aeroporti che nel giro dei prossimi tre anni torneranno ai numeri del 2019 per poi crescere in modo esponenziale.

Aeroporti ma non solo. La programmazione che facciamo oggi dovrà tenere conto di tutto il sistema della mobilità: strade, treni, aerei. Non con progetti singoli ma collegati, intermodali. Facile da dirsi, facile anche da progettare, difficile da fare. È questo in estrema sintesi il pensiero di Fabrizio Palenzona, dirigente d’azienda, banchiere, già presidente dell’Associazione italiana concessionarie autostrade e di Assoaeroporti. Dodici anni fa fu tra i primi a seguire il progetto di ristrutturazione dell’aeroporto di Firenze, esempio di cosa non funziona in Italia «perché quella pista, come molte altre infrastrutture in Italia, ancora non c’è».


Presidente, perché non abbiamo una mobilità efficiente?

«Manca da sempre in Italia, e di conseguenza nelle regioni, un piano generale di mobilità sostenibile e intermodale. Persone e merci devono spostarsi in un sistema funzionante e competitivo».

E allora facciamo un piano?

«È un piano banale nella sua concezione ma allo stesso tempo rivoluzionario. Dobbiamo cominciare risolvendo alcuni problemi. Il primo: tra campanili, comitati del no, protezionismi ambientali e culturali (sacrosanti) non si riesce mai a realizzare tutte le fasi di un progetto portandolo a compimento. Il secondo: paghiamo un gap enorme nella logistica. Non esiste nessun grande gruppo italiano. Le Poste hanno preferito diventare banche mentre sarebbe servito un gruppo stile Deutsch Post. Ci serviva anche un grande network mrci delle ferrovie e non ce l’abbiamo. È mancata una regia complessiva. E anche oggi, più di sempre, ne servirebbe una per migliorare la mobilità. Si deve ragionare in termini di rete, coordinandosi. Non l’abbiamo mai fatto e ora non possiamo più permetterci perdite di tempo: né per la mobilità delle merci né per quella delle persone».

Cosa serve per diventare efficienti e non perdere il treno della svolta economica e della sostenibilità?

«Procedure d’urgenza e una regia unica. Serve un’integrazione intermodale tra aeroporti e ferrovie, due sistemi che non si fanno concorrenza ma si completano se mettono al centro chi viaggia, sia un pacco o una persona. Siamo in emergenza sanitaria e quindi lavoriamo per Dpcm, siamo anche in emergenza economica ma non usiamo provvedimenti di urgenza. Serve un altro Figliuolo, un commissario, anche per risolvere i nodi della nostra connettività. Occorre rendere fluida la mobilità con opere mirate nei punti chiave. Pensiamo ad aeroporti, ferrovie, strade, parcheggi con una gestione del traffico unica: partiamo a livello nazionale e poi decliniamo i piani a livello regionale e locale. E a tutto questo applichiamo i sistemi tecnologici: un cervello unico che gestisce la mobilità con efficienza facendo combaciare la gestione tecnologica con quella fisica. Per intendersi quello che tutti i giorni fa Amazon. La tecnologia serve per portarci a casa in tempi rapidi la merce ovunque sia».

Il tempo però passa e non siamo a un buon punto.

«Lo ripeto. Abbiamo chiamato Draghi perché avevamo due emergenze: una sanitaria, una economica. Quella sanitaria è la pandemia, quella economica e la gestione del Pnrr. Per la sanità si decide e si agisce. Nell’emergenza economica è ancora più necessario usare gli stessi metodi. Un ricorso blocca tutto, siamo alla follia. Una volta elaborati i progetti non avremo fatto ancora niente».

Non è democratico, non crede? Si rischiano per esempio infiltrazioni mafiose.

«Il malaffare lo combattono i carabinieri e la magistratura. I progetti li fanno gli ingegneri. Se qualcuno ruba si arresta ma il cantiere va avanti. Se qualcuno viene leso nei propri diritti fa ricorso e se vince sarà indennizzato. Ma il Paese non può più restare fermo ».

Parliamo degli aeroporti. Servono?

«Oggi viaggiamo al 50-60% della possibilità dei nostri aeroporti che anche se privatizzati restano una struttura centrale del Paese. Dobbiamo capire che sviluppo del trasporto aereo ci sarà e programmare da qui a trent’anni. Se, come credo fortissimamente, gli aeroporti diventeranno gangli del Paese preoccupiamocene ora. Facciamo quello che serve».

E in Toscana e nell’Italia centrale in quali strutture serve investire?

«Secondo me prima di tutto negli aeroporti. Bologna ha il suo mercato, il collegamento ferroviario veloce l’ha agevolata nei collegamenti con Firenze e con Verona. Pisa ha una potenzialità inespressa: in prospettiva deve intercettare il turismo di “massa”. Firenze invece è un aeroporto del turismo di lusso. Io sono convinto che tra 2-3 anni torneremo ai dati del 2019, poi la crescita sarà tumultuosa. Pensiamo all’opportunità che arriva dal turismo cinese. La Turchia ha costruito un nuovo aeroporto enorme proprio per intercettare questi flussi turistici. Noi dovremo essere facilmente raggiungibili per chi vuole venire in Italia: Pisa arriverà a 8-9 milioni di passeggeri, Firenze, con la nuova pista, sarà un city airport ma con una capacità propria di attrazione di un turismo di alta qualità. Tutto questo va integrato con le ferrovie e con le strade per evitare che ci siano ingorghi “programmati”».