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La svolta di Nardella: «Pisa è e deve restare il primo aeroporto della Toscana»

L’aeroporto di Pisa e e il sindaco di Firenze Dario Nardella

La nostra intervista al sindaco: «Basta rivalità tra città». Firenze ora gioca in squadra «senza imporsi». Multi-utilty, alta velocità e treni: ecco i progetti che vanno condivisi

«Ribadisco che il Galileo Galilei è l’aeroporto di riferimento del sistema toscano». No, non sono parole del sindaco di Pisa Michele Conti. E neppure quelle del collega di Prato Matteo Biffoni. È Dario Nardella, sindaco di Firenze, dal suo ufficio di presidente della città metropolitana a pronunciarle.

Il sindaco di Firenze tende la mano a Prato, a Pisa, a Livorno con cui negli anni passati tanto – su questi argomenti – si è scontrato. Oggi il palazzo di via Cavour si fa simbolo di un nuovo approccio toscano ai grandi temi e dell’abbandono al firenzecentrismo che tanto ha reso antipatico il capoluogo al resto della regione. È la svolta di Dario Nardella «perché i tempi in cui si pensava di governare Firenze senza guardare oltre le mura di Arnolfo sono finiti» e perché «ho capito che i grandi progetti non nascono con prove muscolari». In realtà è un percorso cominciato quasi un anno fa con incontri con i colleghi per confronti sull’aeroporto ma anche su tanti altri temi strategici. «Non sento l’ossessione – dice – della rivalità tra città toscane ma vedo tutto il pericolo per questa regione di una contrapposizione esasperata che trae origine da secoli di guerre ma che, se vogliamo guardare al futuro e giocare una leadership in Italia e in Europa, dobbiamo lasciare nei libri di storia».


Sindaco, qual è per lei il progetto simbolo della collaborazione tra città toscane?

«Il primo è quello della nascita di una multi-utility regionale. Ci credo molto perché ci permetterebbe in un solo colpo di recuperare il divario impressionante che abbiamo con le altre grandi regioni italiane nel settore dei servizi pubblici locali. In Emilia Romagna hanno le grandi multi-utility Iren ed Hera, in Lombardia A2A, nel Lazio Acea e noi? Un “mondo” frastagliato fatto di decine e decine di imprese (143 aziende, comprese farmacie e trasporto pubblico) che sono esposte da ora in poi a una cannibalizzazione e all’attacco delle imprese esterne».

Non se sente più parlare da almeno un anno.

«Ci stiamo lavorando in silenzio e con umiltà. Abbiamo terminato i primi atti delle giunte comunali tra Firenze, Prato e Empoli; abbiamo impostato la base del progetto industriale e io ho avviato contatti con i sindaci della costa e del Sud. Siamo a un momento cruciale perché abbiamo due strade davanti: o la multi-utility nasce come società della Toscana centrale che accorpa i settori di questo territorio economicamente trainante della regione oppure costituiamo direttamente una società toscana regionale a tutto tondo. È questo secondo obiettivo che mi convince di più».

Con quali tempi però?

«L’anno decisivo per realizzare la multi-utility toscana è il 2022. Stiamo contattando i sindaci per parlare di governance, di aumento dei dividendi e degli investimenti e di riduzione delle tariffe. Io pubblicamente mi prendo un impegno: Firenze non ha intenzione di imporre una sua primazia ma i compagni di viaggio di questo progetto dovranno avere tutti il peso che meritano in rapporto al loro ruolo e alla loro realtà senza che nessuno prevalga sugli altri. La multiutility potrà generare un miliardo e mezzo di investimenti mantenendo una regia pubblica».

Bollette dell’energia porta subito a pensare a gestione dei rifiuti. Tema mai affrontato concretezza in Toscana?

«È una parte centrale dei compiti della multi-utility. Nel 2022-2023 convergono tutta una serie di sfide: la prima, la transizione energetica e gli investimenti sulle infrastrutture dell’ambiente; la seconda, l’attuazione del piano di resilienza e del rilancio europeo; tre, il lavoro della Regione Toscana sul piano dei rifiuti. Con l’assessore Monni e con Alia, azienda di servizi dell’area metropolitana fiorentina, abbiamo cominciato a impostare un piano industriale per la realizzazione di impianti di nuova generazione. Io accetto la sfida di superare i termovalorizzatori che noi, tra l’altro in anni non abbiamo mai costruito. A differenza dell’Emilia Romagna e della Lombardia. Lavoriamo sui bioimpianti, i rigassificatori ma superiamo anche la stagione delle discariche. La Toscana ha l’occasione di rimettersi in pari in un solo colpo cercando di realizzare questo concetto di economia circolare trasformandolo da modello filosofico a nuovo modo di vivere. L’economia green è una grande opportunità: ho incontrato Alstom per un progetto di produzione e stoccaggio di idrogeno verde che servirà ad alimentare la ferrovia Faentina e ad alimentare un’eventuale nuova flotta di autobus a idrogeno. Ne ho parlato sia con Giani sia con Bonaccini: è un progetto che permetterebbe alla Toscana di presentarsi come una delle realtà più innovative nel raccordo tra economia circolare e trasporti».

Trasporti, il secondo nodo da sciogliere.

«È il secondo progetto su cui stiamo lavorando. Non disperdere il senso del patto di collaborazione firmato il primo aprile a Livorno. L’assessore regionale Baccelli ha proseguito il lavoro da quell’incontro. Ci rivedremo con i colleghi di Pisa, di Lucca e di Livorno a marzo, a un anno, per fare il punto della situazione e dare un’altra spinta. Il tema della connessione tra la costa e la città metropolitana è fondamentale e riguarda 2 milioni di cittadini. Ora o mai più».

Un altro tavolo. L’ennesimo.

«No. dobbiamo passare dalle riunioni ai fatti. Sugli aeroporti dobbiamo avere l’intelligenza di mettere da parte rivalità, di ripartire dal un nuovo masterplan per Firenze e di ribadire in modo netto e chiaro che l’aeroporto di Pisa è quello di riferimento del sistema toscano. Dobbiamo lavorare alla complementarietà dei due scali e capire cosa non ha funzionato anche nel rapporto con i sindaci nell’esperienza del primo masterplan di Firenze. I tempi sono maturi per ripartire con un nuovo progetto che tenga in maggiore considerazione gli aspetti ambientali e che abbia nella complementarietà con Pisa un punto irrinunciabile. Il 2022 è decisivo anche per questi passaggi».

Come si concretizza il concetto di “aeroporto di riferimento del sistema toscano”?

«Uno. Pisa dal punto di vista dei flussi è e deve restare il primo aeroporto della toscana. Firenze con la nuova pista sarà un city airport. Due. Gli investimenti di tutto il sistema aeroportuale devono riguardare in maniera chiara anche lo scalo di Pisa e devono partire contestualmente a quelli di Firenze. Tre. Si deve garantire un impatto positivo dell’occupazione dello scalo di Pisa»

Renzi le direbbe che non riconosce “il fratello” Nardella. Glielo ha già detto per dichiarazioni più caute.

«La riflessione fatta un anno fa da Letta mi ha aiutato. L’incontro del primo aprile è nato da lì. Ho maturato l’idea che non è con le prove muscolari che si portano a casa i grandi risultati. E questo vale per la multi-utility così come per gli aeroporti e per le infrastrutture. Detto dal sindaco di Firenze, una delle più importanti città italiane e vero motore dell’economia toscana, non è un fatto scontato. È una svolta. Non intendo avallare alcun atteggiamento muscolare: con la testa costruiamo i grandi progetti».

Servono collegamenti più veloci tra Firenze e Pisa, ad esempio.

«Vedrò il ministro Giovannini il 7 febbraio per parlare dei progetti della città metropolitana e con il presidente Giani stiamo lavorando per incontrare nei giorni successivi, l’11 febbraio, i vertici di Ferrovie e Rfi: quella sarà l’occasione per mettere sul tavolo tutte queste priorità. Anche perché il tema dell’alta velocità di Firenze, che purtroppo sta andando troppo a rilento, è direttamente collegato alla connessione con la costa».

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