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Coronavirus, l'esperto dell'Ars: «In Toscana il picco dei contagi è alle spalle». Cosa sta funzionando e il punto debole

Fabio Voller, coordinatore dell'Osservatorio di epidemiologia, fotografa la situazione nella nostra regione: soprattutto in tre province il calo di casi è evidente. Le previsioni sui ricoveri

FIRENZE. «Il picco dei contagi è già alle spalle nella nostra regione». Fabio Voller, coordinatore dell’Osservatorio di epidemiologia dell’Agenzia regionale di sanità della Toscana (Ars), spiega che il numero di contagi - che ha toccato l’apice il 4 gennaio scorso con 18.868 persone risultate positive al coronavirus - è in discesa. Ma per vedere lo stesso risultato riflesso anche sul fronte dei ricoveri in ospedale e dei decessi bisognerà aspettare. Almeno una quindicina di giorni.

Dottor Voller, dopo i numeri elevati del 4 gennaio scorso, andati poi avanti per giorni, finalmente una tregua: cominciamo a vedere la luce in fondo al tunnel?

«Sì. La Toscana ha già raggiunto il tetto massimo dei contagi e ora cominciano a scendere. Lo abbiamo già visto in questi ultimi giorni e il trend proseguirà».

Possiamo essere altrettanto ottimisti sul fronte dei ricoveri?

«Per ottenere un alleggerimento della pressione ospedaliera bisognerà aspettare almeno quindici giorni. Il calo dei ricoverati e dei deceduti subisce, in genere, uno spostamento in avanti di due settimane rispetto all’inizio della diminuzione dei contagi. Poi cominceremo a vedere un miglioramento anche in questa direzione, ma un primo e importante passo è già stato compiuto».

I ricoveri sono causati dalla variante Omicron?

«Non possiamo dirlo con certezza. Per farlo, ogni singolo tampone dovrebbe essere sequenziato per riconoscere la variante. I laboratori sono oberati di lavoro in questa fase per garantire ogni giorno l’analisi dei test, che sono ancora moltissimi. Questo ulteriore sforzo non può essere loro richiesto».

In alcune province il calo dei contagi è più evidente di altre?

«Sì, assolutamente. A Firenze, Pisa e Pistoia, pur occupando ancora i primi posti nella classifica delle province per il tasso più alto d’infezione, stiamo assistendo a un drastico calo dei nuovi positivi al coronavirus. Stiamo parlando di realtà densamente abitate e, proprio per questo, più soggette alla diffusione del virus. Il fatto che i contagi siano in diminuzione proprio lì fa ben sperare».

E poi ci sono province dove, anche nel clou della pandemia, i contagi sono sempre rimasti contenuti, ma in questa fase la diminuzione si vede anche lì.

«Sì. Penso a province come Siena e Grosseto, aiutate moltissimo dalla conformazione territoriale. Si tratta di territori molto vasti, ma con tanti comuni sparsi qua e là sul territorio».

La variante Omicron sta regredendo: a cosa lo si deve?

«Alla campagna vaccinale che è stata un successo a livello organizzativo in Toscana. Ma va detto: il merito va anche ai cittadini toscani che hanno dimostrato di avere un grande senso di responsabilità, aderendo in massa alla vaccinazione. In questo modo è stato possibile contrastare l’aggressività del virus. Senza il vaccino sarebbe stato tutto molto più difficile».

C’è ancora un punto debole tra la popolazione?

«Al momento l’infezione circola molto tra i bambini con un’età inferiore agli 11 anni che, non a caso, è la fascia d’età che, per ora, è stata vaccinata meno. La Regione Toscana si sta impegnando anche in questa direzione per proteggere questa fascia d’età con iniziative dedicate, come, ad esempio, il camper delle vaccinazioni davanti alle scuole».

Ha inciso la riapertura delle scuole in presenza sul picco dei contagi?

«Dobbiamo aspettare che questo effetto si mitighi. Sia chiaro: dentro le scuole la didattica è sicura con dirigenti e docenti impegnati a garantire ogni giorno la sicurezza degli studenti in classe. Il punto vero sono tutti i contatti che si attivano quando la scuola si rimette in moto. E quando c’è una variante contagiosa come Omicron basta davvero molto poco per infettarsi».

In conclusione, cosa dobbiamo aspettarci per le prossime settimane?

«I contagi continueranno a calare, ma i numeri di ricoveri (anche i più gravi) e decessi potrebbero ancora farci preoccupare per un po’. È una fase di passaggio, poi a febbraio potremo guardare alla pandemia con maggiore tranquillità. Tutto questo non significa che il pericolo sarà del tutto passato, ma abbiamo un’arma fondamentale contro il virus: la vaccinazione. Di pari passo, non dobbiamo tralasciare quelle misure che, ormai, fanno parte della nostra quotidianità: indossare la mascherina, rispettare il distanziamento interpersonale e igienizzarsi spesso le mani. L’attenzione deve restare alta»

.R.L.

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