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Lettera di Verdini, terremoto Forza Italia: “Silvio attento, Denis ormai lavora per Salvini” - Il testo integrale

Denis Verdini: la sua lettera su Berlusconi e gli scenari per la Presidenza della Repubblica è stata pubblicata in esclusiva dal Tirreno (Foto Ansa)

E gli ex amici toscani del fiorentino ora parlano di una “strategia monca”. “Denis non ha perso il vizio delle trame, ma ha perso il pelo”

L’idea che Denis Verdini si sia tuffato in una piscina di Cocoon della politica e perfino dai domiciliari abbia ripreso a tessere la sua tela, ovvio, non è piaciuta in Forza Italia. «Alcuni di noi hanno addirittura chiamato Arcore, altri hanno scritto al presidente un messaggino. Tutti per dirgli la stessa cosa. “Silvio, non ti fidare. Denis ormai lavora per Matteo”», racconta un maggiorente degli azzurri. Sì, perché tutti danno la stessa interpretazione della lettera indirizzata dall’ex senatore berlusconiano a Marcello (Dell’Utri) e Fedele (Confalonieri) pubblicata ieri dal Tirreno.

Quel messaggio che in dieci punti traccia agli “arzilli vecchietti” una strategia da suggerire a Silvio Berlusconi per essere eletto al Quirinale, ai più è sembrato l’esatto opposto. Un capolavoro di retorica machiavellica. In fondo, al di là delle amicali tenerezze, il senso del testo di Verdini è chiaro: si tenti di portarlo al Colle fino al quarto scrutinio, poi l’ex premier, “Il Nostro” – lo chiama più volte Denis nel testo – si faccia da parte «con dignità» e lasci il ruolo da kingmaker a Matteo Salvini, incidentalmente genero dello scrivente. All’uomo del Papeete si diano “pieni poteri” sulla scelta del nome. A Salvini, del resto, «si può chiedere lealtà, ma non fedeltà assoluta. Perché un’eventuale sconfitta sul Quirinale pregiudicherebbe anche la sua carriera politica». Una lettera che a Confalonieri hanno consegnato in forma cartacea, lui non proprio avvezzo alla tecnologia e di cui il Cav era informato ma neppure aveva voluto leggere, racconta chi gli è vicino in queste ore descrivendolo irritato per l’ennesimo sabotaggio all’«operazione scoiattolo».

«Un messaggio quasi brutale. Ma se voleva aiutare Salvini, questa volta Denis ha sbagliato. Se emerge una cosa da quella lettera, è la debolezza del leghista. A questo punto, se tutto saltasse per aria, a Silvio non resterebbe che farsi sponsor ufficiale della candidatura di Draghi al Colle e chiedere che a Palazzo Chigi vada Giancarlo Giorgetti. Per Matteo allora sì, sarebbe la fine politica», ragiona un parlamentare toscano. Uno di quelli da tempo in rotta con Verdini, considerato ormai da molti l’uomo che ha tarpato le ali al centrodestra, gli ha impedito di conquistare la regione rossa consegnandola a un patto di non belligeranza con Matteo Renzi. Per anni è stato così. In Toscana decideva tutto lui: candidature, ruoli, accordi. Ogni volta spuntava la chioma argentea del re Denis a chiudere una trattativa decisiva. «Per anni ha convinto Silvio che sarebbe stato impossibile provarci e conveniva di più non disturbare il Pd. Ora finalmente si sarà accorto di che pasta è fatto», ragiona un deputato di Fratelli d’Italia, che aggiunge: «Che Verdini lavori alla Presidenza della Repubblica non stupisce, era quello l’obiettivo con cui ha fatto incontrare Salvini e Renzi nella sua villa al Pian dei Giullari, sopra Firenze. In quella missiva manca solo il riferimento esplicito alla grazia che il Cavaliere dovrebbe accordare in caso di successo. Denis non ha perso il vizio delle trame, ma ha perso il pelo». I domiciliari lo avrebbero arrugginito. La pena arrivata dopo l’ultima sentenza sul crac per il Credito fiorentino.

Ma se Denis sogna un Colle dei giullari o di essere un giullare, un burattinaio del Colle, i forzisti si metteranno di traverso. Non nella Lega. «A me l’ipotesi Berlusconi non crea problemi – rivela un deputato leghista, uno dei big toscani del Carroccio – Mi meraviglio però di chi continua a illuderlo. I numeri al momento non ci sono». «È un messaggio di amicizia – dice Pietrangelo Buttafuoco, giornalista e intellettuale d’area, grande conoscitore di cose berlusconiane – Verdini si conferma quello che è sempre stato, un amico leale ma neppure cieco, conoscitore dei numeri e degli esseri umani, un sottile stratega. Quando lo definisce l’unico capace di allargare il campo e convincere i peones “con i suoi mezzi”, sembra un dettaglio di una pagina di Simenon. Oltre che una pagina di politica questa lettera è anche una grande pagina di costume, descrive perfettamente la natura degli arci-italiani».

Eppure, perfino fra i suoi ex amici, c’è chi crede che questa volta la tela di Verdini sia smagliata, che il re Denis stia perdendo colpi. «Mi pare uno dei tanti contributi al dibattito – dice Paolo Amato, ex parlamentare del Pdl ai tempi in cui Verdini furoreggiava e oggi vicino alla Lega – È perfino giusto quello che dice e comprendo la preoccupazione di tenere saldo il centrodestra, ma sostenere che Berlusconi dovrebbe farsi da parte se non riuscisse a venir eletto e lasciare campo libero a Salvini, non mi convince. È proprio il piano B il tassello mancante. Qual è il nome su cui si dovrebbe puntare? E si può chiedere a un “king” come Silvio di non fare il kingmaker? Quella di Denis stavolta è una strategia monca».

LA LETTERA INTREGRALE

Caro Marcello, Caro Fedele,

è stata davvero una bella mattinata nella quale alcuni ‘vecchietti arzilli’, come quelli di Cocoon, hanno ritrovato il gusto del sogno. Ed è stato bello sognare di mandare Silvio al Quirinale, per la rivalutazione di tutta la nostra storia ed ancor più bello è stato pensare agli innumerevoli suicidi dei vari Travaglio, Gruber, Zagrebelsky ecc… che sarebbero provocati da questo evento.

Approssimandosi la scadenza del 24 gennaio è fisiologico che il dibattito generale sulla scelta del prossimo Presidente della Repubblica cambi natura e fisionomia.

Finora si è variamente giocato sul piano esclusivo della comunicazione. Ma fra dodici giorni a ciò che si comunica dovrà seguire ciò che si fa. Altrimenti sarà un disastro.

Questo è vero in generale per i rapporti maggioranza-opposizione piuttosto che per quelli fra schieramenti (centrodestra versus centrosinistra) ma è ancor più vero per i rapporti interni al centro-destra.

Il nostro Presidente ha la legittima ambizione di coronare il suo straordinario percorso politico con l’elezione a presidente della Repubblica.

Nessuno nel centro-destra può negargli questa opportunità.

E infatti i vari Salvini, Meloni, Lupi ecc… si sono finora dimostrati disponibili, con la comprensibile prudenza legata alla difficoltà dell’opera.

Allo stesso tempo il presidente ha dato informalmente ‘certezze’ su presunte disponibilità di voti o pacchetti di voti in suo favore (al di fuori dell’alveo del centro-destra)

Come era ovviamente prevedibile la candidatura, ancorché finora soltanto ipotizzata, del Nostro ha scavato un fossato nelle posizioni ufficiali dei partiti: è evidente che né il Partito democratico, né il Movimento 5 Stelle, né Italia Viva forniranno alcun supporto.

Ma anzi, specie i primi due partiti, potrebbero essere tentati dalla soluzione dell’Aventino (non far partecipare i propri gruppi alla quarta chiama: un espediente che il centro-destra ha utilizzato con successo in occasione della candidatura Prodi. In quella circostanza e grazie a quell’azione implose il partito democratico che si ritrovò con 101 franchi tiratori in più e un segretario in meno, Bersani).

Ma Aventino o non Aventino il punto è che la situazione e il confronto fra i partiti è in stallo: il pd si è reso indisponibile a sedersi intorno al tavolo dei leader proposto da Salvini fino a quando sarà in gioco la candidatura del Nostro. Ed è evidente che né Salvini né Meloni sono in grado di ‘allargare’ il consenso intorno a Berlusconi.

Credo dunque che in questa fase si possa pretendere la lealtà degli alleati, a condizione che nessuno (e soprattutto Salvini) si veda sottratto il proprio ruolo in una fase politica decisiva per le sorti di questa e della prossima legislatura.

La Lega infatti dispone di 197 grandi elettori in parlamento cui andranno aggiunti i delegati regionali (immagino 15-20 a occhio e croce, le elezioni nelle regioni sono in corso…). Solo il Movimento 5 Stelle (che però è dilaniato dai contrasti interni) dispone, sulla carta, di un numero maggiore.

Quello cioè che non si può pretendere da Salvini è che rinunci al tentativo di esercitare un ruolo da king maker: anche perché il centro-destra mai è stato così vicino, nei numeri, a poter conseguire un risultato che mai ha ottenuto.

Gli si può chiedere dunque lealtà, ma non fedeltà assoluta, senza se e senza ma. Perché un’eventuale sconfitta sul Quirinale pregiudicherebbe anche la sua carriera politica.

Il nostro Presidente dunque non potrà logicamente fare l’una e l’altra cosa cioè il candidato e il king maker. Già stiamo assistendo ad una prima volta nella storia: mai infatti è esistito qualcuno che si è autocandidato al Quirinale. Non credo che la storia ci consentirà di fare entrambe le cose.

Dunque che fare?

Io credo che a tutto il centro-destra dobbiate fornire rassicurazioni non già sui nomi di chi, nel segreto dell’urna porterà i voti aggiuntivi che mancano, ma che quale che sia l’esito della votazione sul Nostro Presidente, a fronte di un eventuale insuccesso, Forza Italia stia ancorata coerentemente al centro-destra.

Diversamente – se Salvini o Meloni capissero che il Nostro ha seconda carte o piani B – sarebbe l’intero centro-destra a saltare per aria. E questo potrebbe accadere anche prima del 24 gennaio, scatenando un ‘liberi tutti’ che spalancherebbe le porte alla sinistra per poter indicare l’ennesimo presidente di parte, camuffato da presidente di tutti.

Ma se vogliamo portare a casa il risultato non dobbiamo commettere errori ed in estrema sintesi, ecco quello che penso:

1) l’occasione storica dopo trenta anni di avere per la prima volta un presidente di centro-destra deve essere un punto fermo anche nella testa di Silvio Berlusconi (perciò non faccia trapelare giudizi negativi sui possibili candidati di centro-destra perché questa partita corre sul filo di lana e vale anche un voto);

2) come vedremo di seguito deve chiedere a tutto il centro-destra di dimostrargli lealtà non a parole ma nei fatti;

3)deve riconoscere al centro-destra e in particolare a Salvini l’agibilità politica per portare a casa il risultato;

4) è accertato che i leader di centro-destra non sono in grado di procurare altri voti nell’ambito del centro-sinistra sul suo nome;

5) è chiaro che solo Silvio Berlusconi può espandere con tutti i suoi mezzi e le sue possibilità i voti dall’altra parte;

6) è altrettanto chiaro che trattandosi di rapporti personali e particolari Silvio non può, per evitare sputtanamenti, comunicare i nomi da lui conquistati agli alleati;

7) per questa ragione si crea una posizione di stallo e di diffidenza pericolosissima;

8) quindi poiché il centro-destra riconosce a Berlusconi tutti i suoi meriti storici è giusto che Berlusconi alla quarta votazione provi a diventare presidente della repubblica sommando i numeri:  

Forza Italia 129,

Coraggio Italia 31,

Lega 197,

Fratelli d’Italia 58,

Lupi 5,

Regionali 33.

Totale 454

Ai quali deve aggiungere i numeri che lui ha in pectore per arrivare all’obiettivo;

9) è quindi chiaro che è tutto nelle mani di Silvio: auguri a tutti noi. Se ciò sfortunatamente non dovesse accadere Silvio deve permettere a Salvini (il gruppo di grandi elettori più grande del centro-destra) di portare a termine l’obiettivo di eleggere un presidente di centro-destra, fornendogli tutto il  suo appoggio;

10) in altre parole togliere tutto il chiacchiericcio dai giornali sul fatto che Berlusconi, dopo un eventuale esito negativo della quarta votazione, a quel punto potrebbe scegliere di spaccare il centro-destra votando Draghi, Amato o chissà chi altro.

Passando quindi alla pratica alla quarta chiama ciascun gruppo politico del centro-destra si farà ‘riconoscere’ firmando le schede. A Fratelli d’Italia sarà detto di votare Silvio Berlusconi, alla Lega di votare on. Silvio Berlusconi e così via…

Nel caso che alla quarta votazione non si palesino i voti aggiuntivi in numero sufficiente a far eleggere il Nostro, il Presidente dovrà rassicurare gli alleati della propria disponibilità a concordare SOLO con gli alleati le mosse successive che dovranno andare nella direzione di eleggere comunque un nominativo indicato dal centro-destra.

Fuori da questo schema è evidente che chi smania di votare Draghi (la Meloni) o chi vuole legittimamente far pesare i suoi 215 grandi elettori (Salvini) si sentirebbe libero di fare come gli pare.

Quanto alla raccolta dei voti aggiuntivi mi permetto di suggerirvi di passare dai numeri garantiti da sedicenti portatori di voti, ai nomi.

Questo servirà a far scoprire le carte e ad evitare che vi vendano due volte la stessa merce. E di assegnare a costoro una ‘firma’ riconoscibile.

Ma se Berlusconi ha i voti di tutto il centro-destra, potrà comunque fare autonomamente la scelta di ritirarsi ancora con dignità all’esito della quarta votazione.

Ma se non dovesse portare a casa neppure i voti del centro-destra, sarebbe un disastro.

E se fosse un disastro annunciato, sarebbe ancora peggio per chi lo ha portato a questo punto.

Un abbraccio

D

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