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«Così si può eleggere Berlusconi al Quirinale, ma non danneggiamo Salvini». Lettera di Denis Verdini a Dell’Utri e Confalonieri - Il testo integrale

Denis Verdini

Nel messaggio disegna la strategia per portare Berlusconi al Quirinale. Con un occhio di riguardo al genero segretario della Lega: «Silvio deve permettergli di portare a termine l’obiettivo di eleggere un presidente di centrodestra»

«Caro Marcello, Caro Fedele, è stata davvero una bella mattinata nella quale alcuni “vecchietti arzilli”, come quelli di Cocoon, hanno ritrovato il gusto del sogno». Va detto, l’incipit è fulminante.

Prosa ritmica, quasi. «Ed è stato bello sognare di mandare Silvio al Quirinale». Quel vecchio drago di Denis Verdini sembra un narratore navigato.

Marcello e Fedele, che ve lo diciamo a fare, sono Dell’Utri e Confalonieri. La lettera è indirizzata a loro. Non è neppure certo che sia ancora arrivata sulla scrivania di Silvio Berlusconi. Ma che importa. Perché sì, sarà pur vero che a scrivere è un vecchio fedelissimo – era un’altra era, invero –, il fiorentino che fu tessitore di mille tele per il Cav ai tempi in cui il cielo sopra Palazzo Chigi era sempre azzurro, ma ora quell’amico ormai sbiadito è un padre, e soprattutto un suocero.

Cosa non si fa per i figli, cosa non farebbe Denis per Francesca, dunque per Matteo. Matteo Salvini. Perché il papello agli arzilli, scritto dai domiciliari, al di là delle amicali tenerezze della captatio benevolentiae, è una fredda e lucida analisi con cui Verdini suggerisce ai consiglieri di Berlusconi una strategia per affrontare la partita del Colle. E se nell’attacco riecheggia Martin Luther King (Denis has a dream), la chiusa è alle Rino Formica. Tradotto: la politica – è il succo della missiva – dovrebbe essere utopia, nella pratica è sangue e merda. E Silvio dovrà farsi da parte alla quarta chiamata se il sogno si infrangesse e soprattutto non dovrà minare la credibilità di Salvini. Non delegittimarlo come king maker. Altrimenti il centrodestra «imploderebbe».

Del resto, mandare il Cav al Quirinale sarebbe «bello per la rivalutazione di tutta la nostra storia, ed ancor più bello è stato pensare agli innumerevoli “suicidi” dei vari Travaglio, Gruber, Zagrebelsky ecc… che sarebbero provocati da questo evento», scrive Verdini con una metafora ardita, e quei condizionali sono già la spia di una grande ipotetica dell’irrealtà.

Ma andiamo con ordine. «Finora si è giocato sul piano esclusivo della comunicazione. Ma fra dodici giorni – aggiunge – a ciò che si comunica dovrà seguire ciò che si fa. Altrimenti sarà un disastro». Primo avvertimento. In caso di errori, a correre i maggiori rischi sarebbe proprio il centrodestra. Quella di Berlusconi è «una legittima ambizione», «nessuno nel centro-destra può negargli questa opportunità». E infatti «i vari Salvini, Meloni, Lupi ecc… si sono finora dimostrati disponibili», con «comprensibile prudenza». Ma a Verdini basta un aggettivo o un avverbio qua e là per insinuare un dubbio. Con la caccia ai peones, il Cav «ha dato informalmente “certezze” su presunte disponibilità di voti» fuori dal centrodestra, e la sua candidatura, «ancora soltanto ipotizzata», ha «scavato un fossato» con il centrosinistra. Soprattutto con Pd e M5S che, teorizza, saranno «tentati dalla soluzione dell’Aventino», proprio come il centrodestra fece con Prodi, facendo emergere i 101.

Dunque, se il Pd non si siede al tavolo e Matteo e Giorgia Meloni da soli «non sono in grado di allargare» il consenso intorno a Silvio, in questo scenario si «deve pretendere la lealtà degli alleati», votare compatti. Ma ciò che «non si può pretendere da Salvini è che rinunci al tentativo di esercitare un ruolo da king maker». Il centrodestra mai è stato così vicino a eleggere un Presidente. «Gli si può chiedere dunque lealtà, ma non fedeltà assoluta. Un’eventuale sconfitta sul Quirinale pregiudicherebbe la sua carriera politica».

La lettera è anche un esercizio di stile. Denis per cinque volte evoca il Cav chiamandolo “il Nostro”, ne dipinge gli scenari luminosi, ma mestamente richiama pure le ragioni del leghista. Che buon suocero. Del resto, «il Nostro non potrà logicamente fare il candidato e il king maker. Già stiamo assistendo ad una prima volta: mai è esistito qualcuno che si è autocandidato al Quirinale».

Dunque, «che fare», si chiede leninianamente Verdini. Intanto Berlusconi garantisca che Forza Italia starà ancorata al centrodestra. Niente patti con Letta e Renzi. Via il «chiacchiericcio» dai giornali sulla possibilità che possa appoggiare, in caso di suo fallimento, «Draghi, Amato o chissà chi altro, spaccando il centrodestra».

Perché «se Salvini o Meloni capissero che il Nostro ha seconde carte o piani B, sarebbe l’intero centro-destra a saltare per aria». E questo spalancherebbe le porte alla sinistra, che indicherebbe «l’ennesimo presidente di parte, camuffato da presidente di tutti». Quindi Verdini elenca 10 punti con cui provare a eleggere Berlusconi. Tentativi da condurre fino alla quarta chiamata. Tipo: Silvio non faccia «trapelare giudizi negativi su possibili candidati di centrodestra» alternativi, e dovrà riconoscere a Salvini «l’agibilità politica del risultato». E se è «accertato» che Matteo e Meloni non hanno le carte per procurare altri voti al centrodestra, è chiaro che «solo Silvio», con «tutti i suoi mezzi», può «espanderli».

E se è «altrettanto chiaro che trattandosi di rapporti personali e particolari, Silvio non può, per evitare sputtanamenti, comunicare i nomi da lui conquistati», allora a tutti i voti del centrodestra (Verdini li elenca gruppo per gruppo: Forza Italia 129, Coraggio Italia 31, Lega 197, Fdi 58, Lupi 5, Regionali 33. Totale, 454), bisognerà aggiungere il pacchetto di peones. E tutti andranno resi «riconoscibili». Nel centrodestra usando varie formule per le schede. A Fdi sarà detto di votare «Silvio Berlusconi, alla Lega on. Silvio Berlusconi e così via». Anche per i peones si dovrà escogitare una firma.

«È tutto nelle mani di Silvio: auguri a tutti noi», sembra quasi sospiri Verdini. Ma se «sfortunatamente» il sogno non dovesse realizzarsi, «Silvio deve permettere a Salvini (il gruppo di grandi elettori più grande) di portare a termine l’obiettivo di eleggere un presidente di centrodestra, fornendogli tutto il suo appoggio». Dovrà rassicurare gli alleati, poiché «fuori da questo schema chi smania di votare Draghi (la Meloni) o chi vuole legittimamente far pesare i suoi 215 grandi elettori (Salvini), si sentirebbe libero di fare come gli pare». In fondo, se alla quarta chiamata il Cav non fosse eletto ma avesse tutti i voti del centrodestra, potrebbe «ritirarsi con dignità». Ma se non ottenesse neppure quelli, «sarebbe un disastro. E ancora peggio per chi lo ha portato a questo punto. Un abbraccio».

Firmato D

LA LETTERA INTREGRALE

Caro Marcello, Caro Fedele,

è stata davvero una bella mattinata nella quale alcuni ‘vecchietti arzilli’, come quelli di Cocoon, hanno ritrovato il gusto del sogno. Ed è stato bello sognare di mandare Silvio al Quirinale, per la rivalutazione di tutta la nostra storia ed ancor più bello è stato pensare agli innumerevoli suicidi dei vari Travaglio, Gruber, Zagrebelsky ecc… che sarebbero provocati da questo evento.

Approssimandosi la scadenza del 24 gennaio è fisiologico che il dibattito generale sulla scelta del prossimo Presidente della Repubblica cambi natura e fisionomia.

Finora si è variamente giocato sul piano esclusivo della comunicazione. Ma fra dodici giorni a ciò che si comunica dovrà seguire ciò che si fa. Altrimenti sarà un disastro.

Questo è vero in generale per i rapporti maggioranza-opposizione piuttosto che per quelli fra schieramenti (centrodestra versus centrosinistra) ma è ancor più vero per i rapporti interni al centro-destra.

Il nostro Presidente ha la legittima ambizione di coronare il suo straordinario percorso politico con l’elezione a presidente della Repubblica.

Nessuno nel centro-destra può negargli questa opportunità.

E infatti i vari Salvini, Meloni, Lupi ecc… si sono finora dimostrati disponibili, con la comprensibile prudenza legata alla difficoltà dell’opera.

Allo stesso tempo il presidente ha dato informalmente ‘certezze’ su presunte disponibilità di voti o pacchetti di voti in suo favore (al di fuori dell’alveo del centro-destra)

Come era ovviamente prevedibile la candidatura, ancorché finora soltanto ipotizzata, del Nostro ha scavato un fossato nelle posizioni ufficiali dei partiti: è evidente che né il Partito democratico, né il Movimento 5 Stelle, né Italia Viva forniranno alcun supporto.

Ma anzi, specie i primi due partiti, potrebbero essere tentati dalla soluzione dell’Aventino (non far partecipare i propri gruppi alla quarta chiama: un espediente che il centro-destra ha utilizzato con successo in occasione della candidatura Prodi. In quella circostanza e grazie a quell’azione implose il partito democratico che si ritrovò con 101 franchi tiratori in più e un segretario in meno, Bersani).

Ma Aventino o non Aventino il punto è che la situazione e il confronto fra i partiti è in stallo: il pd si è reso indisponibile a sedersi intorno al tavolo dei leader proposto da Salvini fino a quando sarà in gioco la candidatura del Nostro. Ed è evidente che né Salvini né Meloni sono in grado di ‘allargare’ il consenso intorno a Berlusconi.

Credo dunque che in questa fase si possa pretendere la lealtà degli alleati, a condizione che nessuno (e soprattutto Salvini) si veda sottratto il proprio ruolo in una fase politica decisiva per le sorti di questa e della prossima legislatura.

La Lega infatti dispone di 197 grandi elettori in parlamento cui andranno aggiunti i delegati regionali (immagino 15-20 a occhio e croce, le elezioni nelle regioni sono in corso…). Solo il Movimento 5 Stelle (che però è dilaniato dai contrasti interni) dispone, sulla carta, di un numero maggiore.

Quello cioè che non si può pretendere da Salvini è che rinunci al tentativo di esercitare un ruolo da king maker: anche perché il centro-destra mai è stato così vicino, nei numeri, a poter conseguire un risultato che mai ha ottenuto.

Gli si può chiedere dunque lealtà, ma non fedeltà assoluta, senza se e senza ma. Perché un’eventuale sconfitta sul Quirinale pregiudicherebbe anche la sua carriera politica.

Il nostro Presidente dunque non potrà logicamente fare l’una e l’altra cosa cioè il candidato e il king maker. Già stiamo assistendo ad una prima volta nella storia: mai infatti è esistito qualcuno che si è autocandidato al Quirinale. Non credo che la storia ci consentirà di fare entrambe le cose.

Dunque che fare?

Io credo che a tutto il centro-destra dobbiate fornire rassicurazioni non già sui nomi di chi, nel segreto dell’urna porterà i voti aggiuntivi che mancano, ma che quale che sia l’esito della votazione sul Nostro Presidente, a fronte di un eventuale insuccesso, Forza Italia stia ancorata coerentemente al centro-destra.

Diversamente – se Salvini o Meloni capissero che il Nostro ha seconda carte o piani B – sarebbe l’intero centro-destra a saltare per aria. E questo potrebbe accadere anche prima del 24 gennaio, scatenando un ‘liberi tutti’ che spalancherebbe le porte alla sinistra per poter indicare l’ennesimo presidente di parte, camuffato da presidente di tutti.

Ma se vogliamo portare a casa il risultato non dobbiamo commettere errori ed in estrema sintesi, ecco quello che penso:

1) l’occasione storica dopo trenta anni di avere per la prima volta un presidente di centro-destra deve essere un punto fermo anche nella testa di Silvio Berlusconi (perciò non faccia trapelare giudizi negativi sui possibili candidati di centro-destra perché questa partita corre sul filo di lana e vale anche un voto);

2) come vedremo di seguito deve chiedere a tutto il centro-destra di dimostrargli lealtà non a parole ma nei fatti;

3)deve riconoscere al centro-destra e in particolare a Salvini l’agibilità politica per portare a casa il risultato;

4) è accertato che i leader di centro-destra non sono in grado di procurare altri voti nell’ambito del centro-sinistra sul suo nome;

5) è chiaro che solo Silvio Berlusconi può espandere con tutti i suoi mezzi e le sue possibilità i voti dall’altra parte;

6) è altrettanto chiaro che trattandosi di rapporti personali e particolari Silvio non può, per evitare sputtanamenti, comunicare i nomi da lui conquistati agli alleati;

7) per questa ragione si crea una posizione di stallo e di diffidenza pericolosissima;

8) quindi poiché il centro-destra riconosce a Berlusconi tutti i suoi meriti storici è giusto che Berlusconi alla quarta votazione provi a diventare presidente della repubblica sommando i numeri:  

Forza Italia 129,

Coraggio Italia 31,

Lega 197,

Fratelli d’Italia 58,

Lupi 5,

Regionali 33.

Totale 454

Ai quali deve aggiungere i numeri che lui ha in pectore per arrivare all’obiettivo;

9) è quindi chiaro che è tutto nelle mani di Silvio: auguri a tutti noi. Se ciò sfortunatamente non dovesse accadere Silvio deve permettere a Salvini (il gruppo di grandi elettori più grande del centro-destra) di portare a termine l’obiettivo di eleggere un presidente di centro-destra, fornendogli tutto il  suo appoggio;

10) in altre parole togliere tutto il chiacchiericcio dai giornali sul fatto che Berlusconi, dopo un eventuale esito negativo della quarta votazione, a quel punto potrebbe scegliere di spaccare il centro-destra votando Draghi, Amato o chissà chi altro.

Passando quindi alla pratica alla quarta chiama ciascun gruppo politico del centro-destra si farà ‘riconoscere’ firmando le schede. A Fratelli d’Italia sarà detto di votare Silvio Berlusconi, alla Lega di votare on. Silvio Berlusconi e così via…

Nel caso che alla quarta votazione non si palesino i voti aggiuntivi in numero sufficiente a far eleggere il Nostro, il Presidente dovrà rassicurare gli alleati della propria disponibilità a concordare SOLO con gli alleati le mosse successive che dovranno andare nella direzione di eleggere comunque un nominativo indicato dal centro-destra.

Fuori da questo schema è evidente che chi smania di votare Draghi (la Meloni) o chi vuole legittimamente far pesare i suoi 215 grandi elettori (Salvini) si sentirebbe libero di fare come gli pare.

Quanto alla raccolta dei voti aggiuntivi mi permetto di suggerirvi di passare dai numeri garantiti da sedicenti portatori di voti, ai nomi.

Questo servirà a far scoprire le carte e ad evitare che vi vendano due volte la stessa merce. E di assegnare a costoro una ‘firma’ riconoscibile.

Ma se Berlusconi ha i voti di tutto il centro-destra, potrà comunque fare autonomamente la scelta di ritirarsi ancora con dignità all’esito della quarta votazione.

Ma se non dovesse portare a casa neppure i voti del centro-destra, sarebbe un disastro.

E se fosse un disastro annunciato, sarebbe ancora peggio per chi lo ha portato a questo punto.

Un abbraccio

D