Tutti nel segno di Letta. Sorpresa, nel Pd toscano sono sparite le correnti

Dario Nardella fra i nardelliani, si annoverano Brenda Barnini e Luca Salvetti, Simona Bonafè la segretaria conta alcuni fedelissimi, fra cui Lucia De Robertis

La pace delle Agorà ha spento le liti ma sottotraccia ognuno crea la propria area: nascono i gianiani e i nardelliani

FIRENZE. L’orizzonte è così inedito e nebuloso, così imperscrutabile l’assetto futuro, che nel Pd toscano han perso tutti la bussola. Finita l’era renziana e pure postrenziana, orbati delle vecchie e rassicuranti liti fratricide, i dem errano vaguli e blanduli in un’indistinta melassa ideologica, in un limbo di ignavia identitaria.

La pace lettiana delle Agorà è una specie di oppio che per ora ha fatto crollare tutte le certezze. E cioè (aiuto!), son sparite le correnti, e sbocciati un sacco di cespugli, fronde e ramoscelli. «Enrico Letta, se si escludono i frondisti come il senatore Andrea Marcucci – racconta un maggiorente del Pd – ha normalizzato il partito, in Toscana perfino più che altrove. Solo che questa normalizzazione non è perfettamente compiuta, e sta disorientando molti. Perché il quadro politico è ancora magmatico, la leadership del pisano salda ma non ancora solidificata dal voto. Così si assiste a un rimescolamento inusitato». Insomma, nella galassia lettiana sono spuntati pianeti e piccoli satelliti, e c’è una corsa a riposizionarsi, anche in vista del prossimo congresso regionale e di un possibile duello fra la segretaria Simona Bonafè e la sindaca empolese Brenda Barnini.


Così chi militava bellicosamente in una fazione ora si muove guascone da pontiere, chi per anni ha giurato fedeltà al riformismo renzian-lottiano, ora si butta a braccia aperte fra i compagni socialdem capitanati da Emiliano Fossi, chi s’è professato inscalfibile progressista ora corteggia il neoriformissmo di Dario Nardella o l’area governativa di Eugenio Giani. Ecco, ma se pensate di poter inquadrare il Pd col solito vecchio caro schema manicheo destra/sinistra del partito, scordatevelo.

L’ennesima fusione a freddo come modello di alleanza interna è uscita proprio dal congresso dei dem fiorentini. Da una parte la vecchia area zingarettian-orlandiana, dall’altra quella che da tempo fa campo a Nardella. La somma fra le due aree ha conquistato quasi il 70% dell’assemblea metropolitana, lasciando agli uomini e alle donne di Giani il 17 e a Luca Lotti il 14. Dei primi son portabandiera l’assessora orlandiana Alessandra Nardini, il sindaco Fossi e pure Monia Monni, la quale però, insieme alla pistoiese Federica Fratoni e al livornese Francesco Gazzetti, gravita anche nell’orbita convivial-cultuirale di Stefano Bruzzesi, da tempo passato nell’area progressista ma pure consigliere politico di Giani. Della sinistra dem ne è un big Vincenzo Ceccarelli, ex bersaniano, poi zingarettiano e ora in cerca d’autore con buoni rapporti con Letta ma pure con l’ala riformista che finora faceva capo a Lotti ma si sente sballottata, confusa, smarrita, e con Bonafè. Pure lei detiene un suo pacchetto di fedelissimi, la consigliera Lucia De Robertis e Massimiliano Pescini, coordinatore della segreteria regionale, ancora però con un piede nel lottismo. Da cui danno in uscita il barberinese Cristiano Benucci, ribattezzato lottian-gianiano, e il massese Giacomo Bugliani, che invece si sta avvicinando al ministro spezzino Andrea Orlando, da sempre antirenziano. Sintonizzati sulle onde nardelliane ci sono invece sindaci come il livornese Luca Salvetti e Francesco Casini di Bagno a Ripoli, poi Cristina Giachi e Andrea Vannucci, oggi a Palazzo Pegaso, fino a due anni fa nella sua squadra a Palazzo Vecchio. E Nardella, che al Nazareno raccontano come uno dei più vicini al segretario, starebbe lavorando ai fianchi pure il pratese Matteo Biffoni, per rubarlo alla causa lottiana. «Del resto fai già parte del partito dei sindaci», avrebbe provato a convincerlo. Ma pure Dario lui fa cabotaggio: ha arruolato Brenda, ma tiene aperto il canale con la Simo, ché l’empolese non è più in ascesa come prima. E soprattutto, da riformista, dialoga con la sinistra, tanto che c’è chi parla già della corrente degli zingalettiani.

Seppure assottigliate dalle fughe più o meno dichiarate, le truppe baseriformiste di Lotti tengono botta. Ne fanno parte parlamentari come Dario Parrini, Caterina Biti e Rosa Maria Di Giorgi, in consiglio regionale Donatella Spadi e Elena Rosignoli, le quali però rispondono pure rispettivamente agli assessori Leonardo Marras e Simone Bezzini, in una sorta di atomizzazione correntizia. Ne faceva parte pure l’empolese Enrico Sostegni, oggi vicino a Brenda. Dunque a Nardella? Boh.

Gianiani in purezza sono Fausto Merlotti e una serie sconfinata di sindaci dei borghi toscani, fra cui Paolo Omoboni di Borgo San Lorenzo e Simone Giglioli di San Miniato, il quale, come molti pisani, s’intende anche con il presidente del consiglio regionale Antonio Mazzeo, che avrebbe radici renziane, cioè lottiane, ma che ormai, pure lui, grazie al ruolo istituzionale, coltiva uno scoglio tutto suo.

I pistoiesi Caterina Bini e Marco Niccolai vengono definiti giacomelliani, ricondotti al pratese Antonello Giacomelli. I lettiani ventiquattro carati sono pochi, del resto l’evanescenza correntizia è anche merito del leader Pd. In Toscana i pisani Andrea Pieroni, Ylenia Zambito e l’ex ministra Maria Chiara Carrozza. L’unico davvero esterno all’arcipelago omologante del Nazareno è Marcucci. Il senatore ribelle. Ha appena fondato una corrente, la corrente del Ciocco. In Toscana ne fanno parte Valentina Mercanti, Mario Puppa e Stefano Baccelli, assessore regionale ai trasporti. E pensare anche lui un tempo definito al massimo ex renziano. Ah, ci sarebbe pure l’ala di Goffredo Bettini, rappresentata dall’ex governatore Enrico Rossi. Insomma, roba da capogiro. «Non è possibile prevedere chi sarà presidente della Repubblica fra una settimana – dice Bruzzesi – come si può immaginare quali equilibri si formeranno in vista del congresso di ottobre». Già. Ma i dem giurano che la partita del Quirinale traccerà una rotta. Tranquilli, dunque, l’oppio esaurirà il suo effetto.

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