Il ministro Orlando a Livorno: dal Quirinale alla transizione energetica. «Abbiamo bisogno di un altro Mattarella»

A destra il ministro del lavoro, Andrea Orlando, intervistato a Livorno dal direttore de Il Tirreno, Luciano Tancredi (Foto di Franco Silvi)

Era ospite alla festa del Partito democratico organizzata a palazzo del Portuale: «L'Italia cresce molto più degli altri Paesi. I salari invece non aumentano, a differenza di inflazione e precarietà»

LIVORNO. «Tra Mattarella e Berlusconi c'è una certa differenza», glissa. Applauso facile. Già ospite in mattinata a Livorno delle celebrazioni per il centenario del Pci - sabato 15 gennaio - , il ministro del lavoro e delle politiche sociali, Andrea Orlando, è stato protagonista dell'iniziativa pomeridiana organizzata dal Pd labronico a palazzo del Portuale. E nell'occasione è stato intervistato pubblicamente dal direttore de Il Tirreno, Luciano Tancredi.

Punto di partenza, inevitabilmente, l'ingombrante candidatura di Silvio Berlusconi alla presidenza della Repubblica. «Non è la fine del governo Draghi, ma un colpo significativo al clima che si era creato col governo Draghi e all'appello all'unità del Paese lanciato da Mattarella», riassume il ministro, che poi spiega: «È la scelta del metodo che contraddice in modo frontale il percorso fin qui condiviso. Questa contraddizione sarà da gestire nei prossimi giorni, senza precipitare gli eventi. Al Pd – racconta – il compito di aprire un dialogo per avere un presidente di garanzia, evitando così uno scontro che il Paese non può sopportare».

Orlando legge l'iniziativa del centrodestra in chiave di «tributo a un capo». Se risulta infatti evidente che «Meloni può avere interessi a introdurre elementi divisivi», la manovra del Carroccio ha tutto l'aspetto di «una smentita. A meno che – precisa il ministro – la decisione della Lega non abbia un carattere ancora più tattico del previsto». Certo è che l’annuncio della candidatura quantomeno dirompente del fondatore di Forza Italia «lascerà uno strascico anche in caso di fallimento. Il sasso è tirato». E il fatto politico è «la compromissione dell'equilibrio di governo». La contromossa del segretario dem, Enrico Letta, dovrà quindi avere «una forte valenza simbolica, per riuscire a parlare al Paese al di là dei tatticismi», prevede il ministro, tracciando quindi l'identikit del candidato super partes: «Abbiamo bisogno di un altro Mattarella».

«Candidare Berlusconi è facile, trovare il modo di “pareggiare” invece non lo è», spiega, e poi precisa: «I 5 Stelle non hanno esattamente i nostri stessi gusti. Un candidato che sia interamente nostro avrebbe il 12 per cento delle preferenze, e non mi pare una risposta efficace». Dalla platea spicca il nome di Romano Prodi. E il ministro glissa di nuovo.

Chiusa la pagina partitica, Orlando viene chiamato al tema della transizione energetica. «Al vaglio dei dicasteri c'è un pacchetto di norme del ministro Roberto Cingolani, con interventi su fiscalità e contenimento dei prezzi dell'energia. Ma soprattutto sui super profitti che i soggetti produttori di energia hanno fatto in tempo di crisi traendo vantaggio da una rendita ingiustificata», racconta il ministro, rilanciando su Europa e lavoro: «I tempi della transizione sono dettati non dall'economia ma dal deterioramento del pianeta. Dobbiamo ragionare sulle ripercussioni occupazionali, e stiamo lavorando a livello europeo per compensare gli squilibri sul lavoro». Non, però, con l'obiettivo del salario minimo. «L'Italia cresce molto più degli altri Paesi. I salari invece non aumentano, a differenza di inflazione e precarietà», premette Orlando, sottolineando il ritardo nella ritorno delle donne all'occupazione: «Con una nuova legge sulla rappresentanza sindacale dobbiamo togliere "il tarlo" alla contrattazione, già svuotata dai contratti pirata. Il salario minimo, invece, la indebolisce». «Affronteremo il tema della precarietà e delle condizioni di lavoro», ribadisce tuttavia il ministro, tornando a parlare ai «quarantenni che si sono ritrovati il sistema contributivo». E poi rivendica: «Un primo passo lo abbiamo fatto in legge di bilancio con l'introduzione del nuovo catalogo dei lavori gravosi con accesso all'Ape sociale (l'anticipo pensionistico garantito dallo Stato)». L'occasione è propizia anche per carpire segnali sulla rotta del Partito democratico. Locale e nazionale. «Il prossimo segretario regionale sarà valutato dal gruppo dirigente toscano», rimette Orlando, che sull'ipotesi primarie alle prossime politiche conclude: «Discuterne adesso sarebbe prematuro perché ancora non sappiamo con quale legge elettorale si andrà a votare. Occorre, piuttosto, una riforma che possa garantire la governabilità e la rappresentanza dei territori». «L'elezione del presidente della Repubblica è un passaggio importante per il futuro del Pd, ma non è lì che si gioca tutto», riassume il ministro, che infine conclude: «Il vero congresso lo stiamo facendo durante la pandemia».