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Coronavirus, rischio zona arancione per la Toscana: due parametri su tre superati. Il piano per evitarla

L’obiettivo di Giani è evitare il passaggio in zona arancione dove le restrizioni sarebbero ben più pesanti rispetto a ora

FIRENZE. La Toscana “schiva” (per ora) la zona arancione perché ha ancora 402 posti liberi per pazienti Covid in area medica. Ma già la Regione lavora per alleggerire la pressione ospedaliera, trasferendo i positivi asintomatici in reparti di cure intermedie e, dove possibile, in alberghi sanitari. Così prova a restare zona gialla non solo il 17 gennaio, ma anche il 24. Tutto dipenderà, appunto, dal tasso di occupazione dei posti letto: dal numero di persone ricoverate negli ospedali nei prossimi sette giorni e se quella soglia – 402 letti reparti Covid ordinari – sarà superata o meno. Due parametri su tre per scivolare in zona arancione (e far scattare varie restrizioni) sono già stati raggiunti: il tasso di occupazione dei letti nei reparti di terapia intensiva è al 22,1 % (la soglia non di allarme è fissata al 20%). E l’incidenza settimanale dei contagi (stabilita a 150 ogni 100mila abitanti) è stata oltrepassata. Quindi c’è da contenere il tasso di occupazione dell’area medica per pazienti Covid: oggi è al 23,6 % e non deve superare la soglia del 30 %: è questo, al momento, l’ultimo baluardo contro il passaggio della Toscana da zona gialla ad arancione.

Con le Regioni che, ora, chiedono al governo la possibilità di non considerare più nel bollettino quotidiano i pazienti positivi asintomatici entrati in ospedale per motivi diversi dal Covid (pur restando il principio di separazione dei percorsi e di sicurezza dei ricoverati in ospedale). In sostanza la proposta è di tracciare come “caso” il paziente che ha contratto il coronavirus, ma di non conteggiarlo tra i ricoverati dell’area medica Covid in modo da provare a tenere sotto controllo almeno uno dei tre parametri. «La Toscana non rischia il passaggio in zona arancione perché i ricoveri in area medica sono sotto la soglia del 30 % – commenta il presidente Eugenio Giani – E al di là delle decisioni che saranno prese a livello nazionale, siamo già al lavoro per alleggerire i reparti ordinari degli ospedali toscani, trasferendo i pazienti positivi asintomatici nei reparti di cure intermedie o, se possibile, anche negli alberghi sanitari».

L’obiettivo è evitare il passaggio in zona arancione dove le restrizioni sarebbero ben più pesanti rispetto a ora. Prima di tutto tornerebbe il coprifuoco: dalle 22 alle 5 del mattino non è possibile lasciare la propria abitazione se non per motivi di lavoro, salute o di estrema necessità. Scattano anche i limiti agli spostamenti: è possibile muoversi liberamente solo nel proprio comune. Ogni altro spostamento è vietato, a meno di ragioni di necessità, salute e lavoro (ma con obbligo di autocertificazione) . E solo chi è dotato di Green pass rafforzato può ignorare le restrizioni ed entrare e uscire dalle zone arancioni. Nei giorni festivi o prefestivi, infine, solo chi ha il Super green pass può accedere a negozi o centri commerciali. «Dobbiamo essere ottimisti perché i primi cinque giorni di questa settimana sono lo specchio di una diminuzione del 15-20 % dei positivi rispetto al 4 gennaio, giorno in cui si è registrato il picco della pandemia – prosegue Giani – . I dati di ieri registrano 24 decessi, ma dimostrano che c’è un evidente segno di superamento della fase acuta: sono 11.859 i nuovi casi. Abbiamo imboccato la strada per una diminuzione dei contagi. Spero di poter dire che coi vaccini che stiamo somministrando abbiamo posto un argine al virus».

«Fino a domenica scorsa abbiamo avuto 12 settimane di crescita con il boom dei primi di gennaio, quando la maggior parte dei toscani si è sentita libera di fare quello che voleva con assembramenti ovunque durante le vacanze natalizie – conclude Giani – . Ora, in quest’ultima settimana, sembra esserci una leggera discesa. E quando il virus ha imboccato la discesa, almeno nelle ondate precedenti, nelle cinque-sei settimane successive il ritmo è rimasto sempre lo stesso. Spero che anche questa volta sia così e che prosegua la minore accentuazione delle ospedalizzazioni rispetto ai giorni scorsi. Noi continueremo a lavorare in questa direzione».

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