Una mostra sull’amicizia fra Bianciardi e Cavallini

Luciano Bianciardi (1922-1971)

GROSSETO. Cade nel 2022 il centenario di Luciano Bianciardi. Nato a Grosseto nel 1922 e scomparso nel 1971 a Milano a soli 49 anni, Bianciardi fu una delle figure più originali, anticonformiste e tormentate della nostra letteratura del secondo Novecento, grazie a un piccolo, ma sostanzioso, nucleo di saggi, racconti e romanzi capaci di incrociare l’umorismo graffiante e la satira feroce verso una società sempre più disumanizzante e alienante, con gli azzardi e i rischi di una anarchica quanto sana e vitalissima ribellione. Un itinerario che culmina nel “Lavoro culturale”, pamphlet di irresistibile antropologia ideologica uscito nel 1957 e nel romanzo “La vita agra”, pubblicato nel 1962, in piena euforia da boom economico.

A fare da apripista alle celebrazioni che punteggeranno il ’22, sarà sabato prossimo negli spazi del Polo culturale le Clarisse, la mostra che, curata da Elisa Favilli e Fabio Canessa, si sviluppa come un intreccio narrativo basato sull’amicizia che dal 1954 al 1971 intercorse fra il pittore piombinese Furio Cavallini e lo scrittore grossetano. Un gruppo di 23 opere, fra quadri e disegni, realizzate da Cavallini dialogano con 12 brani tratti dalle pagine di Bianciardi. «Sono testi – spiegano i curatori – che svelano sia lo sguardo critico con cui Bianciardi raccontava il suo personale punto di vista sull’arte, i suoi gusti e le sue opinioni sul cinema, la musica, la pittura, sia la complicità su cui i due seppero edificare la propria amicizia». Così Bianciardi racconta il suo incontro con Cavallini nei locali di quello che sarebbe diventato il Bar Giamaica: «Ci si conobbe nell’autunno del 1954 a Milano dalle parti di Brera, dentro un caffeuccio che poi è diventato alla moda». E allora non sfugge la dimensione umana dei due, mentre spetta al visitatore catturare la bellezza con cui seppero, nel rispettivo medium, pittorico e letterario, interpretare il proprio tempo, denunciando la disumanità con cui il benessere effimero del boom economico rendeva l’uomo schiavo del lusso, privandolo di tutti quei valori che solo un decennio prima avevano liberato l’Italia dal nazifascismo.


Catalogo Pacini editore. Fino al 13 febbraio. Ingesso libero.