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Bassetti e la psicosi da Covid: «La gente sta impazzendo, vacciniamoci e smettiamo di fare tamponi a caso»

Matteo Bassetti, direttore di malattie infettive dell'ospedale San Martino di Genova

L’infettivologo critico con i non sintomatici che ricorrono al test in farmacia: «Chi è vaccinato non deve aver paura. Io vado a cena fuori, andateci anche voi»

Il professor Matteo Bassetti, direttore della clinica di malattie infettive all’ospedale San Martino di Genova ripete questo concetto come un mantra. Si interrompe solo per prendere accordi con la scorta che lo riporta a casa dopo una giornata trascorsa in ospedale. La protezione è il prezzo che paga da sei mesi perché ripete da sempre che il vaccino avrebbe dovuto essere obbligatorio. «La gente è andata a farsi i tamponi perché se li è regalati per Natale e per l’ultimo dell’anno. Ci si rende conto a quale livello di demenzialità siamo arrivati in Italia?». «Ero in montagna – continua – e ho visto file davanti alle farmacie: “Via, mi vado a fare un tampone per vedere se sono positivo o negativo. . .”. Ora basta. Bisogna curare la psiche degli italiani e dire loro che non si può pensare più solo e unicamente al Covid. È difficile dopo due anni ma gli altri Paesi lo stanno facendo. E chi è vaccinato deve lasciarsi la paura alle spalle».

In Italia si sono registrati 184.615 casi.


«Il numero dei contagi dipende da quanta gente si fa i tamponi. Se li facessero in 10 milioni, anziché 200mila di contagiati ne avremmo 5 milioni. Non stiamo facendo i tamponi per il tracciamento ma perché le persone si recano nelle farmacie per sentirsi “sicuri” quando vanno dalla nonna, dalla zia o da qualche parte. Sono tra coloro che ritiene si debba guardare il numero di ospedalizzazioni. Se il numero tra le entrate e le uscite è negativo in una giornata in cui ci sono 200mila persone positive significa che la stragrandissima maggioranza delle persone contagiate ha solo delle forme di raffreddore o di influenza e non finisce in terapia intensiva che, oggi, lo ripeto è il vero unico indicatore che per sapere in quale direzione va questa pandemia. I contagi non ci dicono nulla perché mettono insieme sintomatici, asintomatici e pseudo sintomatici».

Per quale motivo ritiene negativo fare i tamponi per verificare se si è positivi o meno?

«Fare i tamponi porta a un'inevitabile crescita del numero dei positivi e quindi fa crescere l’ansia della gente. Se smettessimo di fare i tamponi agli asintomatici e ci concentrassimo su chi ha i sintomi, (chi ha la febbre, la tosse, il naso che cola) avremmo molti meno tamponi positivi e molta meno ansia. Sa cosa succede a chi ha il tampone positivo? Che chiama il medico anche non se non ha sintomi e se ha ottant’anni va all’ospedale e magari ci rimane perché ha altro. Si sta alimentando la psicosi da Covid».

Ci sono le persone fragili e il timore di contagiarli involontariamente.

«Il problema vero e che i tamponi che noi facciamo non sono un esercizio che serve alla comunità medica e scientifica ma serve unicamente a tranquillizzare la nostra psiche. Io vado a farmi il tampone per andare domani da mia nonna, quel tampone non mi rileva Omicron (con i rapidi accade in oltre il 50% dei casi) o nel frattempo potrei essere comunque positivo. Il tampone rapido mi dà un falso salvacondotto».

Le quindi auspica un ritorno alla normalità da subito?

«Io credo che dobbiamo per forza tornare a fare una vita regolare. D’altronde in Italia siamo per l'82% vaccinati, per il 7-8%. forse di più. guariti dal Covid. Siamo a un totale del 90%. Chi oggi è vaccinato, doppia o tripla dose, anche se si contagia (e può succedere) non avrà sintomi gravi. Io credo che sia ragionevole pensare che dobbiamo entrare in una nuova fase determinata (magari non sarà domani, tra un mese o anche prima) dalla depotenziazione di questo virus grazie a Omicron e per la vaccinazione».

Alcune regioni, tra cui la Toscana e la Liguria, hanno sdoganato i tamponi rapidi per certificare la positività e per uscire dall’isolamento. Lei invece invita a non utilizzarli.

«Lo si è fatto per semplificare il sistema che non reggeva più. Se il presidente della Toscana usa il tampone rapido per diagnosticare il Covid è corretto ma diagnostica il sintomatico. Io sto dicendo che devo usare il rapido per diagnosticare il Covid se sono sintomatico e per uscire dalla quarantena perché non sono più contagioso. Ma dico che non bisogna fare i tamponi senza motivo».

Ottimo. Possiamo tornare ad andare tranquillamente a cena fuori. Quindi a cena.

«Qual è il problema di andare a cena al ristorante? Io ci vado regolarmente. Ho tre dosi di vaccino, non vedo per quale motivo non dovrei andarci. Mi sembra ci sia da parte di qualcuno la volontà di vedere il bicchiere mezzo vuoto. E non mi piace».

La variante Delta è ancora presente. In molti temono di ammalarsi seriamente.

«La Delta sta progressivamente scomparendo, io credo che in un paio di settimane sarà sostituita da Omicron completamente. Per i vaccinati anche la Delta non provoca condizioni gravi. Se noi potessimo non avere in terapia intensiva i non vaccinati, avremmo i reparti vuoti. Lo ripeto: vuoti. Il 95% delle persone che sono in terapia intensiva sono non vaccinati. Se avessimo 300 persone in rianimazione col Covid in tutta Italia non sarebbe neppure il caso di stare a discuterne. Vorrebbe dire meno di 15 per regione. Con la variante Omicron che prenderà il sopravvento su tutte le altre è ragionevole pensare che l’epidemia si fermerà. Dovremo continuare a vaccinarsi, una volta o due all’anno: del resto lo abbiamo sempre fatto con l’antinfluenzale».

È necessario quindi continuare a vaccinare anche i bambini?

«Non solo loro ma anche chi si è già vaccinato. Per il morbillo abbiamo smesso di vaccinare? Lo stesso vale per il Covid. Preferisco che un bambino si faccia la protezione con il vaccino: in 9.999 casi se si ammala gli va bene e prende una forma lieve ma se c’è quel caso ogni 10mila con sintomi gravi come glielo raccontiamo ai genitori? Per loro non è un numero, è il figlio. Lo scopo delle vaccinazioni è questo: evitare che anche un solo caso con complicazioni».

In sintesi. Possiamo finalmente approcciarci al Covid come all’influenza?

«Per chi è vaccinato e chi è entrato in contatto con il virus, le forme più gravi non le vivrà. Chi non è vaccinato continuerà ad arrivare in ospedale e a morire. E chi non si è vaccinato purtroppo il virus lo incontrerà da qui ai prossimi sei mesi. Auguro a tutti di superarlo e di avere forme lievi ma non potrà essere così. Se non avessimo i non vaccinati saremmo un paese già fuori dall’epidemia».

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