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«Gozi mi confidò di aver mentito». Un secondo detenuto contro il super-teste che accusò Logli

La difesa di Antonio Logli, in carcere per l’omicidio della moglie, tenta l’ultima carta per ottenere la revisione del processo

PISA. È l’ultima carta da calare su un tavolo da cui è uscito sconfitto per tre volte. La presentazione della richiesta di revisione sarà depositata ai primi di febbraio. Poi ci sarà da attendere il pronunciamento sull’ammissibilità della Corte d’Appello di Genova stimato entro l’estate. In cinque mesi Antonio Logli si gioca l’ultima chance per ribaltare le sentenze che lo bollano oltre ogni ragionevole dubbio come l’assassino della moglie Roberta Ragusa. Annunciata più volte, ora la richiesta di revisione del processo viene declinata al presente. Se ne sta occupando con la criminologa Anna Vagli l’avvocato Andrea Vernazza del Foro di Genova, professionista che difende il figlio di Beppe Grillo nel processo per la violenza sessuale di gruppo e i tre magistrati di Siena coinvolti nelle indagini sul suicidio del responsabile della comunicazione di Mps, David Rossi. Insomma, i casi mediatici non gli sono estranei. «La richiesta è pronta all’80 per cento – dichiara a Il Tirreno l’avvocato –. Dobbiamo verificare un nuovo elemento. Un altro detenuto che mi ha scritto sostenendo quanto un altro carcerato ci aveva già detto e cioè che il testimone Loris Gozi è lacerato dai sensi di colpa per aver accusato ingiustamente Logli».

Avvocato Vernazza, per ottenere la revisione di un processo servono fatti nuovi significativi mai emersi nel giudizio. Voi avete solo la testimonianza di un detenuto?


«A parte che Gozi non è attendibile in quello che sostiene di aver visto quella sera. Altre testimonianze di contorno non sono fondate. Le faccio un esempio. È stato fatto un esperimento di psicologia forense in cui a dieci persone venne fatto vedere un filmato. Furono invitate a scrivere cosa ricordavano e non ce ne fu uno che lo raccontò allo stesso modo. Questo per dire che è improbabile che un fatto venga raccontato in modo univoco».

D’accordo, ma davvero le dichiarazioni di un detenuto sulle confidenze di Gozi possono consentire la riapertura di un processo?

«Attenzione, nel nostro caso abbiamo un teste assolutamente disinteressato. Non sapeva chi era Logli, né chi fosse Gozi. Alla collega che mi ha preceduto nell’incarico ha riferito di aver appreso, quando era in carcere con Gozi, dello sfogo del testimone. Gozi gli avrebbe rappresentato la sua paura per aver detto una cosa falsa, manifestandogli anche il suo profondo dolore a cui avrebbe voluto rimediare per aver accusato un innocente. Il nostro testimone è rimasto mesi con il tarlo di queste confidenze prima di parlarne con il suo avvocato. Era molto preoccupato, era una questione di coscienza riferirle al suo legale».

Resta l’attendibilità del vostro testimone.

«Non ha motivo di mentire. Ha scontato la sua pena, prima in carcere a Pisa e poi in detenzione domiciliare. Ha commesso reati contro il patrimonio, ma niente droga. Questo è importante per l’attendibilità. Al contrario mi risulta che Gozi qualche problema con alcol e sostanze lo abbia avuto».

Sì, ma è stato ritenuto credibile fino in Cassazione.

«Allora, i riscontri esterni alle sue dichiarazioni sono molto fatui. Gozi ogni volta ha aggiunto un pezzettino ai suoi racconti. Tutto il processo si base sulla sua versione. Senza Gozi le accuse a Logli non avrebbero fatto molta strada. Gozi che introduce l’elemento dell’aggressione fisica fa parte di una costruzione assurda».

Quali altri elementi saranno inseriti nella richiesta di revisione?

«Rovesciare un giudicato è un’impresa. Ma una sentenza della Cassazione afferma che l’ammissibilità è consentita con la mera potenzialità delle nuove prove a scardinare la sentenza definitiva. Poi abbiamo una perizia calligrafica su appunti e quaderni in cui Roberta esprimeva il desiderio di andarsene. Lo aveva confidato anche a un’amica e a una zia».

Sono considerazioni già sottolineate fino in Cassazione e non ritenute valide come pista per l’allontanamento volontario. La domanda delle domande è come vi spiegate una mamma che lascia i figli dalla sera alla mattina e non si fa più viva?

«Abbiamo una statistica sugli scomparsi dal 1974 ad oggi fornita dal ministero dell’Interno. Non sempre chi scompare è vittima di un omicidio».

Cosa vi manca per depositare la richiesta?

«Ho ricevuto una lettera scritta da una persona in carcere, ma non a Pisa. In pratica dice le stesse cose del testimone che ha raccolto lo sfogo di Gozi. Stiamo verificando».

Avvocato, che tempi prevede per il pronunciamento?

«La Corte d’Appello di Genova (competente per i casi di revisione dei processi celebrati in Toscana, ndr) non ha un grande arretrato. Credo entro l’estate possa esserci l’udienza camerale per valutare l’ammissibilità della revisione. Se dovessero dire sì, con un’ordinanza fisserebbero l’udienza in cui andremo ad argomentare le nostre tesi per rimediare a ciò che a nostro avviso è un clamoroso errore giudiziario».

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