Caso Ragusa, l’amarezza della criminologa Bruzzone: «Nemmeno una degna sepoltura»

L'intervista alla conosciutissima esperta: "la cronaca giudiziaria ci insegna che far sparire un corpo non è così complicato"

PISA. «Uno dei casi giudiziari più noti degli ultimi 50 anni, ma anche una vicenda che racchiude i peggiori incubi di tutti noi. Una storia che in ogni caso lascia una serie di insegnamenti. Una testimonianza tanto tragica quanto importante nell'insegnare a non rimanere in situazioni di disagio e sofferenza, in relazioni sbagliate e tossiche».

Non si è esaurito al solo fatto di cronaca. Né agli strascichi giudiziari che dopo dieci anni continuano a rimbalzare nei Tribunali e nei talk televisivi. Per Roberta Bruzzone, psicologa forense e criminologa, il caso Roberta Ragusa ha fatto emergere nella sua drammaticità gli aspetti che relazioni avvelenate da dolori e tormenti affettivi celano.


Dottoressa Bruzzone, sono trascorsi dieci anni, ma il caso Ragusa è sempre attuale.

«La scomparsa di Roberta Ragusa ha colpito tutti e soprattutto l'atteggiamento del marito ha reso questo caso tra i più noti e probabilmente indimenticabili della cronaca giudiziaria degli ultimi 50 anni. La morte di Roberta e il fatto che non è stato possibile renderle omaggio con una degna sepoltura, è un aspetto che ha colpito moltissimo. Uno dei casi più feroci sotto questo aspetto».

Dal punto di vista umano cosa ha significato?

«È un caso che ha portato e continua a portare tantissime persone a identificarsi in Roberta. Una donna che sparisce nel nulla, un marito che la tradiva da tantissimo tempo mettendogli la sua amante sotto il naso, mentendo spudoratamente e senza ritegno, i figli che si ritrovano in una posizione non facile, ma che continuano a tenere rapporti con il padre e a difenderlo. Questa vicenda rappresenta uno dei peggiori incubi di ciascuno di noi».

Cosa e se, almeno inizialmente, è stato sbagliato nelle indagini?

«Qualche ritardo c'è stato, complice anche il fatto che la scomparsa di Roberta è maturata in maniera contemporanea ad un tragico evento, il naufragio della Concordia. La Procura inizialmente ha forse ipotizzato un allontanamento volontario anche sulla base delle informazioni rese dal marito, che ha mentito su tante circostanze. C'erano poi una serie di segnalazioni di avvistamento e probabilmente anche ciò ha contribuito inizialmente ad accreditare l'ipotesi dell'allontanamento volontario. Un'incertezza iniziale poi ampiamente recuperata quando si è compreso che l'unica strada percorribile era un'altra e cioè quella dell'uccisione di Roberta, con il suo corpo nascosto in maniera che rimanesse tale per sempre».

Quello del corpo resta ancora un mistero.

«Purtroppo la cronaca giudiziaria ci insegna che far sparire definitivamente un corpo non è così complesso. Evidentemente c'era una già una volontà precisa di eliminare questa donna e la possibilità di nasconderla, purtroppo in maniera efficace, è stato un elemento attentamente valutato da Logli al punto da rendere il corpo ormai impossibile da recuperare, salvo colpi di fortuna».

Intanto continuano le richieste di revisione del processo.

«Un atteggiamento discutibile sotto diversi profili. Tecnicamente credo che non porti a nulla. Nessuno può impedire alla nuova difesa di presentare richiesta di revisione, però ottenere una riapertura del processo su una vicenda di questo genere e con gli elementi in qualche modo anticipati dalla nuova difesa di Logli credo sia sostanzialmente impossibile. Probabilmente è un modo per continuare a far discutere del caso e consentire a chi se ne occupa di andare in televisione a parlarne».

Cosa resta di questo caso?

«Una vicenda che ha insegnato molto perché ha portato alla luce tematiche come la dipendenza affettiva, la manipolazione e una serie di aspetti legati a relazioni sbagliate e tossiche. Questa vicenda insegna quanto è sbagliato rimanere in determinate relazioni».



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