Costa Concordia, quella notte in redazione: dal "problema elettrico" alla realizzazione che si trattava di un disastro

Una delle prime immagini di quella notte

Il racconto di una storia più grande di ogni ipotesi che si materializzava di minuto in minuto davanti ai nostri occhi

Quante volte abbiamo riparlato di “quella notte”, in redazione a Grosseto. Quante volte l’abbiamo ripercorsa minuto per minuto e chissà quanti errori abbiamo fatto, quanti dettagli abbiamo perduto in dieci anni. Ma la Concordia è sempre dietro l’angolo, come una grande narrazione collettiva che restituisce storie, sentimenti e dolore. Oggi le nostre scrivanie del Tirreno sono sempre le stesse. E noi siamo qui a ricordare il disastro con gli occhi lucidi e la penna in mano.

Nel cuore di quella notte, e da quella notte in poi, la storia del naufragio della Costa Concordia sollecita a fondo tutta la squadra del Tirreno. Nei nostri uffici di Grosseto lascia una traccia per sempre, con emozioni che non potremo dimenticare. Responsabili della redazione, cronisti, poligrafici, collaboratori, fotografi: sarebbe un elenco lunghissimo di nomi ma la parola “gruppo” restituisce il senso di un impegno totale al servizio dei lettori, per raccontare una storia più grande di ogni ipotesi che si materializzava di minuto in minuto davanti ai nostri occhi. 

Sono le 22,36 del 13 gennaio 2012. Il giornale è praticamente “chiuso”, l’edizione locale di Grosseto è quella – tra le tante del Tirreno – che deve “girare” per prima nella rotativa di Livorno. Si lavora agli ultimi dettagli, una serata all’apparenza normale. Dalla sede centrale di Livorno il collega Roberto Cestari nota per primo un’Ansa e la segnala, allertando subito l’ufficio centrale. C’è scritto: “La nave da crociera Costa Concordia, partita alle 19 da Civitavecchia per un giro nel Mediterraneo e diretta a Savona, è ferma nei pressi dell’isola del Giglio, a quanto si è appreso per un problema elettrico. Ai passeggeri sono stati fatti indossare i giubbotti salvagente ma, secondo quanto riferito dal Comando generale delle Capitanerie di porto, non ci sono criticità particolari”. Un guasto elettrico, nessuna ulteriore criticità. Sembra una notizia quasi insignificante, da farci una “breve” al volo oggi e domani si vedrà. Eppure nessuno, in redazione, si schioda dalla scrivania. Chissà perché, è meglio aspettare.

Passano 16 minuti e alle 22,52 l’Ansa batte un altro lancio. “Una persona che si trova a bordo della nave Costa Concordia in avaria al largo dell’isola del Giglio ha riferito, con una telefonata all’Ansa, che i passeggeri sono stati tutti trasferiti sulle scialuppe di salvataggio. Secondo il testimone la nave sarebbe inclinata. Unità della Guardia costiera si stanno recando sul posto”. 

La nave avrebbe dunque un guasto elettrico. Ma sarebbe anche inclinata. Verso le 23 chiamiamo un marittimo gigliese, già ufficiale macchinista per molti anni, per capire come sia possibile l’inclinazione, a fronte di un blackout. E lui spiega: quando manca l’energia prodotta dai generatori principali, parte automaticamente il diesel generatore di emergenza, che si trova nella parte più alta della nave perché, qualsiasi cosa succeda, evita l’acqua e dà tutta l’energia sufficiente per governare la nave. Dunque non può esserci alcun rapporto – spiega – tra la mancanza di elettricità e il fatto che l’imbarcazione è inclinata. A meno che non vi sia stata una falla.

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La “macchina” del giornale si mette in moto. Partono le telefonate. Bisogna capire, chiamare le fonti, una a una. A tappeto. Tra le forze dell’ordine qualcuno non risponde, altri tagliano corto senza spiegazioni. Trafelati, dicono che “non è questo il momento” perché sono per strada, sono di corsa, si stanno precipitando al Giglio. Tutti. C’è un’emergenza in corso, è chiaro. Ma le notizie sono frammentarie. Ed è tardi. Si parla di “trasferimento sulle scialuppe di salvataggio”. Il comandante della polizia municipale dell’isola del Giglio, al telefono, conferma che i passeggeri e l’equipaggio stanno abbandonando la nave. Quanti sono? In quei giorni, a Grosseto, c’è Stefano Romano, un collega de La Provincia Pavese, arrivato in affiancamento alla redazione perché dopo trent’anni Il Tirreno è passato a un altro sistema operativo, con strumenti del tutto nuovi (il giorno prima le pagine erano diventate a colori). Ci aiuta lui ad acquisire quel dettaglio numerico, cercando la scheda tecnica della nave. Si parla di oltre 4mila persone a bordo. L’isola del Giglio conta più o meno 1.000 abitanti. 

La redazione intuisce la portata enorme di quel che accade. C’è una priorità: occorre pianificare il modo in cui possiamo uscire sul giornale la mattina dopo, per dare la notizia ai lettori. Ma i tempi stringono, la rotativa “ha fame”. L’allora direttore Roberto Bernabò decide di far slittare le chiusure al centro stampa; il  vicedirettore e il caporedattore centrale, a Livorno, riprogrammano il lavoro notturno, nel tentativo di farci trovare le informazioni e pubblicare un pezzo di cronaca sulle pagine regionali di tutte le edizioni toscane. L’edizione di Grosseto viene eccezionalmente spostata in avanti nell’ordine di stampa. Altro che guasto elettrico senza criticità: è in corso un’evacuazione di massa su una piccola isola, Il Tirreno vuole a tutti i costi arrivare nelle edicole con la notizia completa.

Grazie ad alcuni amici gigliesi riusciamo ad avere le prime foto. Ce n’è una che rende bene il dramma in corso; la spediamo subito per e-mail a Livorno. Ci sono naufraghi con i giubbotti di salvataggio. Ammassati sulla banchina del piccolo porto gigliese sotto le luci dei lampioni: alle loro spalle una scialuppa gialla. È l’immagine dei primi sopravvissuti, la pubblichiamo: il giorno dopo farà il giro del mondo. Dalla stessa fonte arriva una seconda foto che immortala la nave inclinata, al buio, vicinissima. I colleghi di Giglionews.it, il sito di informazione dell’isola, ci procurano altri scatti in cui si vede ancora la nave piegata, vicino alla bocca del porto. La direzione del Tirreno, nonostante l’orario, decide di dedicare alla notizia un’intera pagina nello sfoglio regionale. E ce la facciamo, riusciamo a uscire sul giornale. “Nave in secca, 4mila salvati”, sarà il titolo. “Ore di panico nella tarda serata di ieri – scriviamo – davanti alle acque dell’isola del Giglio, dove una nave costruita nel 2006 e che trasportava più di quattromila persone (…) ha avuto un’avaria improvvisa e ha iniziato a inclinarsi dopo essere andata contro gli scogli di una secca a due miglia a est dell’isola”. 

Finito il pezzo sul giornale, intorno all’una inizia una lunga notte fuori dalla redazione. Nella sala operativa della Protezione civile provinciale, restiamo per ore per avere il polso costante di com’è gestita l’emergenza. Il presidente della Provincia Leonardo Marras e il capo della Protezione civile, l’ingegner Massimo Luschi, sono lì e per l’intera notte saranno l’unica, preziosa fonte d’informazione ufficiale sul velocissimo rincorrersi degli eventi. A Porto Santo Stefano, dopo aver tentato invano di imbarcarci subito per il Giglio, parliamo con i primi naufraghi sbarcati dal traghetto, subito affiancati dai fotografi Enzo Russo e Davide Ferrari e Maurizio Mainetti dell’Agenzia Bf. Alla Fattoria La Principina, struttura ricettiva vicino a Grosseto dove arrivano centinaia di sopravvissuti stravolti, raccogliamo le prime testimonianze. In elicottero, intercettiamo le immagini dall’alto della Concordia. Con una diretta web gestita da Livorno, per tutta la notte Il Tirreno aggiorna su ogni sviluppo possibile incrociando le notizie e i dati social – le nostre informazioni sul campo, i dispersi, le prime vittime, i diari di bordo dei passeggeri, il comandante che abbandona la nave e l’accoglienza dei gigliesi – lavorando no stop fino alla mattina successiva. Molti colleghi del Tirreno, dall’ufficio centrale e dalle altre redazioni toscane, saranno distaccati in Maremma per i servizi sul disastro. Da lì in poi – e per anni – la redazione “fisica” di via Oberdan, a Grosseto, diventa una sorta di quartier generale per i giornalisti di molte testate italiane e straniere. 

La piccola isola si trova improvvisamente catapultata nel mondo, per una tragedia sconcertante e collettiva. E l’umanità dei gigliesi segna per sempre la memoria della più grande nave mai affondata. Tutto il mondo lì, per cercare di capire e di spiegare l’incredibile. Per dare una risposta alla domanda più difficile: cosa è accaduto, il 13 gennaio 2012, all’Isola del Giglio?