Covid, è record di bambini ricoverati al Meyer. Il primario: «Forme lievi, ma il rischio è la Mis-C»

Massimo Resti: «È l’effetto Omicron, hanno forme lievi ma temiamo crescano i casi della sindrome da curare in terapia intensiva»

FIRENZE. Sono una decina i bambini attualmente ricoverati all’ospedale pediatrico Meyer di Firenze per positività al Covid-19: solo pochi giorni fa però erano 21, più del doppio. Un’escalation iniziata a fine dicembre 2021 e che ha vissuto in pochi giorni un progressivo incremento.

Tanto da far scattare immediati campanelli di allarme per le conseguenze future che potrebbero derivare dal contagio. «Per settimane non abbiamo più visto bambini ricoverati a causa del coronavirus – conferma Massimo Resti, primario di pediatria al Meyer – poi è arrivata quest’improvvisa impennata che ha visto nel giorno della Befana il suo picco più alto. Si tratta comunque di forme lievi – spiega – si tratta ovviamente di bambini con meno di un mese di vita oppure con particolari fragilità che richiedono un’attenzione particolare. Punto cruciale però adesso è riorganizzare i servizi, gli spazi e i reparti per non farci trovare impreparati nel prossimo futuro».


A preoccupare infatti non è tanto l’attuale stato dei ricoveri per Covid quanto le possibili conseguenze che potrebbero derivare dal virus. In particolare, al di là degli strascichi abituali dovuti al “long-Covid” (ovvero quei sintomi che caratterizzano molti pazienti, anche adulti, guariti dal virus come affaticamento, astenia, nebbia cognitiva o difficoltà respiratorie), spaventa la prospettiva di un’altra patologia: la Mis-C, ovvero una sindrome infiammatoria multisistemica che «colpisce prevalentemente gli adolescenti ma anche i bambini più piccoli – spiega Resti – Si tratta di una infiammazione, nello specifico una vasculite, che interessa i piccoli vasi compresi quelli cardiaci: in questi casi particolari i bambini si presentano in ospedale anche con un’insufficienza cardiaca importante e il ricovero in rianimazione – dichiara il primario – è molto frequente. Nei mesi scorsi a Firenze ne abbiamo curati circa una quarantina».

Secondo gli esperti, la sindrome rischia di manifestarsi alcune settimane (fino anche ad un mese) dopo la riscontrata positività al Covid-19. Da qui, la preoccupazione dei pediatri ospedalieri in merito all’ondata di contagi riscontrata in questi primi giorni del 2022.

«All’inizio della pandemia i bambini risultavano meno infettati – spiega il dottor Resti – si è ipotizzato che esprimessero poco il recettore su cui si attaccava il virus, oppure che i vaccini abituali contro morbillo, parotite e rosolia determinassero una sorta di protezione indiretta. Fatto sta che questa evidenza, valida anche per le prime varianti del coronavirus, con Omicron sembra decadere. Per cui la sensazione è che ci sia un’impennata di contagi anche tra i bambini. Se i numeri di questo fenomeno rimarranno contenuti alle cifre attuali, riusciremo a reggere l’urto. Ma se i numeri saliranno, e soprattutto se daranno con uguale incidenza il rischio di Mis-C, i posti in rianimazione non basteranno».

In fondo, proprio al Meyer, se sono stati pochissimi i casi di Covid nelle prime ondate del virus, sono stati almeno una quarantina i piccoli curati per la Mis-C. Se lo scenario peggiore dovesse verificarsi, la prospettiva è quella di un’implosione del reparto. All’ospedale Meyer di Firenze sono infatti solo 9 i posti in rianimazione pediatrica, e il numero può arrivare ad un massimo di 12-13 posti se si coinvolgono i posti in terapia sub-intensiva. Troppo pochi, specie considerando che servono anche per altre patologie pediatriche.

«Con il direttore del Meyer Alberto Zanobini, già presidente dell’Aopi (l’associazione degli ospedali pediatrici italiani), ci stiamo rapportando con tutti gli altri ospedali pediatrici per sorvegliare la situazione – dichiara Resti – e non farci trovare impreparati. A livello toscano poi stiamo rivedendo alcune linee guida organizzative con gli altri primari delle pediatrie della regione e a breve saranno ufficializzate: un provvedimento necessario – spiega – perché la situazione dall’inizio della pandemia è cambiata. Ad esempio inizialmente avevamo stabilito di ricoverare tutti i bambini sotto i tre mesi d’età in via prudenziale, ma ora se non ci sono altri sintomi particolari sappiamo di poterli anche mandare a casa senza incorrere in rischi. Lasciando così i posti in ricovero liberi per quei casi che realmente ne hanno bisogno».

Intanto però l’appello è ad incrementare la campagna vaccinale per la fascia 5-11 anni. «Arriverà anche il vaccino per i piccolissimi – commenta Resti – ma intanto è importante intensificare ancora di più le vaccinazioni che sono disponibili, snellendo le liste di attesa e dando possibilità a più bambini di vaccinarsi. I genitori? Comprensibile la loro iniziale paura – ammette – ma oggi, con i numeri che all’estero riscontriamo di bambini vaccinati senza effetti collaterali, non ha senso tentennare».

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