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Pensioni, gli aumenti da gennaio: tutte le cifre

Si rivalutano gli assegni Inps. Sopra i 100mila euro spariscono i tagli. Gli aumenti del 2022 non riguardano solo le pensioni Inps dirette

Dal primo gennaio 2022 aumentano tutti gli assegni pensionistici, che in Italia sono oltre 22 milioni (e più di 1 milione in Toscana). La rivalutazione arriverà fino a un massimo dell’1,7% lordo al mese, in base all’importo dell’assegno erogato dall’Inps. Si tratta del meccanismo della perequazione: l’adeguamento sarà calcolato sul bonifico mensile al lordo delle tasse in base al tasso dell’inflazione rilevato dai dati Istat. Il decreto del ministero dell’Economia riporta in vigore inoltre il sistema a fasce, introdotto con la legge 288 del 2000 (Governo Prodi) e bloccato nel 2011 dalla legge Fornero (Governo Monti). Gli aumenti del 2022 non riguardano solo le pensioni Inps dirette (di vecchiaia, di anzianità, anticipata), ma anche gli assegni e le pensioni d’invalidità e d’inabilità, l’assegno e la pensione sociale e le pensioni ai superstiti.

DIVERSA RIVALUTAZIONE

Come spiega la nota del Mef, con il sistema degli scaglioni di reddito «si attua una rivalutazione piena al 100 per cento per le pensioni fino a 4 volte il minimo (ovvero 2.062 euro lordi), al 90% sulla quota di pensione tra quattro e cinque volte il minimo (fascia tra 2.062 e 2.577,90 euro) e del 75% sulle pensioni oltre cinque volte la quota minima». Se per la prima fascia verrà calcolato l’aumento pieno dell’ 1,7% lordo, «per la fascia con indice di perequazione al 90% la rivalutazione effettiva sarà dell’ 1,5% circa, mentre per chi ha una pensione superiore ai 2.577,90 euro il coefficiente scenderà all’1,275%».

ESEMPI DI ASSEGNI

La rivalutazione al costo della vita, essendo calcolata sugli importi lordi mensili, porterà ad aumenti più sostanziosi per le pensioni di entità maggiore, nonostante l’indice di perequazione si riduca per i redditi più alti. Per le pensioni da mille euro, per esempio, l’importo lordo sarà di 17 euro, scende a 13,09 al netto dell’aliquota Irpef al 23%. Chi prende 1.300 euro avrà 22,10 euro in più e 16,58 euro netti, che diventano 19,74 per effetto della riforma Irpef che dovrebbe entrare in vigore il prossimo anno (è in fase di discussione sulla legge di bilancio). Un aumento di 30,60 euro lordi (22,95 netti) per le pensioni da 1.800 euro, 34 lordi (25,50 netti) per quelle da 2.000 euro mensili, 40,23 lordi (26,15 netti) per gli assegni da 2.300 euro. Le pensioni da 3.500 euro in base alla rivalutazione Istat subiranno un aumento netto di 35,56 euro (54,71 al lordo).

CALCOLO PROGRESSIVO

«Torniamo ad applicare un concetto di progressività che ci pare equo, il meccanismo delle fasce che la legge Fornero ha archiviato non può che farci esprimere un giudizio positivo, sempre che il Governo Draghi non modifichi questa impostazione nella legge di bilancio», dice Loredana Polidori, segretaria toscana della Cgil pensionati. «Nella discussione sulla finanziaria – aggiunge – abbiamo inoltre chiesto un’attenzione maggiore ai redditi e alle pensioni più basse, fino ai 25.000 euro, con un meccanismo di detrazioni. Il Governo non ci ha presi in considerazione». Gli assegni, inoltre, saranno più pesanti perché nel 2022 è atteso l’incremento della pensione minima, che passerà da 515,58 a 524,34 euro lordi mensili. Aumenta di circa 6 euro al mese anche l’assegno sociale: da 460,28 a 468 euro lordi.

RIFORMA IRPEF

Alcuni redditi da pensione (come quelli da stipendio) dal marzo 2022 (con conguaglio per le mensilità di gennaio e febbraio) subiranno un ulteriore aumento per effetto della riforma dell’Irpef che dovrebbe essere inserita nella finanziaria del Governo. In questo caso si tratta di un taglio delle tasse attraverso un incremento delle detrazioni. L’aliquota Irpef per i redditi fino a 15.000 euro l’anno resterà invariata al 23%; diminuirà dal 27 al 25% quella per i redditi da 15.000 a 28.000 euro; e dal 38 al 35% quella sui redditi tra 28.000 e 50.000; l’aliquota Irpef sarà al 43% per tutti i redditi (e le pensioni) sopra i 50.000 euro, verrà dunque cancellata l’aliquota al 41% per i redditi tra 50.000 e 75.000 euro.

NUOVE DETRAZIONI

Per fare degli esempi, le pensioni da 1.200 euro lordi al mese, per effetto della riforma Irpef, avranno un aumento di un euro netto ogni mese (l’aliquota scende dal 27 al 25%). Chi prende 1.300 euro un incremento di 3,17 al mese, 5,33 in più per pensioni e stipendi da 1.400 euro mensili, 7,50 euro in più al mese per assegni da 1.500 euro. Per quanto riguarda il terzo scaglione (redditi tra 28.000 e 50.000 euro) , queste alcune proiezioni con l’aliquota Irpef che passa dal 38 al 35%. Un aumento di 29,67 euro netti al mese per pensioni da 2.400 euro lordi, 39,42 euro per pensioni da 2.700 euro lordi, 52,42 euro per assegni da 3.100 euro lordi al mese. Nessun aumento, invece, per assegni pensionistici mensili da 1.000 o 1.100 euro lordi, per i quali verrà applicata la stessa aliquota Irpef al 23%.

CRESCONO LE PENSIONI D’ORO

Ma l’aumento più consistente riguarda i pensionati più ricchi, quelli che percepiscono trattamenti da 100mila euro in su. Per effetto di una sentenza della Corte Costituzionale, recepita dalla legge di bilancio, sparisce il contributo di solidarietà, anch’esso applicato con un meccanismo a scaglioni in base all’entità dell’assegno. La riduzione verrà dunque soppressa e si convertirà in un corrispondente aumento. Lo stop alla decurtazione riguarda soltanto i trattamenti diretti erogati dall’Inps oltre i 100.000 euro, con almeno una quota liquidata secondo il principio retributivo. Dunque l’aumento rispetto a quanto riscosso nel 2021 è del 15 per cento per le pensioni tra 100.000 e 130.000 euro, del 25% tra 130.000 e 200.000, del 30% fino a 350.000, del 35% tra 350.000 e 500.000, e del 40% oltre i 500.000 euro lordi.

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