Il medico di Massa in missione nel mondo restituisce il sorriso ai bambini poveri

Il medico anestesista Stefano Antonelli con un bimbo affetto da labbro leporino

Il dottor Stefano Antonelli è un anestesista e parte per curare il labbro leporino: «La solidarietà è un gesto semplice»

Massa. Ha fatto 300 chilometri: in autobus da Baghdad a Nassiriya. Con il bambino. Lo sa che nella lista, il nome del bimbo non c’è, ma lei ci prova. Deve farlo perché il suo piccolino ha le labbra e il naso tranciati. La labiopalatoschisi, il labbro leporino nella sua forma più grave, rende difficile tutto: mangiare, parlare. Sorridere. Non ha un posto in cui dormire, quella mamma, non un soldo per l’albergo, solo un bagaglio di fiducia: all’ospedale di Nassiriya ci sono i dottori di “Emergenza sorriso” e lei deve tentare. Non ha altre possibilità. Non ne ha suo figlio.

La vede arrivare, quella donna con il suo bambino, il dottor Stefano Antonelli: è in missione. Lui, rianimatore e anestesista all’Opa, aiuta i bimbi ad “addormentarsi” mentre i medici regalano loro un visino nuovo. Vede entrare in ospedale una donna e un bambino e capisce. C’è una lista, ci sono le regole, i protocolli, poi c’è una mamma che fa 300 chilometri e non ha un soldo in tasca: «Non potevamo non aiutarla, non inserire quel piccolo nella lista operatoria». Adesso c’è un bimbo che ride a Baghdad: i medici di “Emergenza sorriso” l’hanno operato e lui ha passato la notte con mamma, al sicuro in ospedale. Un sorriso in più e una nuova lista. Di nomi e di priorità, una “classifica” diversa delle cose che contano. Perché andare in missione è soprattutto questo: ridisegnare, rivedere. Le persone, le cose. Se stessi. Stefano Antonelli non ha i toni dell’eroismo, non vede in quello fa il prodigio del semidio mitologico, né il super potere alla Marvel. C’è in lui piuttosto la spontaneità del gesto e della condivisione, la naturalezza del mettere a disposizione degli altri il saper fare. E lui sa aiutare i bambini a “dormire” mentre i chirurghi li aiutano a sorridere. Intervengono su labbra e palato, curano ustioni al volto perché se hai la labiopalatoschisi, se il fuoco si è accanito sul tuo viso i sorrisi li fai solo con gli occhi. E Stefano Antonelli, insieme all’equipe di medici e infermieri di “Emergenza sorrisi” onlus, aiuta i bimbi a scoprire le risate. Anche quella a squarciagola, con la bocca spalancata. Massese, 56 anni, una vita passata in sala operatoria, Stefano Antonelli, anestesista e rianimatore, lavora all’Opa, l’ospedale del cuore di Fondazione Monasterio a Massa. E da tredici anni aiuta i bambini a sorridere, nei paesi più poveri del mondo. Lo fa insieme ai colleghi in missione con lui e pure insieme a quelli che rimangono a casa e coprono i suoi turni perché la solidarietà è sempre esperienza condivisa: « Emergenza sorrisi mi contatta per missioni di circa una settimana, mi organizzo con le ferie in modo da non ostacolare il lavoro dei colleghi in ospedale. Fondazione Monasterio dimostra ogni giorno una grandissima sensibilità. La dimostra il primario Paolo Del Sarto che fa il possibile per aiutarmi ogni volta che parto, lo fanno tutti i colleghi dell’ospedale che coprono i miei turni e mi permettono di andare». La solidarietà come condivisione. Anche di chi ti vuole bene e lascia che le tue ferie siano trascorse con altri: «I primi anni, i miei figli piangevano quando partivo. Adesso vedo in loro l’orgoglio e ne sono felice». Missioni di una settimana con una organizzazione capillare e minuziosa: «Conosco la serietà, la trasparenza di “Emergenza sorrisi”, so che hanno rapporti con le ambasciate. Quando sono all’estero tutelo sempre la sicurezza dei pazienti, ma anche la mia». Sette giorni a visitare, operare e formare i medici dei paesi poveri: “Emergenza sorrisi” – spiega con orgoglio Stefano Antonelli – segue i pazienti in un percorso di follow up e forma medici e infermieri. Opera bambini e ragazzi con labiopataloschisi e con ustioni da guerra, anche bimbi piccoli, dai sette, otto chili di peso. Nei paesi più poveri, in cui le donne in gravidanza mancano di vitamine, la labiopalatoschisi è molto diffusa». A gennaio Stefano Antonelli è in Somalia, nei giorni scorsi a Nassirya: «In Iraq in 5 giorni abbiamo visitato 200 bambini e operato 82». Ed è pure rimasto qualche minuto per la musica: «Da quando sono ragazzo suono, i colleghi iracheni l’hanno saputo e mi hanno portato una vecchia chitarra. E io ho suonato, in sala operatoria». Tra sorrisi nuovi. Perché la solidarietà «è gesto semplice, il sacchetto portato ad un anziano, mettere disposizione il nostro saper fare». Corde di chitarra, un nome in una lista. Un bambino che ride.


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