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Fece a pezzi i suoceri, a processo ex nuora

Elona Kalesha, accusata di omicidio e occultamento di cadavere

I coniugi sparirono da casa e furono ritrovati nascosti nelle valigie. Non voleva raccontasseo al iglio che era incinta di un altro

EMPOLI. Un appartamento preso in affitto in via Felice Fontana, periferia Nord di Firenze. È qui che potrebbero essere stati uccisi i coniugi Shpetim e Teuta Pasho. Albanesi, ma da tempo residenti a Castelfiorentino, scomparvero misteriosamente dalla circolazione il primo novembre del 2015. Erano soliti portare con loro i loro risparmi, circa 20. 000 euro, tanto che sul momento ci fu anche chi pensò a una rapina finita male. Poi nel dicembre del 2020 i resti dei loro corpi, fatti a pezzi, sono stati trovati in un campo lungo la Fi-Pi-Li, all’altezza del carcere fiorentino di Sollicciano. Da qui sono partite le indagini dei carabinieri, coordinate dalla pm Ornella Galeotti della procura di Firenze, che in poco tempo hanno portato all’arresto dell’ex fidanzata del figlio della coppia, Elona Kalesha, 36 anni, anche lei albanese. Avrebbe ucciso per impedire che i suoceri rivelassero al figlio un segreto che era riuscita a nascondere mentre lui era in carcere, il fatto che era incinta di un altro uomo. Una gravidanza mai portata a termine. Ieri il Gup di Firenze ha disposto il rinvio a giudizio della donna, finita a processo con le accuse di vilipendio di cadavere, occultamento di cadavere, omicidio volontario.



La prima udienza è fissata per il 15 febbraio 2022 davanti alla corte di assise. Ma le indagini potrebbero non essere finite. Se per adesso sono ferme, potrebbero ripartire da un momento all’altro qualora emergessero nuovi elementi. Per i carabinieri la donna non ha agito da sola. Sul banco degli imputati ci andrà accusata in concorso con ignoti. Qualcuno l’avrebbe aiutata a uccidere, a smembrare i cadaveri e poi a trasportare le valigie, troppo pesanti per essere mosse da una persona sola. Qualcuno l’avrebbe affiancata nel compiere il crimine, avvenuto probabilmente nell’abitazione di via Felice Fontana: per l’accusa lei l’aveva presa in affitto per loro, perché da Catelfiorentino potessero sportarsi a Firenze in vista dell’imminente carcerazione del figlio, Taulant Pasho. Chi l’abbia aiutata però non è stato possibile scoprirlo. Gli inquirenti in un primo tempo avevano sospettato dello stesso figlio della coppia e del fratello della donna, Denis Kalesha. A loro carico però non sono emerse prove, e così la loro posizione è stato archiviata dal Gip, su richiesta della stessa Pm. Taulant Pasho, ieri era presente all’udienza preliminare nella quale la sua ex è stata mandata a processo per l’omicidio dei suoi genitori. Una volta uscito dalle indagini infatti ha deciso di costituirsi parte civile nel procedimento. I due non si vedevano da anni, e chi era in aula racconta che il nervosismo era palpabile, tanto che il giudice in almeno due occasioni sarebbe stato costretto a minacciare di interrompere l’udienza. Al palazzo di giustizia di Firenze ad attendere la decisione c’erano anche gli altri familiari dei Pasho, compreso il fratello di Shpetim, visibilmente teso. Adesso Elona Kalesha dovrà difendersi in sede di processo. Per l’avvocato Federico Febbo, che la difende insieme al collega Antonio D’Orzi, il rinvio a giudizio non è stato un fulmine a ciel sereno: «Era prevedibile – ha detto – perché si tratta di un processo indiziario».

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