Mascherine all'aperto, il parere dell'esperto: «Ogni luogo è diverso, i Comuni decidano in base ai contagi»

Il dottor Mauro Pistello, direttore di virologia a Pisa

Mauro Pistello direttore di virologia a Pisa. «I casi aumentano, ma la situazione è sotto controllo»

PISA. Mascherine all’aperto nei luoghi più affollati? No all’obbligo incondizionato. Perché «ora come ora non ce n’è necessità». Sì all’obbligo «laddove le amministrazioni ravvedessero un grande aumento dei contagi rispetto anche ai Comuni vicini». La pensa così il professor Mauro Pistello, direttore dell’unità di virologia all’azienda ospedaliero universitaria pisana. «Certo è che la mascherina è uno strumento di prevenzione importante».

Professore, oggi si registrano 615 nuovi casi e due nuovi ingressi in terapia intensiva. Cosa dobbiamo aspettarci per i prossimi mesi?


«L’infezione è in ripresa e c’è un aumento dei contagi sostenuto dalla stagione invernale e dalla variante Delta, ma per adesso la situazione è sotto controllo perché i reparti intensivi sono comunque in condizioni di sicurezza. Credo che non ci si dovrebbe aspettare niente di nuovo se continuiamo con le vaccinazioni, oltre che a rinforzare protezione e sorveglianza».

Anche utilizzando le mascherine nei luoghi esterni?

«È vero che all’aperto l’infezione si trasmette in maniera meno probabile, ma è anche vero che d’inverno i virus si mantengono vitali per un tempo prolungato e c’è una maggiore sensibilità a quelli respiratori. Perciò credo che sia bene indossare la mascherina all’aperto in determinati contesti, per esempio quando ci troviamo in strade strette con altre persone».

In questi luoghi i sindaci di Viareggio e Firenze l’hanno imposta come obbligo. Che ne pensa?

«A Firenze il numero dei nuovi contagiati è alto e la Versilia è una zona in cui l’infezione è stata abbastanza sostenuta. Quindi penso che sia una misura precauzionale».

Ma è d’accordo con il principio? Consiglierebbe agli altri sindaci di firmare un’ordinanza simile?

«Non lo consiglierei a tutti indistintamente e a priori, perché ora come ora non penso ci siano i presupposti. Secondo me bisogna valutare caso per caso. Se non c’è un aumento evidente di contagi non ritengo necessario l’obbligo, anche se rimane una misura utile. Se invece si verificano focolai o se notiamo un aumento significativo dei contagi, rispetto ai giorni precedenti e ai territori vicini, è giusto che questa misura venga proposta».

Laddove questo dovesse succedere, basta la mascherina chirurgica o serve la Ffp2?

«È chiaro che per una protezione migliore servirebbe la Ffp2, ma questo vale soprattutto per i luoghi chiusi. All’aperto va bene anche la chirurgica. Garantisce una protezione abbastanza buona. Non si eliminerà il virus ma, monitorando e proteggendo le persone, negli anni potrà diventare come un’influenza».

In che modo?

«Bisogna rendere difficile la diffusione a un virus che, trovando soggetti vaccinati o difficilmente infettabili, riduce la sua circolazione. I vaccini rimangono lo strumento migliore contro il coronavirus. E devono essere modificati se quelli attuali perdono d’efficacia».

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