Lega, la rivincita di Ceccardi: i fedelissimi nelle segreterie toscane

L’eurodeputata riconquista il partito: molti dei nuovi commissari fanno parte della corrente salviniana. Il volto ruspista serve a recuperare NoVax e tesserati

FIRENZE. «Bussolin a Firenze? Suo. Landi a Livorno? Suo». Ma come, Marco Landi? «E che non lo sapete, aggiornatevi. Cavirani a Lucca e Meini a Pisa, poi, che ve lo dico a fare?» I moderati, i dialoganti, i governativi, insomma quelli finora relegati al ruolo di mugugnatori, sostengono che la Lega in Toscana viva una fase di rimozione. «Abbiamo rimosso le sconfitte brucianti, i cattivi risultati alle amministrative, e siamo sempre fermi al 2019», dice con placida rassegnazione un big regionale del Carroccio. O meglio, ci risiamo, vorrebbe dire.

Sì perché a guardare l’ultima infornata di commissari provinciali nominati dal coordinatore regionale Mario Lolini in vista dei congressi al via in questo fine settimana, non se ne ricava che la fotografia di una reconquista. I ribaldi che avevano osato criticarla mestamente tacciono; chi aveva immaginato di invadere il partito di moderatismo è stato ricacciato indietro o normalizzato, rialfabetizzato al verbo ruspista del Capitano e soprattutto al suo. Insomma: è tornata Susy, alias l’eurodeputata Susanna Ceccardi, la rossa cascinese che nel 2016 per prima in Toscana smacchiò i rossi del Pd diventando la regista di una serie di debacle brucianti per la sinistra nelle città roccaforte, la stessa che dalle amministrative del 2019 in poi aveva cominciato a pencolare, fino alla sconfitta delle Regionali del 2020. «Troppo ruspista», avevano tuonato alleati e pure avversari interni. Ecco, la dissidenza nella Lega toscana non esiste più. «Tutti i commissari sono suoi fedelissimi o convertiti al verbo ceccardiano», sogghignano dal quartier generale.


Un fedelissima è appunto Elena Meini, consigliera regionale ed ex presidente del consiglio a Cascina, appena nominata commissario a Pisa. E pure a Lucca, dove imperversa un’altra ceccardiana di ferro, la capogruppo Elisa Montemagni, il commissario sarà un uomo di fiducia, cioè Riccardo Cavirani, che di Ceccardi è anche portavoce e collaboratore. L’elbano Marco Landi da Pisa si posta a Livorno, dove prende il posto di Manfredi Potenti, che occupa anche un seggio a Montecitorio. Guglielmo Picchi e Manuel Vescovi, finora impegnati a Siena e a Prato, tornano a tempo pieno al ruolo di deputato e senatore e al loro posto si insediano Paolo Salvini e Filippo La Grassa. A Firenze, invece, arriva Federico Bussolin, vicino a Ceccardi fin dai tempi delle giovanili. A Pistoia resta in carica Sonia Pira, a Grosseto Andrea Ulmi, ad Arezzo arriva Matteo Grossi e a Massa Carrara Nicola Pieraccini, entrambi Susy’s boys.

«Non esiste un partito ruspista, salviniano, e un partito giorgettiano – dice Lolini – abbiamo scelto i commissari provinciali fra quelli che hanno maggiormente il polso del territorio e dei militanti». Certo, il ricambio in certe province era obbligato. Matteo Salvini era stato chiaro: niente più parlamentari alla guida delle segreterie, soprattutto a poco più di un anno dalle Politiche in cui il ruolo dei coordinatori sarà cruciale nella composizione delle liste.

Ma la funzione dei commissari sarà quella di traghettatori. Devono condurre il partito prima verso i congressi comunali e poi verso i provinciali, slittati però a gennaio-febbraio a causa delle fronde NoVax. La nuova Lega del binomio Lolini-Ceccardi deve fare i conti anche con un pezzo di partito “ribelle”, insofferente al governo Draghi e perfino alla nuova stagione governista, che però si vorrebbe recuperare alle ragioni della scienza. Di quella fronda ne è in fondo espressione un deputato eletto in Toscana, Claudio Borghi. E ne ha fatto le spese Bussolin a Firenze, dove un mezzo terremoto ha scatenato una scissione nel gruppo a Palazzo Vecchio, con molti NoVax usciti in segno di protesta. Non solo. In Toscana l’adesione al governo Draghi e a una maggioranza con la sinistra sembra aver fatto fuggire i simpatizzanti: a ottobre dell’anno scorso i tesserati erano 4.676, quest’anno 2.436. Quasi dimezzati.

Affidare il partito a una diarchia per Salvini potrebbe essere stata anche una scelta strategica. Lolini in qualche modo è percepito come rappresentante dell’ala governista, intransigente contro le teorie anti-scientifiche, rassicurante per la militanza moderata. Ceccardi, sebbene senza mai sfociare nell’antivaccinismo, invece non ha risparmiato critiche al Green pass. Offre l’immagine di una mediazione accettabile. «I congressi provinciali sono stati rimandati perché una parte della militanza non è vaccinata e dal 6 entrerà in vigore il super Green pass», dicono dal gruppo regionale leghista. Nel Carroccio stimano che la fetta di NoVax nella base si aggiri intorno al 10-15%. E sperano che, prima di votare i segretari, un pezzo di popolo torni a casa.

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