Una violenza, sminuire è sbagliato / Il commento

E c’è una ragione se il legislatore ha inserito palpeggiamenti e stupro nello stesso articolo del codice penale (seppure con pene differenziate): riconosce la gravità di invadere la sfera sessuale altrui senza permesso

Partiamo dai fatti. La collega di Toscana tv, alla fine della partita Empoli-Fiorentina, non è stata molestata: è stata vittima di violenza sessuale. In diretta televisiva.

E se questo non fosse abbastanza, è stata pure vittima della cultura che alimenta la violenza: la scrollata di spalle, il tentativo di sminuire i fatti. «Non te la prendere» commenta il collega da studio. E che sarà mai successo? In fondo è stata solo una palpatina di sedere. Un tifoso infoiato che vede una bella ragazza e che allunga le mani: tac, un colpo e via. Su, siamo in Toscana, un po’ di goliardia. Una risata e finisce tutto.


Non è proprio così. Intanto la palpatina, la toccata e fuga in diretta non è una molestia sessuale, che di per sé sarebbe già un reato grave. È violenza sessuale. Lo dice il codice penale. Addirittura la Cassazione penale da anni precisa che i palpeggiamenti rientrano nell’ambito delle violenze sessuali. Perfino il bacio sulla guancia, se dato senza il consenso – ad esempio da un professore a un’alunna – è violenza. Neppure con questi sottotitoli chiari – i palpeggiamenti, i baci non richiesti, le carezze non autorizzate sono violenza sessuale – si riesce a tenere le mani a posto. Soprattutto si riesce a capire la gravità del gesto. Perché? Perché le pene non sono abbastanza severe? Non può essere solo un problema di punizione. E, infatti, non lo è.

È un problema di approccio (non fisico) ma culturale. Di come viviamo questi gesti. Ce lo dimostra, sempre in diretta tv, il conduttore del programma che dallo studio che invita la giornalista “a non prendersela” per la tastatina. Una reazione istintiva, che tende a sminuire l’accaduto, a stemperare gli animi. A non trasformare l’episodio in incidente. Ma è un incidente. Anzi è una violenza sessuale. E la trasmissione ne doveva dare conto, proprio come avrebbe dato conto magari di un pestaggio allo stadio. Invece avanti tutta a parlare di Empoli-Fiorentina, come se nulla fosse accaduto.

Poi succede il putiferio. E anche il conduttore si accorge di aver sottovalutato la gravità dell’episodio, e infatti si scusa in televisione. Sottovalutare succede quasi sempre quando una donna è oggetto di violenza. La giornalista non ce l’ha con lui. Riconosce il tentativo di non metterla a disagio. Ma c’è anche la difficoltà di distinguere un gesto sbagliato da un gesto inaccettabile. Un gesto inappropriato da un reato. E da chiamarlo con il suo nome. Ecco, fuori dallo stadio si è consumato un reato.

E c’è una ragione se il legislatore ha inserito palpeggiamenti e stupro nello stesso articolo del codice penale (seppure con pene differenziate): riconosce la gravità di invadere la sfera sessuale altrui senza permesso. Anche palpeggiando si viola il diritto alla libera autodeterminazione che è protetto come inalienabile dalla Carta europea dei diritti dell’uomo. Senza farla troppo difficile, questo significa che nessuno ha il permesso di sfiorare un’altra persona senza il suo consenso. Neppure per scherzo. E dire che questo non è grave, che ci sono gesti meno gravi di altri, è incamminarsi sulla via per il femminicidio. Di sicuro su quella della violenza giustificata.