Ciao Madre coraggio, si oppose ai nazisti: era la più anziana in vita dei sopravvissuti della strage di Sant'Anna

È morta a 99 anni Genoveffa Moriconi: tentò di salvare un’orfana. I ricordi: ci hai insegnato il coraggio, che non ti è mai mancato, la simpatia e l’amore

STAZZEMA. Aveva 21 anni Genoveffa Moriconi quando, subito dopo la brutale strage di Sant’Anna di Stazzema, tentò di salvare Anna Pardini, la più giovane vittima dell’eccidio del 12 agosto 1944. Era da sette mesi diventata madre di Carla, e così provò ad allattare anche Anna, che però morì per i traumi subiti. È uno dei tanti ricordi commoventi che Genoveffa raccontava in alcune delle sue testimonianze di superstite di Sant’Anna. Genoveffa è scomparsa sabato all’età di 99 anni, e con lei un’altra eroina della strage se ne va.

Era la più anziana ancora in vita dei sopravvissuti, amava il suo paesino, oggi Parco nazionale della pace, e anche il 12 agosto di quest’anno sarebbe voluta tornare lassù per le celebrazioni (se non fosse stato per il Covid). Aveva stretta fra le braccia la piccola Carla di 7 mesi quando, in località Sennari, con altre donne, bambini e anziani attendeva che la mitragliatrice di fronte alla quale i nazisti li avevano ammassati, entrasse in azione. «All’improvviso, un ufficiale ordinò di sospendere la fucilazione, salvando la vita a lei e a tanti altri del piccolo borgo ma non li protesse dal dover convivere, negli anni a venire, con le atrocità cui avevano dovuto assistere», ricorda l’Associazione Martiri di Sant’Anna.

Ad accudire Genoveffa fino all’ultimo, come dipendente della Villa Alfieri di Lido, è stata Manuela Bottari (nipote di Milena Bernabò, un’altra superstite e medaglia d’oro al merito civile). «Vola verso i tuoi cari, quelli che mai avevi dimenticato fino all’ultimo istante – dice Manuela –. Ci hai insegnato il coraggio, che non ti è mai mancato, la simpatia e l’amore».

Genoveffa aveva abitato per tanti anni a Pietrasanta con il marito Santi Gamba. Poi, dopo la sua morte, dal 2006 risiedeva alla casa di riposo Villa Alfieri di Lido di Camaiore. Dove fino agli ultimi giorni è rimasta lucidissima e di recente era riuscita a sconfiggere il Covid. Aveva due fratelli, sopravvissuti come lei: Matilde e Amos. Invece spesso ricordava (o chiamava nella notte) altri due fratelli uccisi nella strage: Bruno che aveva 9 anni, Alma di 22 e la madre Assunta Farnocchia. «Mi emoziono quando parlo di lei – dice Manuela Bottari –. È stata una grande donna. Mi spiegava che aveva messo nome Enzo al suo secondo figlio, per ricordare una famiglia con due bambini, Enzino e Velio, che furono entrambi uccisi, a cui lei si era tanto affezionata». Nei giorni successivi alla strage Genoveffa si trovava nella località Metato Bianco quando le portarono in braccio Anna Pardini per provare ad allattarla. Don Giuseppe Vangelisti le scattò la fotografia grazie alla quale questa piccola (morta all’età di 20 giorni) oggi non è solo un nome ma anche un simbolo degli innocenti sacrificati. Domani alle 11.30 la benedizione al cimitero di Pietrasanta per Genoveffa, ricordata anche dal personale del museo di Sant’Anna e dal Comune di Stazzema.