Tagli ai parlamentari, l'appello di Parrini a Letta: «Primarie per comporre le liste e dare voce ai cittadini»

La proposta del senatore dem: il Rosatellum con i tagli fa acqua da tutte le parti, facciamo le parlamentarie come nel 2012. Anche allora fu Enrico a spingere per i gazebo

FIRENZE. «Primarie aperte per comporre le liste» per le Politiche 2023. Parlamentarie. Come quelle che il Pd promosse nel 2012. Ne è convinto Dario Parrini, senatore dem e presidente della commissione affari costituzionali a Palazzo Madama. Se resta la legge attuale, solo la sfida ai gazebo può ridare una voce ai cittadini. Primarie per selezionare i candidati del listino bloccato, «raddrizzandone» le storture.

Il Rosatellum resiste fino al voto?


«Mi auguro vivamente di no ma non posso escluderlo. Ma se la legge elettorale non cambiasse, si devono neutralizzare gli effetti negativi delle liste bloccate. Letta li ha più volte definiti perversi. Concordo. Restituire ai cittadini il potere di scegliere i candidati, almeno quelli della parte proporzionale, è possibile anche a legge vigente, utilizzando le primarie aperte per comporre le liste. Come fu fatto a fine 2012, tra l’altro con una forte spinta di Letta, che allora era il vice di Bersani e si spese perché fosse scelta "dal basso" una quota dei candidati».



La corsa nei collegi uninominali permette ai cittadini di scegliere.

«I candidati dell’uninominale sono di coalizione e saranno frutto di accordi fra alleati. Ma è chiaro che lì il potere selettivo dell’elettore è di per sé maggiore».

Non crede che nella trattativa tra partiti per il Colle debba stare anche la nuova legge elettorale?

«Proprio perché penso che se ne possa discutere dentro i partiti e tra i partiti solo dopo l’elezione del presidente della Repubblica, trovo sbagliato adesso addentrarci su quale sia il modello migliore. Rischieremmo di bruciare anche proposte interessanti. Ma una cosa posso dirla: specie dopo la riduzione dei parlamentari, il Rosatellum fa acqua da tutte le parti. Non assicura equilibrio territoriale nella rappresentanza; non fa contare i cittadini nella selezione di due terzi degli eletti; e nella parte maggioritaria, che assegna circa un terzo dei seggi, è basato su collegi uninominali troppo estesi e perciò privi delle virtù che i collegi uninominali di solito esprimono, e cioè la vicinanza elettori-eletti. Il Rosatellum presenta poi un altro serio limite, tipico di tutti i sistemi con collegi uninominali a un turno calati in scenari non bipartitici: spinge verso coalizioni pre-elettorali posticce, troppo condizionate dai minipartiti e a fortissimo rischio di disgregazione dopo il voto».

Quindi?

«È auspicabile che da febbraio si lavori per una buona riforma elettorale condivisa. Ovviamente se la legge cambia, cambia anche la mappa dei collegi. In ogni caso, basta liste bloccate. E, se non si riuscirà a toglierle per legge, primarie!»

Lei vinse in un collegio uninominale, ma fu Renzi a decidere i candidati nel 2018. Non sarà che temete che questa volta sia Letta a mettere i suoi?

«No. L’unica cosa che temo è il persistere di un meccanismo come le liste bloccate che esautora i cittadini. Vanno eliminate non perché fanno male a una parte del Pd ma perché fanno male alla qualità della democrazia italiana. E mi fa piacere che il segretario del mio partito sia tra coloro che negli ultimi mesi le hanno maggiormente criticate».

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