Contenuto riservato agli abbonati

La variante Omicron è in Italia, Menichetti: «E' molto contagiosa e corre velocemente»

Il professor Francesco Menichetti

I vaccini potrebbero in parte perdede d'efficacia. Ecco le spiegazioni del professor Francesco Menichetti, ex primario di Malattie infettive all'ospedale Cisanello di Pisa

Ma perché ci spaventa così? Davvero la variante Omicron è in grado di bypassare i vaccini? Ed è così contagiosa come dicono? Ecco le domande che tutti si fanno, a cui abbiamo cercato di rispondere con un infettivologo di fama: Francesco Menichetti, ex ordinario di malattie infettive all’Università di Pisa ed ex direttore del reparto di malattie infettive all’ospedale di Cisanello, ora alla Clinica San Rossore.

La mutazione


Il coronavirus muta in fretta e non in meglio. «Possiamo presumere che i vaccini continuino a proteggerci, ma è da valutare quanto la difesa immunitaria sia minore e in che misura, in presenza del nuovo ceppo B.1.1.529 del Covid-19», afferma il professor Francesco Menichetti.

L’Oms ha inserito Omicron nella lista delle varianti di preoccupazione e il ministro della Salute Roberto Speranza ha immediatamente vietato l’ingresso in Italia per coloro che negli ultimi 14 giorni sono stati in Sudafrica, Lesotho, Botswana, Zimbabwe, Mozambico, Namibia, Swaziland e Malawi. «Va bene vietare i voli – sottolinea Menichetti – ma qualche bue può comunque fuggire dalla stalla, lo abbiamo visto con i casi rilevati in Belgio, Israele, Hong Kong, e alcuni casi sospetti in Olanda. Il provvedimento comunque è giusto, e denota una certa preoccupazione da parte del governo italiano».

PERCHé FA PAURA

Spiega il professore: «Questa variante, rispetto alla Delta che è stata la più diffusa in Europa negli ultimi mesi, ha il doppio delle mutazioni della proteina spike, ben 32, alcune le conosciamo, altre no. La proteina spike è la parte del virus che i vaccini usano per attivare il nostro sistema immunitario: una così rilevante alterazione della proteina potrebbe provocare una modifica tale da ridurre la protezione degli anticorpi di chi ha già contratto il virus e anche dei vaccini, che non sarebbero in grado di riconoscere la nuova conformazione del coronavirus». Aggiunge: «Con significative e repentine mutazioni, anche combinate, gli anticorpi avrebbero più difficoltà ad intercettare il virus. Non possiamo negare che esista il timore che i vaccini, che già oggi non sono in grado di garantire il 100 per cento di copertura dall'infezione di Covid-19, né nella sua versione originaria né nelle sue varianti, funzionino ancora meno di fronte al nuovo ceppo».

ALTA CONTAGIOSITà

«Dobbiamo chiarire che stiamo ragionando a livello di ipotesi, le informazioni in nostro possesso sono limitate – dice Menichetti – ma dalle prime impressioni rileviamo un’ulteriore preoccupazione. Ovvero, l’alto indice di contagiosità della variante sudafricana, il cosiddetto super diffusore: sembra che una persona risultata positiva possa contagiarne almeno altre dieci (con la Delta si arriva a otto, ndr)». Sono i numeri che destano allarme: in Sudafrica, mercoledì scorso, i nuovi positivi sono stati 1.200, erano 106 a inizio novembre. «Omicron si è sostituita a Delta a una velocità impressionante, potrebbe significare una trasmissibilità ancora più accelerata», avverte l’ex direttore di malattie infettive a Pisa.

SEQUENZIARE IL GENOMA

Per arginare la diffusione della nuova variante è necessario individuarla subito, sequenziando i genomi del virus. A maggior ragione di fronte a un ceppo del Covid che presenta 32 mutazioni della proteina spike, alcune conosciute (Alfa, Beta, Gamma, Delta, per esempio) e altre no.

«Il sistema italiano di monitoraggio delle varianti con tampone molecolare è avanzato, ma non come quello della Gran Bretagna, dove viene sequenziato il 10 per cento dei derivati virali – spiega Menichetti – noi siamo a un livello del 2/3 per cento. Sollecito l'Istituto superiore di sanità ad aggiornare le procedure di tracciamento».

IL VACCINO FUNZIONA

«Va evidenziato comunque come Omicron sia nata in un contesto dove appena il 30 per cento delle persone sono vaccinate, in Italia siamo quasi al 90 per cento della popolazione – ragiona il professore – i vaccini forse perderanno qualcosa di fronte a questa variante, ma restano l’unico strumento efficace che ci assicura protezione da forme gravi della malattia. Torniamo dunque all’urgenza di completare la vaccinazione con le prime dosi, ci sono ancora 7 milioni di persone senza vaccino, e accelerare sulle terze dosi. Poi è necessario muoversi a vaccinare gli under 12 e dobbiamo continuare a rispettare i comportamenti di prevenzione anti contagio».

« E inoltre – conclude il Menichetti – dobbiamo contribuire a vaccinare il mondo: servono seri programmi di vaccinazione rivolti ai Paesi meno sviluppati, altrimenti la circolazione del virus non si arresterà».

© RIPRODUZIONE RISERVATA