Gkn, il cinismo di licenziare e vantarsene 

Una manifestazione dei lavoratori della Gkn

Il commento del vicedirettore. Anche saper licenziare è un mestiere: bisogna conoscere le norme e avere fatto gli studi giusti. Vorremmo poterne fare a meno ma è uno di quei dolorosi compiti della società di cui qualcuno deve pur occuparsi. Però c’è modo e modo. Si può licenziare con pudore, rispetto, anche rincrescimento. E si può licenziare vantandosi di averlo fatto

Anche saper licenziare è un mestiere: bisogna conoscere le norme e avere fatto gli studi giusti. Vorremmo poterne fare a meno ma è uno di quei dolorosi compiti della società di cui qualcuno deve pur occuparsi. Però c’è modo e modo. Si può licenziare con pudore, rispetto, anche rincrescimento. E si può licenziare vantandosi di averlo fatto, gonfiando il petto come dei baldanzosi Capitan Fracassa che sguainano la spada dopo aver trafitto l’incolpevole. A questa seconda schiatta appartiene lo studio LabLaw di Milano, società specializzataa in diritto del lavoro, una specie di holding dei licenziamenti e delle vertenze con filiali sparse in tutta Italia. La società, «stimata per la proattività e la lungimiranza con cui affianca i clienti» (sic), in un post su Facebook si vanta di aver ricevuto un premio per aver assistito Gkn nella chiusura dello stabilimento e nel licenziamento dei «circa 430 dipendenti».

A parte il fatto che il premio è molto, ma mooolto largo perché Gkn non ha ancora chiuso alcunché – come sanno i lettori di questo giornale e come hanno beffardamente obiettato gli operai. Ma al fondo della questione resta un che di guasto: quel cinismo insopportabile che si bea delle disgrazie altrui, come un Piscicelli qualunque che parla del terremoto all’Aquila e ride pregustando ricchi affari. Avvocato Tal dei Tali, se lei fosse qui presente le chiederemmo: dove vive? In quale Torre d’avorio si è isolato in questi anni? In quale attico cento metri sopra i problemi quotidiani da non vedere quei puntini laggiù in fondo nella strada, gente che perde il lavoro, gente che non riesce a pagare il mutuo, che prende i sonniferi perché non dorme più? Per lei, forse, sono solo puntini o numeri di una ricca provvigione, sennò non avrebbe detto “circa”, ché fra 430 licenziati e 431 c’è una bella differenza: c’è una persona che soffre in più, e quella persona – avvocato Tal dei Tali – potrebbe essere proprio lei, sì, e allora si vanterebbe ancora come ha fatto?

«Disgusto» è la parola che ha usato il sindaco di Firenze Dario Nardella quando ha letto il post. Noi ci abbiamo letto anche altro: un divorzio dal consesso civile. Ora solo scuse, e non formali.

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